Un progetto sui dettagli scultorei dell’architettura dell’età comunale e veneziana di Pola trasforma gli studenti della Scuola media superiore italiana, Dante Alighieri in custodi del patrimonio locale e importato dalla città lagunare. Attraverso il rilievo e la creazione manuale di calchi e riproduzioni in gesso, i ragazzi riscoprono le decorazioni del basso e tardo-medievale, unendo manualità, storia e valorizzazione del territorio urbano. Se i palazzi di Venezia sono un unicum mondiale, dove lo stile gotico si fonde con le influenze bizantine e orientali, mentre gli elementi decorativi iconici, come i rosoni, le patere, i bassorilievi e i capitelli floreali si affacciano sui canali, anche Pola ha del suo, un fascino personale acquisito da prima e ereditato dopo con la Serenissima. L’operazione che il prof. di arte figurativa, Mauro Bortoletto è stato in grado di compiere in detto caso è di trasmettere ai ragazzi il proprio amore e la passione per gli elementi decorativi che abbelliscono l’architettura di Pola, appartenente non solo all’epoca della Repubblica si San Marco, ma anche quelli modellati dalla precedente civiltà comunale, che con le proprie strutture istituzionali italiche seppe funzionare in tutta autonomia.

A recepire il bello dei rilievi della propria città sono Sara Margan, Laetitia Fosco, Elis Pincin, Antonio Drandić e Lara Ulika Razzi diventando a loro volta conoscitori entusiasti di fronzoli architettonici di cui molti passando per Pola manco si accorgono, se non guardando per aria. L’iniziativa progettuale intitolata “Il rilievo della Città”, appena presentata nell’ambito del Festival della territorialità, quale implementazione della storia e delle tradizioni d’Istria nelle scuole, ha diversi pregi formativi. Rilevare un elemento scultoreo e replicarlo insegna molto più di qualsiasi lezione teorica (leggi comprensione delle proporzioni, della geometrie r delle tecniche costruttive dell’epoca). Poi, realizzare calchi insegna indirettamente il valore storico, il rispetto e la riverenza per l’opera originale, promuovendo un atteggiamento di tutela attiva della storia locale.

L’officina del maestto Bortoletto
Forte dell’esperienza personale in materia di partecipazione a un valido laboratorio di scultura – quello di Branko Gulin, rinomato artista visivo, curatore, pedagogo e performer multimediale croato-statunitense – il prof. Bortoletto ha pensato di mettere su officina anche per i suoi allievi. Come mai questa tematica? “Mi piace – ci ha detto – proprio perché è una pagina importante di storia e arte cittadina, che si trova a metà strada cronologica tra Roma e il periodo austroungarico, che come tale è meno conosciuta e in genere più trascurata. Da qui l’idea di intraprendere un percorso formativo per la città con i ragazzi, che da soli hanno scelto i motivi architettonico-scultorei da ritrarre, scoprendo le difficoltà del ragionare in modalità tridimensionale e le sfide del mestiere artistico-artigianale di una volta. Gli allievi si sono dimostrati molto contenti e laboriosi. Il laboratorio è chiuso. Ma loro ne vogliono subito un altro. Chiedono di continuare, partecipare ancora, fare e fare. Probabilmente a settembre, vedremo”.

Schede storiche da leggere
Fino alla fine dell’anno scolastico in corso, intanto, la mostra dei lavori realizzati è visitabile a livello di gradinata dell’edificio della Dante. Come spiegato dal prof. il procedimento era più o meno il seguente: realizzazione del prototipo in argilla, copertura con silicone per fare il calco definitivo, che quindi andava ricoperto con guscio di gesso per poi rimuovere l’originale in argilla e utilizzare lo stampo da riempire con la colata finale ed era fatta. Ma non è facile eguagliare gli originali. Ci mancherebbe altro. La soddisfazione sta nel giocarci sopra a imitare l’antica maestria, divulgare la conoscenza e creare delle schede storiche di ottima lettura.

Virtù cardinali e Sirena
La “Dante” ci fa (ri)scoprire le… virtù cardinali raccontate dal gruppo scultoreo di una palazzina all’imbocco di Piazza Foro: la Giustizia, la Forza e la Prudenza. La prima riconoscibile dal mantello e dall’abito cerimoniale, seguita dalla seconda cui fa da spia la colonna simbolo della Forza e la terza individuabile dallo specchio che riflette la necessità di andar cauti. Roba da XV secolo, come il rilievo della Madonna della Misericordia di fattura analoga, nel portale dell’omonima chiesetta di piazza Dante. Un’altra storiella che gli artisti di scuola ci trasmettono è quella dell’artistico portale del Convento di S. Michele sul Monte, fatto smantellare dalla sua antica ubicazione originale, dal vescovo di Pola Altobello Averoldi, per finire incastonato alla Cattedrale divenuto oggetto di recuperi, specificatamente alla loggia annessa alla navata laterale, che oggi fa da ingresso all’ufficio parrocchiale. Ecco quindi l’attenzione rivolta all’opus scultoreo del Palazzo municipale, con infarinatura storica in merito alla nascita dei comuni medievali dell’Adriatico, alla bottega scultorea locale meritevole della realizzazione del corredo plastico ancora in parte visibile: archetti pensili, colonne d’angolo, piedritti, telamoni, che sorreggevano la cornice gotica del palazzo. E vedi oltre al guerriero, la Sirena sull’angolo della facciata posteriore, diventata oggetto di modellatura.
É così che, fuori dai dettami standard, la didattica acquista valore aggiunto e torna ad insegnare anche a chi è da tempo uscito dall’ambiente scuola e ha dimenticato di sentirsi lusingato del vivere entro un’autentica dimensione storico-culturale urbana.

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