Acquisto speciale: caschi refrigeranti all’Ospedale

In regime di ricovero diurno, questi dispositivi rappresentano un’opzione utile nel corso di diversi trattamenti di chemioterapia. La soddisfazione della direzione del nosocomio polese e dei vertici della Regione istriana

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Acquisto speciale: caschi refrigeranti all’Ospedale
Le infermiere Marina Dembić e Petra Popović con i caschi refrigeranti. Foto ARLETTA FONIO GRUBIŠA

Finora era stato un “lusso” accessibile soltanto agli ospedali di Zara e di Spalato, ma adesso viene reso disponibile anche nell’Ospedale di Pola e in nessun’altra grande istituzione sanitaria di Croazia, manco in quelle di Zagabria. Ieri la direzione, lo staff medico-sanitario dell’ospedale e i rappresentanti della Regione istriana hanno voluto condividere assieme ai mass media la soddisfazione derivante dall’aver acquistato e attivato un nuovo strumento sanitario destinato a lenire un effetto collaterale per numerosi pazienti oncologici. Si parla della messa in funzione del moderno dispositivo con i caschi refrigeranti, che in regime di day hospital (ricovero diurno), rappresentano un’opzione utile durante diversi trattamenti di chemioterapia, per ridurre e anche evitare del tutto la perdita dei capelli. Fornito dal sistema sanitario regionale per un investimento di 72mila euro, di cui 60mila rappresentano il valore del dispositivo, mentre il resto si riferisce agli accessori, verrà usato dallo staff del reparto oncologico, principalmente dal personale infermieristico, che è stato abilitato a farlo funzionare al corso di formazione recentemente ultimato all’Ospedale di Zara.

160 casi di cancro al seno all’anno
Se la cura è una necessità inevitabile, queste cuffie potrebbero sembrare un optional, non fosse per lo stress e l’avvilimento che la perdita dei capelli genera soprattutto nella popolazione femminile, aggravando dabbene il decorso di malattie quali il tumore alla mammella, che come tale richiede un trattamento di chemioterapia più aggressivo. Lo ha attestato ieri la caporeparto di medicina interna, Anuška Budisavljević, dopo aver rivelato dati preoccupanti: “L’incidenza del cancro in Istria è in aumento. Fino a pochi anni fa avevamo una media annua di circa 120 casi di tumore maligno alla mammella. Negli ultimi due, invece, ne abbiamo registrato 160. Sono patologie che implicano cure complesse e trattamenti multimodulari. Un aspetto molto inquietante per le pazienti è proprio l’alopecia ed è per questo che si è fatta avanti l’idea di lenire almeno una delle tante sofferenze sopportate dalle donne colpite da questa patologia”.
Un impatto devastante sulle pazienti
La comprova in merito a quanto questo effetto collaterale sia uno dei meno accettati dai pazienti è arrivata ieri con la proiezione del filmato prodotto in loco dall’Ospedale di Pola, che raccoglie le testimonianze delle esperienze vissute dalle donne che si sono viste alterare la percezione dell’immagine viso-corporea e subito la malattia come un segno, visibile anche all’esterno, tale da far ricordare e rivelare a ogni istante il percorso di cura che si sta affrontando. Da quanto illustrato, questo può comportare un impatto negativo sull’autostima, sulla sessualità e qualità generale della vita della persona, influendo così su vari aspetti della vita familiare e sociale. Il fatto che l’improvvisa perdita della capigliatura, non sia soltanto uno smarrimento di un elemento decorativo, ma di un simbolo della femminilità, dell’identità e della bellezza femminile, ha invogliato i vertici della Regione a fare un investimento per aiutare i pazienti in queste fragili condizioni. Un tanto è stato reso noto dal presidente della Regione, Boris Miletić, assicurando che i supporti finanziari a favore dell’Ospedale di Pola continuano e continueranno a venire assegnati indipendentemente dal passaggio dell’istituzione alla proprietà statale. La vicepresidente regionale Gordana Antić, affiancata anche dall’assessore regionale alla Sanità, Davorka Maras-Tkačuk, ha a sua volta lodato la sensibilità del leader della Regione per l’attenzione prestata esattamente a quelle che sono le richieste professionali indicate dal settore pubblico sanitario. Ai ringraziamenti si è associato il direttore dell’Ospedale Andrej Angelini, mentre le infermiere Marina Dembić e Petra Popović hanno proposto una presentazione dettagliata sull’utilità e le modalità d’uso delle cuffie refrigeranti.
Come funziona il trattamento
Da quanto appreso, funzionano raffreddando il cuoio capelluto, riducendo il flusso sanguigno ai follicoli piliferi e il metabolismo delle cellule, limitando così l’effetto del farmaco chemioterapico sui capelli. Il trattamento permette di mantenere una temperatura costante, compresa tra i 3 e i 5 gradi. Il raffreddamento, che avviene in modo graduale per causare il minor disagio possibile alla paziente e si mantiene poi stabile per garantire l’efficacia, crea una condizione di vasocostrizione, che riduce la concentrazione del farmaco chemioterapico sulla pelle, riduce l’assorbimento cellulare dell’agente chemioterapico e riduce il metabolismo delle cellule follicolari. Il casco deve essere indossato prima, durante e dopo la chemioterapia, mantenendo una temperatura tra -4°C e 8°C per assicurare la massima efficacia. Si comincia circa 30 minuti prima dell’inizio della seduta, continua per tutta la durata della somministrazione del farmaco e al termine del trattamento per ulteriori 60-120 minuti. Come spiegato dagli operatori sanitari di Pola, lo strumento con i caschi sta già trattando più pazienti al giorno, di cui due in contemporanea.

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