Assistenza, ci vuole rispetto

Celebrata la Giornata mondiale dell’hospice e delle cure palliative, in occasione della quale è stato posto l’accento sul fatto che non sarà mai possibile ricoverare tutti i malati terminali e che ciascuno di noi è chiamato a pianificare la propria vecchiaia in tempo, prendendo anche i necessari provvedimenti materiali

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Assistenza, ci vuole rispetto
Lo stand infermieristico in piazza Primo maggio. Foto GIULIANO LIBANORE

Sabato mattina Pola ha celebrato la Giornata mondiale dell’hospice e delle cure palliative, ricorrenza istituita dalla Worldwide Hospice Palliative Care Alliance (WHPCA) che si festeggia ogni secondo sabato di ottobre per aumentare la consapevolezza sulla necessità dell’assistenza ai malati terminali rispettosa della persona. Pola offre servizi di cure palliative a domicilio da vent’anni. Nel frattempo è stato costruito l’hospice in prossimità del nuovo Ospedale generale di Pola, ma la struttura è fuori uso anche dopo cinque anni. I promotori evitano di parlarne, ma ormai è il caso di dirlo: è una sconfitta e minimizzare non giova. L’opera è stata cantierata nel 2018 con un budget all’epoca considerevole di 16 milioni di kune, perlopiù soldi pubblici, considerando anche il valore del lotto edificabile concesso dalla Città di Pola. La Diocesi di Pola-Parenzo figura tra gli enti fondatori ed è spesso sotto accusa per inerzia, ma ripiega su “questioni amministrative” come giustificazione per chiunque le punti il dito contro.
Una promessa, un debito
Detto questo, gli artefici della Rete di cure palliative in città insistono sul fatto che la cura dei malati terminali non ha inizio né termina con la costruzione dell’hospice, altrimenti non vi sarebbero l’assistenza e la fornitura di ausili per gli infermi a domicilio, gli specialisti che se ne occupano, le iniziative di formazione e l’attività dei volontari, il supporto psicologico alle famiglie, e così si spiega il senso dei messaggi diffusi nel fine settimana con i due slogan dell’evento: “Le cure palliative sono molto di più di quel che si crede” (stampato sugli strofinacci cuciti dalle sarte dell’officina solidale “Tekop Nova”) ed “Esaudire la promessa: disponibilità universale dell’assistenza palliativa” (il tema centrale dell’edizione 2025 della Giornata mondiale).
Appuntamento dunque in piazza per celebrare le cure palliative, se non con l’hospice, con gli stand della Lega tumori di Pola e gli studenti di infermieristica della Scuola di medicina di Pola, gli oncologi e altri specialisti di assistenza ai malati terminali.
Le future infermiere hanno misurato la pressione arteriosa e la glicemia ai passanti e distribuito volantini sulle cure palliative, con numeri di telefono per entrare in contatto con i coordinatori dei team. La dottoressa Julijana Franinović Marković ha rilevato che l’Istria ha fatto passi da gigante in questo campo, bruciando le tappe e lasciandosi dietro altre Regioni del Paese, con l’eccezione di Fiume che primeggia nei servizi palliativi, per cui vanno ringraziati gli enti patrocinatori e quindi la Regione, la Città e la stessa Diocesi, ma anche la cittadinanza che riflette sulla necessità di fornire ai malati terminali una morte dignitosa, un’assistenza medica extraospedaliera e la presenza dei propri cari, perché i malati terminali non devono essere lasciati a sé stessi e dimenticati dalla società. I team operano sotto l’egida delle Case della salute istriane (e uno interno all’Ospedale), i volontari visitano i malati ricoverati nelle strutture di lungodegenza, l’hospice si sta organizzando, insomma, i risultati alla lunga ripagano. Vi sono ovviamente difficoltà strutturali come negli altri campi socio-assistenziali, principalmente la carenza di personale medico e infermieristico.
Ridurre la sofferenza
L’oncologo Mario Božac è impegnato nella “diffusione della cultura delle cure palliative” e ne spiega il senso in termini essenziali. Le cure palliative subentrano alle cure mediche attive quando la malattia non risponde più alle terapie che hanno come scopo la guarigione. Quindi il loro scopo è migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle famiglie che hanno ricevuto una prognosi infausta. Il trattamento dura dai 3 ai 6 mesi è ha lo scopo principale di ridurre la sofferenza del paziente e della sua cerchia: una sofferenza che è al contempo sia fisica che mentale, sia individuale che sociale.
Certamente c’è bisogno di una maggiore disponibilità di strutture di degenza temporanea, che non sono sufficienti, e sicuramente c’è bisogno dell’hospice, che tutti attendono con grande ansia, anche se è d’obbligo demistificare un’altra credenza piuttosto ricorrente: non sarà mai possibile ricoverare tutti i malati terminali e tutti siamo chiamati a pianificare la propria vecchiaia in tempo, prendendo anche i debiti provvedimenti materiali. Attualmente in Istria operano due team di cure palliative mobili, ma anche studenti e volontari. Quest’anno hanno seguito un corso di formazione o aggiornamento in cure palliative 16 professionisti tra medici, assistenti sociali, infermieri e studenti di infermieristica. Di grande aiuto è il magazzino per il noleggio gratuito di letti ospedalieri, materassi antidecubito, carrozzelle e altri ausili indispensabili nella cura dei malati infermi.

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