Grande trionfo per la piccola Momarano, frazione di Marzana, oggi quasi completamente ignorata benché scrupolosamente venerata dagli storici dell’arte. Ieri mattina le autorità locali, regionali e nazionali hanno presentato al pubblico il superbo altare maggiore della Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena dopo il restauro durato la bellezza di dieci anni, dal 2015 al 2025. Tanto c’è voluto per studiarlo, smontarlo, trasferirlo in laboratorio, “svestirlo” di muffe, intonaci e colori deperiti, arrivare al legno e curarlo dal lavorio dei parassiti, conservarlo e dipingerlo nuovamente nelle tinte originali come se fosse appena uscito dalla bottega del maestro intagliatore veneziano Paolo Campsa nel 1533. Un lavoro, una meraviglia.
Polittico policromo
L’opera è stata affidata all’Istituto nazionale di conservazione e restauro che fa capo al ministero della Cultura e dei media. L’attribuzione a Campsa era dovuta al professor Ivan Matejčić, che a suo tempo aveva studiato l’artista e le sue opere istriane nei dettagli, ma è stato solo col restauro (e il rinvenimento della marcatura) che è arrivata la conferma definitiva. L’opera è veramente grandiosa: il polittico occupa la totalità della parete di fondo dell’abside nel presbiterio, presenta due livelli con cinque personaggi l’uno, il numero degli elementi è chiaramente simbolico, come lo sono la gerarchie dei personaggi. Il primo livello è completamente femminile: al centro la Vergine col bambino, a destra e a sinistra quattro sante. Il secondo è maschile: al centro l’arcangelo Michele, antagonista del Diavolo e vincitore nell’Apocalisse, a destra e a sinistra altri quattro santi. Sopra l’imago pietatis e quindi il Cristo che si dona all’umanità intera, uomini e donne. Più in alto ancora Dio, il sommo bene, che tutto vede e tutto giudica.
Istriani morosi
Dall’immagine che ne ha dipinto la storica d’arte Martina Wolf Zubović, Campsa deve aver lavorato almeno dal 1497 al 1534 e nella sua bottega di intagliatore deve aver avuto al proprio fianco diversi artisti e collaboratori, impegnati nel lavoro dell’intaglio e della pittura del legno di almeno 185 altari. I suoi lavori nobilitano anche diverse chiese istriane da Buie a Lisignano, ma quello di Mamorano ora, a restauro ultimato, è un vero splendore. Sovente gli altari lignei sono considerati di valore secondario rispetto alle opere in marmo, cosa che Wolf Zubović smentisce prontamente: “Al contrario, erano opere molto ricercate e costosissime, non fosse altro che per i costi della colorazione in oro, acquamarina o lapislazzuli, per cui il maestro era solito concedere ai committenti dilazioni di pagamento di considerevole durata, talvolta anche oltre ai cinquant’anni, e per lo stesso motivo assumeva un esattore dei debiti che a quanto pare era costretto a visitare l’Istria più dello stretto necessario: sembrerebbe, infatti, che tra i clienti del maestro gli istriani fossero i morosi più accaniti”. Brutta l’immagine dell’istriano rinascimentale, insomma, o perlomeno di quello amante dell’arte sacra.
Stile tardo rinascimentale
Si presume che l’altare sia stato commissionato dal vescovo di Pola Altobello Averoldi, cui va anche il merito di aver ricostruito la chiesa parrocchiale di Santa Maddalena negli anni venti del Cinquecento. L’altare è sicuramente del 1533 perché questo è l’anno che compare accanto alla firma della bottega sulla marcatura. Lo stile è chiaramente del tardo rinascimento, elaborato, esuberante. L’abilità scultorea è massima nelle figure femminili, ma non lascia desiderare nemmeno nei personaggi e negli episodi secondari. A maggior ragione il restauro è stato tanto più esigente.
Uno sforzo eccezionale
Il Comune di Marzana ha avviato le ricerche nel 2015, gli esperti conservatori hanno lavorato nelle officine dell’Istituto a Zagabria con contributi e supporto elargiti dal Ministero della Cultura e dello Sport, dalla Regione Veneto, dalla Regione Istriana dal Comune e della Scuola elementare di Marzana. Un ampio concorso di patrocinatori dunque, vista la durata, la complessità e i costi dell’opera, difficilissimi da stimare. Il restauratore capo Miroslav Pavličić, esperto in scultura lignea policroma, ha collaborato col professor Giorgio Fossaluzza dell’Università di Verona, uno dei maggiori conoscitori dell’arte veneziana dell’intaglio cinquecentesca, e col restauratore Stefano Scarpelli che svolge attività conservativa, manutenzione e consulenza dal 1980. Alla cerimonia di presentazione sono intervenuti il sindaco di Marzana Predrag Pliško, il presidente della Regione Boris Miletić, la vicepresidente Jessica Acquavita, il direttore dell’Istituto di restauro Boris Mostarčić, Višnja Bralić del ministero della Cultura e Nataša Nefat della Soprintendenza ai beni culturali dell’Istria. Assente per impegni inderogabili il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, che ha inviato saluti e felicitazioni al pubblico con un messaggio in posta elettronica.
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