Cimitero Pola: tombe storiche all’asta, ma la memoria non si tocca

Il vicesindaco CNI Paoletić: «Ogni intervento sarà controllato e autorizzato». Duecento sepolcri storici senza canone, trenta all’anno rimessi in concessione

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Cimitero Pola: tombe storiche all’asta, ma la memoria non si tocca
Foto archivio privato

A fine novembre una nuova serie di tombe abbandonate andrà all’asta per altre sepolture a patto che siano conservate le lapidi con i nomi di famiglia, gli ornamenti e l’arredo funebre di origine, così come impone il regolamento municipale che disciplina la materia. Le disposizioni sono chiare: quando non è stata versata la tassa cimiteriale per più di 10 anni, il proprietario perde ogni diritto a usare la tomba che gli era appartenuta in passato, fosse pure per generazioni, e quindi il sepolcro viene offerto a nuovi utenti ma non senza vincoli. I nuovi fruitori dovranno rispettare gli oneri desunti dal “Regolamento sulla tutela del patrimonio cimiteriale” in applicazione da una dozzina di anni a questa parte, anche se in realtà il documento è stato rispettato poco e male all’epoca della vecchia direzione.

In concessione

Ogni anno in novembre dopo i pellegrinaggi al camposanto in occasione di Ognissanti e dei Defunti la questione del patrimonio cimiteriale si ripresenta da capo: la direzione dell’azienda di servizi cimiteriali e di onoranze funebri Monte Ghiro mette all’asta alcune tombe storiche e la cosa desta perplessità o timore. Abbiamo interpellato il vicesindaco in quota CNI Vito Paoletić che fa il punto della situazione ragionando in questi termini: “Vi è un totale di circa 200 tombe storiche abbandonate, cioè tombe per le quali nessuno versa il canone, e queste tombe costituiscono un patrimonio da tutelare. Tuttavia, a differenza di quelle che troviamo al Cimitero della Marina, bene culturale di rilevanza nazionale, dove non sono ammesse nuove tumulazioni da cinquant’anni e passa, Monte Ghiro o Giro che dir si voglia è un ancora un organismo vivente, e si noti l’ossimoro, dal momento che deve crescere e ha le sue spese di manutenzione non irrilevanti, per cui deve fruttare per forza di cose”.

Foto archivio privato

Da qui la necessità di mettere a frutto anche le tombe senza legittimo proprietario anche se la legge non conosce la proprietà privata nei cimiteri e, infatti Paoletić ribadisce che la proprietà sui luoghi di sepoltura resta sempre pubblica e inalienabile, mentre le singole tombe vanno in concessione. La stessa concessione è da considerarsi ereditabile a patto che gli eredi paghino la tassa il cui gettito serve ad alimentare le spese di gestione delle aree di inumazione e tumulazione.

Appuntamento a fine mese

Ebbene a fine novembre un’altra trentina di tombe andranno nuovamente all’asta, proprio come l’anno scorso. Le condizioni per rimettere i sepolcri abbandonati in “commercio” sono due: quella già citata della mora del debitore ossia il deficit di pagamento oltre i 10 anni e l’ultima sepoltura avvenuta a non meno di 15 anni per l’inumazione in terra e 30 per l’inumazione in muratura. Attualmente ve ne sono appunto duecento che soddisfano le condizioni di legge ma l’attuale direzione ha la prassi di procedere passo a passo, con una trentina di tombe l’anno.

Ora i polesi sono tornati a esprimere la propria preoccupazione. C’è chi crede che l’asta implichi necessariamente la cancellazione dei nomi degli avi di questa terra e quindi una perdita di memoria perché cos’ è stato in passato. Non più di tre anni fa il direttore del Centro di ricerche storiche di Rovigno, Raul Marsetič, aveva esortato le autorità a prendere la cosa sul serio e non lasciare che il Regolamento si riduca a lettera morta, affermando che “gran parte del patrimonio cimiteriale storico, il 70 per cento circa, è andato perduto” e che a questo punto si tratta solo di “salvare quello che rimane”.

A suo giudizio il lavoro intrapreso un paio di anni fa andava fatto vent’anni prima. Col provvedimento del 2013 la Città si era data una mossa, è vero, ma il regolamento è rimasto lettera morta fino al cambio ai vertici della municipalizzata, che ora dimostra di possedere una sensibilità per il patrimonio di molto superiore a quella che si è avuta in passato. Insomma, il peggio è passato.

