La si potrebbe chiamare “Manovra autunno 2025 sulle tasse pubbliche “ quale “omaggio” per le tasche di tutti o quasi tutti i cittadini, contribuenti di Pola, a meno che le pubbliche consultazioni aperte fino al 15 novembre prossimo, non riusciranno a far sì di bocciare o scoraggiare i propositi dell’ancora “giovane” legislatura di Peđa Grbin, che ha appena messo le mani sul comparto fiscale con atteggiamento oltremodo severo. Per capire meglio e più al dettaglio quel che bolle (ma non profuma), nella pentola municipale e che tradotto in soldi, significa salasso in vista per i cittadini, basta sfogliare i contenuti inseriti in tutta una serie di link proposti dalla Città, al fine di favorire un dibattito pubblico necessario ad aprire la strada al procedimento deliberativo vero e proprio, dopo il quale non vi sarà più scampo.
Maggiore pressione fiscale
La prima manovra in odor di stangata che salta all’occhio di ogni contribuente, è la proposta di modifica delle aliquote applicate al reddito (sull’importo base lordo). Quello che la Città prepara è una chiara maggiorazione della pressione fiscale per fare più cassa pubblica in maniera tale da far salire dal 21 al 22 per cento l’aliquota applicata nel caso della fascia di reddito più basso, rispettivamente optando per la revisione al rialzo dell’imposta prevista sulla fascia di reddito più elevata, portandola dal 31 al 32 p.c. Che cosa è prescritto per norma di legge a livello nazionale? Le autonomie locali che rientrano nella categoria delle grandi città possono fissare le aliquote più basse a percentuali che spaziano da un minimo del 15 ad un massimo del 22 per cento, mentre quelle più alte possono variare tra il 25 ed il 32 p.c. Dunque, Pola decide di amministrarsi aumentando le tasse al massimo consentito per legge, al 22 rispettivamente al 32 per cento. Di più non è dato. Altrimenti sarebbe perseguibile. Ora, la necessità di istituire un sistema di gestione che si “autoalimenta” meglio, in detto caso a spese dei cittadini, viene ufficialmente motivata dal contesto della precarietà e da tutta una sfilza di “buone” ragioni. La colpa è dell’inflazione (capro espiatorio universale), dell’aumento delle paghe e dei costi materiali nelle istituzioni cittadine, nonché delle esigenze di partecipare alla copertura delle spese di completamento dei progetti europei, come pure di funzionamento di una nuova istituzione prescolare polese. La giustificazione (leggibile dalle pagine web cittadine) sembra più o meno composta sulla falsariga di quella nazionale in materia di aumento delle spese d’utenza.
Bolletta più cara
Tassa più tassa, ed ecco che si pianifica di fare più facilmente “gruzzolo” pure a titolo di costruzione e manutenzione infrastrutturale. La seconda correzione delle tariffe fiscali, infatti, prende di mira gli indennizzi comunali. Punta su quelle bollette dagli importi non indifferenti che raggiungono ogni domicilio a scadenza trimestrale. Lievitano i punteggi d’indennità, come sempre, in rapporto alla dimensione delle abitazioni. Il costo di 1,10 euro al metro quadrato applicato finora sale fino a 1,25 euro. Roba da pochi centesimi che una volta moltiplicati per la superficie diventano importi esosi, difficili da digerire e da affrontare soprattutto per chi vive in alloggi grandi e spesso malridotti.
Giustizia fiscale e adeguamento
Non c’è due senza tre. Il terzo aumento fiscale nel pacchetto di Peđa Grbin non è esattamente una stangata giacché non sfonda la categoria degli importi più alti concessi per legge e non sarà un tormento di tutti i contribuenti al completo. Provocherà un po’ di emicrania agli affittacamere privati, al settore dell’industria dell’ospitalità maggiormente responsabile del turismo di massa di tipo insostenibile. Il tributo annuo da versare per un posto di pernottamento dovrebbe salire da 100 a 150 euro. Dunque non si tratta del massimo consentito, pari a 300 euro. Gli amministratori della nostra res pubblica, in detto caso, si spiegano in maniera oltremodo esaustiva. Parlano in primo luogo di “giustizia fiscale e di adeguamento” ossia di “distribuzione più equa delle pressioni fiscali avvicinando le aliquote a quelle in vigore per i redditi derivanti dal lavoro dipendente”. In Città questo significa un aumento dei costi per chi affitta per brevi periodi, come gli appartamenti turistici e i “bed &breakfast”. Stando al filo del ragionamento chiaramente palesato dagli uffici comunali, una siffatta correzione delle tasse sui posti-letto “stimolerebbe la dilazione del periodo vacanziero e di soggiorno urbano, nei mesi primaverili e autunnali o anche a tutto l’anno, ciò nel nome di un turismo più sostenibile e di maggiore qualità”. Tutto questo “in armonia con la Legge sul turismo che tende a favorire un servizio di ospitalità più accettabile, innovativo e resiliente”. Quale seconda delucidazione vi è quella di voler reperire più fondi pubblici da investire nella costruzione e nella manutenzione infrastrutturale (strade, reti di scolo, illuminazione, aree cimiteriali …) anche turistica (spiagge, percorsi di passeggiata, centri d’informazione…), nonché nella qualità di vita dei residenti durante i periodi turistici di punta. Salasso deve essere (dicono), al sacro fine di “diminuire il peso che grava sulle risorse locali in seguito all’aumento delle presenze turistiche e di distribuire le spese in maniera più equilibrata tra gli affitacamere e la comunità locale”.
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