Vladimir Torbica. Istria, un vero mosaico di culture

Incontro di fine anno con l'assessore regionale alla Cultura e alla Territtorialità

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Vladimir Torbica. Istria, un vero mosaico di culture

L’Istria, oltre a essere una meta turistica capace di attirare turisti da tutto il mondo grazie alle acque cristalline del suo mare, alla natura lussureggiante del suo entroterra e alla magia dei suoi borghi storici, è un crogiolo di culture e tradizioni. La sua storia valica i millenni del tempo e affonda le radici nella preistoria, regalandoci un patrimonio di inestimabile valore. Questo mosaico fatto di arte, cultura, storia, usi e costumi oggi viene valorizzato, salvaguardato, studiato e tutelato a livello istituzionale dall’assessorato alla Cultura e alla Territorialità della Regione istriana, alla cui guida si trova Vladimir Torbica, che abbiamo incontrato per fare il punto delle iniziative passate, presenti e future.

Quando in Regione si dice “cultura”, si pensa immediatamente a lei. Da quanto tempo ricopre il ruolo di assessore alla Cultura e alla Territorialità della Regione istriana? Come si è avvicinato a questo mondo? Che cosa ama del suo lavoro e che cosa vorrebbe cambiare?

“Lavoro presso la Regione istriana dal 1998; prima ricoprivo il ruolo di aiuto assessore, mentre nel 2008 ho assunto l’incarico di assessore alla Cultura. Arrivo dal mondo della scuola, mi sono laureato in quello che all’epoca era il Corso di laurea in Letterature comparate. Ho insegnato per diverso tempo, poi sono passato a quest’altro ruolo. Devo dire che l’insegnamento e la cultura sono una bella accoppiata.

A mio avviso oggi abbiamo troppa burocrazia, un tempo c’era più libertà, però alla fine c’è molta soddisfazione nel vedere un progetto realizzato; è in quel momento che si delineano lo scopo e il senso dell’impegno profuso. Ma al di là dei bandi di concorso e del lavoro in sé, quello che apprezzo di più sono gli incontri e la collaborazione con persone di qualità e di cultura”.

Qual è il bilancio dei suoi anni di mandato? Quali risultati considera più significativi e perché?

“Tra i progetti più significativi si possono annoverare sicuramente l’Enciclopedia istriana, il portale online Istrapedia e il Dizionario biografico istriano, quest’ultimo bilingue (croato-italiano), dedicato alla storia, alla cultura e ai personaggi della Regione. Stiamo parlando di sapere stilizzato messo a disposizione della cittadinanza e fruibile da chiunque. Come storico sono molto sensibile anche alle tradizioni non materiali, quindi reputo di particolare importanza i Centri culturali situati nelle piccole cittadine istriane, dove si respira l’energia e la positività delle persone del posto, come ad esempio la Casa dei castelli istriani a Momiano”.

In che modo la sua visione iniziale è cambiata nel corso del tempo?

“Rispetto agli inizi, oggi l’itinerario decisionale è molto più complesso, qualsiasi decisione deve passare attraverso i bandi. Tale procedura garantisce più trasparenza, ma alle volte è meno efficace”.

La Regione istriana è molto sensibile al settore culturale, ma come si concilia la necessità di investire nella cultura con i vincoli di Bilancio e le tante necessità in genere nel settore pubblico?

“L’Istria è una piccola penisola con un mare di eventi, dove tutti credono di essere eccellenti e rivendicano le loro peculiarità. Se guardiamo il Bilancio ci rendiamo conto che nel 2024 la nostra Regione è quella che in Croazia ha dato più fondi pro capite alla cultura. Un progetto di valore troverà sempre il modo per arrivare ai finanziamenti. Gli interventi nella cultura durano nel tempo, non è possibile realizzarli da un giorno all’altro e continuano a produrre risultati anche dopo anni”.

La Regione cerca di valorizzare la cultura anche nelle aree periferiche: come ci riesce? Spesso in questi territori la presenza della CNI è molto forte. Come e quanto questa influenza le attività dell’assessorato?

“La Comunità Nazionale Italiana viene percepita come un partner. L’assessorato alla Cultura e alla Territorialità ha sette Consigli per ogni settore di gestione e in ciascuno è garantita la presenza di almeno un esponente della minoranza italiana. Infatti, la CNI è inclusa in molte iniziative che sono state realizzate e che tutt’ora si stanno realizzando”.

Quali sono i progetti più rilevanti attuati in collaborazione con gli enti e le istituzioni della CNI? Quali criteri vengono utilizzati per sostenere partnership tra le due realtà?

