Carenza di conducenti. La Pulapromet in stallo

Tra le interpellanze dei consiglieri citadini anche quella riguardante la municipalizzata ai trasporti urbani alle prese con problemi di personale

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Carenza di conducenti. La Pulapromet in stallo
La Pulaproment lamenta la mancanza di personale. Foto: www.pula.hr

Si chiama ora delle interrogazioni, delle interpellanze e delle mozioni. Non è più una, ma sono due ore, tante sono le domande che i consiglieri insistono a porre al sindaco, ai suoi vice, ai direttori delle società municipalizzate, ai capi dipartimento. Mai si è trattato di un problema se non adesso: caduta la coalizione di governo, è venuta meno anche l’usanza di procedere a turni, a intermittenza, una domanda alla volta per l’opposizione e una per la maggioranza. Incredibile ma vero: all’ultima sessione ordinaria del Consiglio municipale di Pola (la 14.esima), le forze politiche consiliari non si sono trovate d’accordo nemmeno sul modo di interrogare l’esecutivo, cosicché le interrogazioni stesse sono diventate oggetto di dubbio.

La presidente Dušica Radojčić ha proposto di fare come “concordato alla riunione tra i capigruppo, visto che non c’è maggioranza, ma siamo tutti all’opposizione”. Kristijan Biteri (Lista civica Filip Zoričić) non ha voluto sentire ragione perché le “quote sono state definite male: 4 domande per la DDI, 2 a testa per SDP, Možemo!, Lista civica, HDZ e 1 per il consigliere della minoranza serba, non riflette alcun successo elettorale e quindi la ripartizione è ingiusta”. Inoltre i consiglieri Biteri e Rašula hanno argomentato che “se il Regolamento non funziona più, non basta l’accordo tra i capigruppo e occorre approvare una delibera speciale sul numero e l’ordine delle interrogazioni”. Inutile dire che la discussione è degenerata fino a toccare l’assurdo. Alla fine i consiglieri hanno votato per autorizzare il famoso accordo dei capigruppo, unanime dietro le quinte e poi contestato pubblicamente, senza troppe spiegazioni.

Organigramma incompleto

Esaurito il dilemma puramente teorico sulla legittimità delle interrogazioni consiliari (con reciproche accuse d’ostruzionismo), finalmente ne abbiamo avuta una concreta e seria: secondo Dušanko Babić la società per i trasporti pubblici accusa un deficit di conducenti per cui si teme che i servizi potrebbero essere a rischio. Gli ha risposto il direttore Tomislav Josipović, secondo il quale il problema non è nuovo ma cronico: “La società non ha fatto abbastanza per completare l’organigramma. Bisognava insistere con i bandi di assunzione e non piangere miseria”. Tuttavia il problema è serio e ha a che fare con il valore degli stipendi: tra tutte le società controllare o partecipate dalla Città di Pola, la Pulapromet è penultima in graduatoria per retribuzioni al personale. Bisognerà dunque agire anche su questo fronte se si vorrà aumentare il numero delle corse o anche soltanto mantenere quelle che abbiamo. Secondo Josipović, c’è dell’assurdo nella situazione in cui si trova la società per i trasporti pubblici: “In estate il numero dei passeggeri aumenta in proporzione alle presenze turistiche, per cui gli autobus dovrebbero viaggiare più spesso che in inverno, e potrebbero guadagnare sul serio, piuttosto che continuare a campare di sovvenzioni. Ma niente di tutto questo è possibile senza disponibilità di personale”. Un altro difetto del servizio estivo è l’impossibilità di pagare il biglietto con dispositivi elettronici piuttosto che con soli contanti, il che provoca code all’entrata del mezzo e significativi ritardi sull’orario delle partenze e degli arrivi. Josipović sostiene che sono in corso trattative con le banche per avere un finanziamento e introdurre quanto prima (possibilmente entro questa prima metà della stagione) uno qualsiasi dei metodi di pagamento elettronici: Whatsup, Viber o POS per carte di debito e di credito o prepagate.

L’Arena guadagna, ma non rende
Dušica Radojčić (Mozemo!) ha riesumato la questione dei ricavi dell’Arena di Pola, che guadagna bene senza che la Città ne abbia un utile. Lo squilibrio si deve a un vecchio contratto col Museo archeologico istriano per cui l’ente museale si tiene la gran parte dei ricavi, lasciando spiccioli alla Città, che a sua volta devolve il 15 per cento della sua “tassa storica” al Museo. Insomma, oltre il danno vi sarebbe anche la beffa. Tra l’altro l’ente museale non rendiconta gli introiti dell’Arena dal 2017. Una prassi intollerabile, per cui si richiede necessariamente una revisione dei contratti e una ridistribuzione più equa dei guadagni. La presidente ha anche citato l’esempio di Ragusa che divide gli introiti della sua cinta muraria con l’associazione che le gestisce al cinquanta per cento. L’assessore Robert Stemberger ha risposto laconico che le trattative non sono ancora in corso e che “inizieranno quando ci saranno le condizioni per farlo”.

Servizi di vigilanza «esterni»
Perplessità del consigliere Ardemio Zimolo in merito a una nuova presenza in città: gli addetti alla vigilanza con porto d’armi, ingaggiati dall’amministrazione cittadina presso ditte private per i pattugliamenti in centro. “Sembrerebbe che tutto a un tratto Pola sia diventata una città degli eccessi e del terrore. Un tempo c’erano i poliziotti di quartiere: non sarebbe meglio tornare a far circolare quelli, oppure assumere altre guardie comunali, piuttosto che ricorrere ai servizi esterni?” ha chiesto il consigliere Zimolo. Il braccio destro del sindaco, Anja Ademi, ha risposto in vece dell’assente: “Che io sappia i poliziotti ci sono sempre, ma sono gestiti dalla Questura e non dalla Città e noi abbiamo bisogno di una mano per i pattugliamenti al fianco delle guardie comunali”.

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