Ambientalisti «No alla cava di Vidrian I»

Promossa da «Istria Verde» giovedì si terrà una manifestazione di protesta contro l’estrazione in loco

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Ambientalisti «No alla cava di Vidrian I»
Foto Google.com/maps

Basta con gli esplosivi da mina a Pola! Tutti a protestare contro la nuova cava di “Vidrian I” Recitano così gli appelli di Istria Verde e degli abitanti del rione di Siana che invitano tutti i cittadini, enti e associazioni comprese, a manifestare il proprio disappunto all’idea di autorizzare l’apertura di una cava aggiuntiva, accanto al già esistente sito estrattivo, ubicato vicino alla grande fortezza austro-ungarica di Valmarin. Il luogo scelto per esprimere la propria ribellione a questa che viene considerata un “pianificata devastazione ambientale” a scapito dei cittadini è proprio quello davanti alla zona d’ingresso alla vecchia cava di Vidrian, che è sempre operativa, nell’area amministrativamente appartenente al Quartiere di Siana, anche se delimitata a nord dal territorio gallesanese (Città di Dignano), a est dalla zona di Vernal, a sud da quella di Valica-Iliria, nonché ad ovest dall’abitato di Montegrande. L’appuntamento è per giovedì prossimo 30 ottobre, alle 16 quando si punterà l’indice contro l’impresa Ceste, rea di detenere in mano la concessione per continuare con lo sfruttamento e la vendita (sempre redditizia) del materiale di roccia.
Al fine di sottolineare meglio quanto sia indispensabile ribellarsi contro la presente prospettiva, Istria Verde pone al pubblico delle domande dalle risposte implicite: “Non desideri la nuova cava Vidrian I vicinoa te a Pola? Credi che sia accettabile un’industria estrattiva che genererà ulteriori 32 anni di conseguenze negative per i cittadini e la perdita di due ettari e mezzo di area silvestre? I promotori della protesta, tra i quali Dunja Mickov di Istria Verde, non esitano a rendere palese che meno di due settimane fa alcuni cittadini delle aree più vicine alla zona di estrazione hanno lamentato altri danni e crepe alle strutture murarie delle loro abitazioni provocati in seguito alle detonazioni provenienti dall’area della cava, mentre il concessionario continuerebbe a negare qualsiasi responsabilità. “Tale sarebbe la futura prospettiva qualora si volesse concedere l’estensione della zona di sfruttamento industriale e intanto i cittadini già rinunciano a denunciare i danni già subiti causa i lunghi e costosi procedimenti di querela contro gli investitori”: così la succitata che si è premurata di segnalare tutta la situazione all’ispettorato competente.
La cittadinanza è invitata a reagire, giovedì prossimo portando con sé striscioni, fischietti e batterie tascabili al fine di “illuminare” chi di dovere che, dall’”alto”, non riesce a vedere la distruzione in atto a scapito dei cittadini e dell’ambiente. I motivi che spingono a reagire sarebbero ben chiari: i cittadini della zona stanno sopportando da oltre quarant’anni non solo deflagrazioni e danni, ma anche polvere, rumore e il continuo passaggio degli automezzi pesanti. É quindi cosa risaputa che pure la Città di Pola sia contraria al progetto Vidrian I, considerandolo riduttivo per la qualità della vita e della salute dei cittadini. Poi, ci sarebbero dei piccoli argomenti aggiuntivi per i quali si considera che la nuova cava, tra l’altro in parte posizionata su un appezzamento di terreno di proprietà privata, produrrebbe modesti introiti per la città, la Regione e la Repubblica di Croazia. In definitiva si considera importante stoppare tutto per tempo, dal momento che la zona di Vidrian è stata valutata idonea per l’industria dell’estrazione soltanto dall’organo di consulenza ministeriale, mentre la decisione definitiva spetta ora al Ministero della tutela ambientale come tale.

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