“Nelle realtà periferiche il ruolo della Comunità Nazionale Italiana è fondamentale e la collaborazione con le Comunità degli Italiani è quotidiana, soprattutto per quanto riguarda l’impegno nella tutela e nella promozione del bilinguismo. L’assessorato alla Cultura e alla Territorialità pubblica tutti i nostri bandi in croato e in italiano, ma le risposte sono per lo più solo in croato. Questo è un errore, perché il diritto a esprimersi nella propria lingua madre non deve esistere solo su carta, ma deve venire anche esercitato, altrimenti rimane fine a sé stesso. In questo contesto esiste una bella collaborazione con la Giunta esecutiva dell’Unione Italiana. Tra i vari progetti, l’ultimo in ordine di tempo, definito in collaborazione con la Scuola elementare italiana Bernardo Parentin’ di Parenzo, è il gioco di società ‘Parenzopoly’.

Per quanto riguarda i criteri di scelta, questi sono uguali per tutti e sono realizzati dai Consigli dell’assessorato in base alla Legge per il finanziamento della cultura. Nei bandi di concorso sono inseriti 50 punti per quanto riguarda i criteri generali e altri 50 inerenti a criteri specifici, necessari per valutare la validità delle proposte”.

In che modo è possibile coinvolgere cittadini e associazioni nella definizione di pratiche culturali? Qual è il progetto più difficile da portare avanti?

“Tutta l’Istria è attiva nella promozione e nella salvaguardia del patrimonio storico-culturale. Tra i vari progetti ed eventi di maggiore spicco possiamo nominare senza dubbio il Festival dell’istroveneto, o quello dell’istrioto, il Dizionario biografico istriano bilingue, i tre volumi dedicati al patrimonio artistico della chiesa istriana. Parliamo di iniziative valide in cui non solo vengono coinvolti esperti del settore, ma anche tutta la cittadinanza, la quale dimostra il forte attaccamento a tali manifestazioni”.

A un certo punto del percorso amministrativo, l’assessorato che guida ha ampliato l’attività alla “territorialità”, meglio allo studio e alla conoscenza del territorio, del suo patrimonio. Tirando le somme di quanto è stato fatto in questi ambiti, il bilancio è positivo? Qual è stata la risposta delle scuole e istituzioni chiamate a conoscere il territorio?

“Dodici anni fa è iniziato il progetto sulla territorialità: all’inizio sono stati coinvolti gli asili, poi le scuole elementari e dopo le medie superiori. Ultimamente si è inclusa anche l’Università di Pola: lo studio della storia del territorio coinvolge tutta la verticale educativa della Regione istriana. Si tratta di un’iniziativa voluta e sostenuta dall’allora presidente della Regione, Valter Flego, che fin da subito ha riscosso una buona risposta e ha portato a dei risultati tangibili. Ogni anno si organizza il Festival della territorialità dove si incontrano gli alunni degli istituti scolastici che presentano i propri lavori. Inoltre, nel frattempo, sono stati pubblicati due libri. La novità di quest’anno è l’introduzione dell’IQ-Istr(i)a Quiz, gioco didattico e interattivo per includere ancora di più i ragazzi delle scuole medie superiori”.

Progetti in fase di preparazione?

“Le nostre manifestazioni e iniziative funzionano sulla base dei bandi di concorso; ne abbiamo tantissimi attivi in fase di realizzazione e di progettazione, parliamo di circa 300 progetti. Tra quelli più significativi si può annoverare la Casa degli organi a San Lorenzo del Pasenatico, per il quale attualmente è aperto il bando pubblico, mentre l’inizio dei lavori è previsto per il 2026. A questo si aggiunge la Casa della musica istriana a Pola, di cui stiamo preparando la documentazione e il ‘Museom’ a Portole, uno spazio per raccogliere le storie di tutti coloro che sono immigrati ed emigrati dall’Istria”.

Come valuta la collaborazione transfrontaliera, in primo luogo quella già provata e collaudata con la Regione del Veneto?

“Il dialogo con la Regione Veneto è molto solido e ben radicato, soprattutto grazie alla Legge Beggiato. Ogni anno ci candidiamo e otteniamo dei mezzi notevoli: attualmente stiamo finendo il restauro degli affreschi della chiesa di Madonna del Campo a Visinada, mentre per il 2026 siamo proiettati sulla chiesa di Santa Maria a Portole. Si tratta di circa 40mila euro. Inoltre, annualmente abbiamo dai dieci ai venti progetti che il Veneto finanza nella nostra Regione. Possiamo perciò parlare di una collaborazione molto buona, anche a livello personale, grazie all’appoggio del presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti. Invece, ringraziando la vicepresidente della Regione in quota CNI, Jessica Acquavita, abbiamo iniziato a costruire la collaborazione con il Friuli Venezia Giulia, anche se con alcune associazioni esiste una collaborazione già da qualche anno”.

Concludiamo con un messaggio di fine anno…

“Invio i miei più sinceri auguri a tutti. Credo che ogni persona, quando se ne sta da sola con sé stessa e guarda nell’immensità del blu, deve ricordare che al di là del lavoro esiste anche molto altro”.

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