Strumenti di controllo

Foto archivio privato

“Abbiamo gli strumenti per conservare questo patrimonio – ci spiega Paoletić. – Prima la tutela seguiva quelle che erano le linee guida della Soprintendenza ai beni culturali, mentre adesso con un emendamento della legge ancora fresca d’inchiostro, è la Città a stabilire le condizioni di intervento che ricalca comunque le indicazioni suggerite della Soprintendenza. L’intero processo della presa di coscienza è partito solo nel 2011/12 con la monografia di Raul Marsetič, il primo che ha portato all’attenzione del pubblico il valore storico e artistico del luogo della memoria, mentre tra il 1947 e il 2015 abbiamo avuto ben sette decenni di incuria e quindi di storia cancellata, perché non c’è stata la sensibilità e non ci sono stati strumenti di controllo.

La nuova direzione con Darko Bijelić al timone ha dimostrato di possedere una rispetto del valore intrinseco del retaggio cimiteriale, introducendo, per esempio, la licenza per lavori cimiteriali a scalpellini e incisori che per poter lavorare al camposanto ora devono stipulare un contratto con l’azienda. È un modo per tenerli sotto osservazione e per distinguere i costruttori e manutentori seri da quelli poco o per nulla affidabili, con il rilascio e la revoca dell’autorizzazione. E questo è stato un passo decisivo. Prima la tomba andava all’asta e veniva data in concessione con l’elenco degli interventi ammessi e quelli vietati e tutto finiva lì.

Non c’erano verifiche di sorta ma questo ora non è più possibile. L’artigiano che vuole continuare a lavorare al cimitero si rifiuterà di eseguire gli ordini del committente perché ne va di mezzo il contratto. Infatti ultimamente la direzione dice di avere un rapporto eccellente con gli scalpelli che sollecitano il sopralluogo in itinere e a lavoro ultimato, per mostrare che l’intervento sui sepolcri è stato realizzato a norma. Quindi la gente non ha da preoccuparsi dell’ulteriore perdita di memoria storica perché i nominativi, le lapidi e le fotografie d’epoca devono rimanere in situ e non verranno rimosse. Poi, a seconda della categoria di tutela della tomba, in alcuni casi è possibile aggiungere altri nomi o aggiungere lapidi ecc”, conclude il vicesindaco.

Sepolcri illustri

Il vicesindaco in quota CNI, Vito Paoletić. Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

“In secondo luogo – prosegue Paoletić -, da una decina di anni in qua la Città di Pola cura direttamente 27 sepolcri di valore storico e artistico o tombe di personaggi illustri, come quella dei Rizzi. Questo provvedimento prevede che sia la Città di Pola a versare alla municipalizzata la tassa cimiteriale, le tombe di conseguenza non risultano abbandonate, non vi sono nuove tumulazioni e le spese degli interventi di manutenzione gravano sul bilancio, cosa che tuttavia succede di rado. Ora io vorrei che la questione si attualizzasse con interventi regolari, diciamo due restauri l’anno, con buona prospettiva perché mi risulta che la municipalizzata si prepara ad aggiungere alla lista dei 27 sepolcri un’altra ventina di tombe e quindi arriveremmo a una cinquantina di tombe che non potrebbero più finire all’asta. Un’altra lodevole iniziativa è quella dell’Associazione Italiani di Pola e dell’Istria – Libero Comune di Pola in Esilio (AIPI-LCPE) che si è fatta carico di altre 32 tombe d’epoca, per le quali versano annualmente il canone, nelle quali non sono ammesse nuove sepolture e di cui ogni anno a seconda delle proprie possibilità finanziarie eseguono a proprie spese interventi di pulizia, manutenzione e restauro, generalmente un paio l’anno. Infatti due ne sono state curate un anno fa e altre due sono in via di ristrutturazione proprio in questi giorni contro la perdita di memoria storica”.

Il patrocinio dell’AIPI-LCPE

L’iniziativa dell’AIPI-LCPE risale a due anni fa e si deve alla sua presidente Graziella Cazzaniga Palermo e all’ex vicesindaco CNI di Pola, Bruno Cergnul. Cazzaniga Palermo si è occupata personalmente della questione stipulando un contratto con l’azienda di servizi cimiteriali. Inizialmente l’AIPI ha offerto il proprio patrocinio per 16 tombe storiche, in seguito ad altre 16, ed ora sono in tutto 32. Per arrivare al contratto e “trovare le formule giuridiche per far quadrare l’accordo con le leggi e i regolamenti in materia di gestione delle aree di sepoltura”, associazione e municipalizzata hanno lavorato gomito a gomito per oltre un anno perché si è trattato di una novità assoluta anche in ambito nazionale. Il vicesindaco ritiene che l’iniziativa dell’AIPI fornisce uno strumento pregevole per migliorare l’aspetto del campo storico del cimitero civico, salvare le tombe più notabili e le più antiche, e ampliare via via la rosa degli enti patrocinatori dei restauri, ora che esiste un modello da copiare. L’impegno preso dall’associazione degli esuli è innanzitutto quello di pulire e mantenere in ordine le tombe, ma anche di promuovere interventi di restauro qualora si rendessero necessari.

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