Senza dubbi venerdì scorso, presso la Comunità degli Italiani di Pola, è stato fatto il primo, considerevole passo verso la (ri)fondazione del Gruppo di Filodrammatica del sodalizio polese. In mattinata, e poi alla sera, sono stati proposti due spettacoli, nati dai laboratori del nuovo ciclo intitolato “Voio recitar con ti in CI”, svoltisi quotidianamente da lunedì scorso: hanno coinvolto due gruppi, quello dei bambini, di cui hanno fatto parte i piccoli dall’età prescolare (dai 4 ai 6 anni) e i bambini della fascia “media” (dai 7 ai 9 anni), e il gruppo “superiore” (composto da partecipanti dai 12 ai 77 anni).
Gli ideatori e conduttori del progetto, che a dir poco fa ben sperare considerato il coinvolgimento, la dedizione e l’entusiasmo dei protagonisti stessi, sono stati gli attori Petra Bernarda Blašković e Luka Juričić, infine molto soddisfatti del risultato finale. L’obiettivo è stato, infatti, quello di valorizzare il dialetto polesano e, allo stesso tempo, avvicinare i partecipanti all’arte teatrale. Grande soddisfazione anche per le basi gettate per riavere nuovamente, dopo lunghi anni di assenza (si parla di oltre due decenni), un Gruppo di Filodrammatica, composto sia dai giovanissimi che dalle persone più mature, presso la CI di Pola. In mattinata i piccolini, tra l’altro, per la gioia dei genitori e parenti giunti a sostenerli e ad applaudirli, hanno inscenato la storia riadattata del “Martin el porcospin”, tratta dalla famosa favola in versi “La casetta del porcospino” del celebre scrittore jugoslavo Branko Ćopić.
«Xe de ‘ndar in ferie»
In serata invece a esibirsi è stato il gruppo “senior”, con dodici attori, che ha proposto delle scene nemmeno troppo riadattate de “La trilogia della villeggiatura “ di Carlo Goldoni, in quanto a distanza di tre secoli in pratica raffigurano nello stesso modo, in modo umoristico, la tematica in questione: la smania, le avventure e il ritorno dalle vacanze estive. In questo caso i preparativi a Pola per trascorrerle ad Abbazia. La scena inizia con Fulgenzia (Ivana Lalli Paćelat), la saggia amica di famiglia, alla quale presta i soldi: “ogni ano la stesa solfa… i vien de mi a domandarme schei co xe de ‘ndar in ferie: no go problemi a prestarli, ma co vedo che li spendi malamente, me se impira i cavei”. Poi si vede la capricciosa Vittoria (Patrizia Milani), che sta preparando le valigie, ma è furibonda perché non ha un vestito all’ultima moda per presentarsi ad Abbazia, nel momento in cui la partenza per il viaggio è oramai programmata, e a cercare di cambiare le cose sono il servitore Paolo (Julio Doan Marini) e il fratello Leonardo (Marko Radolović), che, non potendo far altro, ordina un vestito nuovo al sarto e fa acquistare tutto il necessario “per far bela figura a Abazia”, ovvio, indebitandosi.
A “trattare” il problema sono i servi Cecco (Sophie Šljukić) e Berto (Nina Paćelat), che concludono: “De novo i spendi come mati per andar a Abazia, i se indebita sino al colo e a casa no xe neanche cossa magnar. No capirò mai ste smanie per Abazia. Cossa ghe manca a Pola”. Poi si vede Giacinta (Stefania Družeta), figlia di Filippo, promessa sposa a Leonardo, ma innamorata di Guglielmo, a sua volta scontenta dell’abbigliamento e sprecona, perché “spender xe sempre de moda”. Una volta trovatasi al completo la famiglia, compresa Vittoria che ha ricevuto il nuovo vestito, con le valigie e mille articoli partono in viaggio.
Bello il dialogo ad Abbazia tra i servi Paolo, Cecco, Berto e Tita (Sabina Lonzar Ivušić), ai servizi delle padrone Costanza (Vanessa Bratolich), la zia chiamata “la Regina de Abazia” e la nipote Rosina (Chiara Jurić Božac), che non aspettano di buon grado la visita degli ospiti, “che no i fa altro se no copiar le mode che vien, e no ghe interesa de le petinature; xe una roba orenda veder un picio musetto in meso a una montagna de cavei, ghe cambia perfin la fisionomia”. Si presenta la vedova Sabina (Linea Bottegaro) zia di Giacinta, che si diverte perché “no stago qua a pianzer el morto; mi no vado in vacanza per anoiarme, no son una giovineta, ma son ancora una fresca dona e gò più spirito e bona grazia de voi; e gò el permeso de gaver un amante, due alla volta no, ma un sì!”.

Tante piccole vittorie
Immancabile in seguito la scena amorosa tra Giacinta e Guglielmo (Oscar Penso), che, mentre le dice di amarla facendole la corte, viene interrotto dal geloso fidanzato Leonardo: nella perplessità degli spasimanti, Giacinta se ne va via, perché “mi no voio dar motivo che nisun se senti ofeso”. Infine entra Costanza e, riferendosi a quello che ha appena sentito, conclude che “dura la xe meter dacordo tuti; la gente se imprugna, se punta, per gelosia, certe volte no i sa gnanche perché…”. “E dopo ghe diol la testa, el stomigo, no i se vol sentar al tavolo insieme. Ma almeno che i diria… No! E poi in vacanza sucedi robe che a casa no sucedaria mai! Meno mal che anche questa vacanza xe finida e tuti torna a casa propria!”.
La scena è stata conclusa dalla dotta Fulgida: “Ma mi ghe digo sempre: gente, ghe vol prudenza, economia, giudizio. Val più dormir tranquilli, senza colpi al cuor, che tuti i divertimenti al mondo. Se spandi, spendi e diverti, ma col divertimento de le ferie finissi e se torna ne la vita reale, resta i debiti e i afanni”.
Scroscianti e meritati gli applausi dal pubblico, tra cui la presidente dell’Assemblea della CI di Pola Debora Radolović, per i protagonisti, che al loro debutto sul palco in assoluta scioltezza hanno fatto un figurone. “I laboratori in settimana sono andati bene, erano intensi, e con tante piccole vittorie. Per qualcuno magari saper dire due parole in più in dialetto, qualcuno per aver gustato dopo averlo parlato dopo tanto tempo perché non aveva con chi condividere, poi ‘La casetta del riccio’ e tante cose che i bambini hanno creato da soli. Una settimana intensa, sì, però piena di attività e di energia positiva, veramente quello che il teatro è: gioco e gioia. Sia per i piccoli che per i ‘medi’, che tra l’altro hanno rotto la barriera o la difficoltà di chi non parla il dialetto, creato dialoghi spontanei ecc. È stata una bella vittoria. E poi i grandi hanno formato un bel gruppo tra generazioni che si intrecciano, interpretato Goldoni, rispecchiato l’autoironia, meglio di così… Sono graditamente sorpresa perché non mi aspettavo così tanto. Il teatro non ha barriere, non ha confini, abbiamo visto che abbiamo voglia di farlo e di stare assieme, perché é soprattutto la collettività che si crea facendo teatro. Non ci sono limiti di età perché il teatro ci unisce. Questi laboratori estivi sono stati il primo passo, ce la metteremo tutta per riuscire a continuare, anche durante l’anno scolastico e l’inverno prossimo, a portare avanti i piccoli e la Filodrammatica”, ha concluso Petra Bernarda Blašković, da lodare ed elogiare accanto al collega Luka Juričić per questa bellissima iniziativa, che semplicemente “mancava” alla CI di Pola.


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