Castion nel mirino per gravi irregolarità

Il gruppo civico di controllo accusa il Centro di operare in violazione delle norme, citando un documento del difensore civico

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Castion nel mirino per gravi irregolarità
Il Centro regionale di gestione dei rifiuti di Castion (Foto: recko Niketic/PIXSELL)

Castion non opera a norma di legge. Questa è almeno l’asserzione del gruppo civico di sovrintendenza ai lavori e manovre eseguite dentro al Centro regionale di smaltimento rifiuti a metà strada tra Pola e Medolino. É una deduzione dei rappresentanti Ivo Lorencin, Goran Zgrablić e Irena Burba attestata da documento pubblico del difensore civico inviato lo scorso 16 febbraio che, dicono, confermerebbe quanto i cittadini e l’anzidetto forum vanno dicendo già da parecchi anni: Castion sta portando avanti una gestione non consona alla normativa, mentre la salute e la qualità di vita della gente è messa a repentaglio da parecchie lacune operative. Mentre la Città e l’impresa continuano ad assicurare che stiamo respirando qualità d’aria di prima categoria demandando la responsabilità del fetore all’aumento della spazzatura estiva e al comportamento irresponsabile di cittadini e turisti inclusi (rifiuti bio), il reperto dell’Ispettorato di Stato (DIRH), presentato dal difensore civico, mostrerebbe un quadro del tutto differente. I dati più sconcertanti riguarderebbero l’immagazzinamento illegale del metallo, per cui desta preoccupazione il sopralluogo d’ispezione effettuato lo scorso novembre. Pur essendo permesso uno stoccaggio di un massimo 10 tonnellate di metallo differenziato, il piano di deposito B2 risultava aver fagocitato 760 tonnellate di metalli colorati e nientemeno che 13.316 tonnellate di metalli ferrosi. Causa drastica infrazione delle regole, Castion si era beccato una multa con ingiunzione di rimuovere d’urgenza tanto di scorie. Pur avendo attinto un credito a titolo di costruzione delle apposite strutture di stoccaggio, si è stupiti del fatto che il progetto di Castion stia aspettando il permesso edile da oltre due anni. “La puzza è la conseguenza di un lavoro mal fatto e non colpa del vento” dice il gruppo d’iniziativa civica, corroborando la tesi con il comunicato appena ricevuto: il malodore era più intenso lo scorso agosto, ma “la causa chiave non è stata soltanto la tipologia e composizione dei rifiuti, bensì il non adeguato maneggiamento da parte degli operatori”. L’intervento di verifica compiuto in settembre ha appurato che i rifiuti sul piano di raccolta non risultavano dovutamente coperti mediante materiale inerte, il che sarebbe una diretta infrazione della Legge sulla gestione dei rifiuti. La mancata copertura avrebbe successivamente favorito la penetrazione della pioggia nel corpo del deposito rifiuti e generato gas dall’odore insostenibile. L’iniziativa civica rivela anche di essere venuti al corrente che, a non funzionare è l’intero sistema: mentre l’ispezione di stato aveva tentato di limitare lo scaricamento quotidiano di contingenti di pattume ad un massimo di 390 tonnellate ancora nel 2024, il Ministero della tutela ambientale e della transizione verde aveva annullato questa delibera e difeso la licenza di Castion a inghiottire 90mila tonnellate di immondizia all’anno, ignorando completamente la realtà sul campo. La convinzione è quella che la tutela istituzionale del profitto sia in vantaggio rispetto a quella dei cittadini, che le misure finora prese siano insufficienti e che la situazione risulti allarmante. Ragione per cui si chiede la chiusura del bioreattore A1 entro luglio 2026, e di procedere quanto prima alla copertura del piano B1, già entro maggio. Misure drastiche si renderebbero necessarie. Oltre a informare che il difensore civico continuerà a portare avanti i procedimenti d’ispezione, alla Città si chiede di essere più chiara con le informazioni inerenti alla prevista ristrutturazione della proprietà aziendale. Pola, resta o meno proprietaria di maggioranza? Sarebbe la domanda di fondo per la quale si sarebbe restii a dare risposta.

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