La recente trasferta del Gruppo folkloristico della Comunità degli Italiani di Villanova del Quieto in Montenegro appartiene senza dubbio a quei viaggi che si misurano in emozioni, incontri e memoria condivisa. Un’esperienza che ha saputo intrecciare musica, tradizione, amicizia e conoscenza reciproca, confermando come la cultura continui a essere uno dei ponti più solidi tra le comunità dell’Adriatico. Messosi in viaggio per partecipare al “XX International Music & Dance Festival”, organizzato dalla “World Festival Association” a Budva, il gruppo, diretto da Sandro Bratović, con il prezioso lavoro di collegamento svolto da Elena Barnabà, ha rappresentato l’Istria e la Comunità Nazionale Italiana all’interno di una manifestazione che riunisce formazioni provenienti da diversi Paesi europei, con l’obiettivo di promuovere il dialogo tra popoli, la conoscenza reciproca e la salvaguardia delle tradizioni popolari. A fare da sfondo alla manifestazione è stata la splendida Budva, una delle perle dell’Adriatico. Prima delle esibizioni, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di conoscere la città attraverso una visita guidata che li ha condotti tra le mura della parte storica, tra vicoli in pietra levigati dal tempo, antiche chiese e panorami che si aprono sul mare. Passeggiare tra le fortificazioni veneziane e le piazze del centro ha permesso ai partecipanti di cogliere le profonde connessioni storiche che legano da secoli le due sponde dell’Adriatico.

Esibizioni ed emozioni
Il momento più atteso è stato naturalmente quello dell’esibizione. Sul palco, il Gruppo folkloristico della CI di Villanova ha portato un repertorio che racconta l’anima autentica dell’Istria. Ad aprire la performance è stata la celebre “La mula de Parenzo”, uno dei brani più rappresentativi della tradizione popolare istriana. A seguire, un coinvolgente mix di canzoni tradizionali istriane, capace di evocare atmosfere, dialetti e ricordi che appartengono al patrimonio collettivo della penisola. Non sono mancati poi “Lunedì mattina la va in mulino”, “La mia malattia”, il brano identitario “Sve dok živu Istrijani” e l’allegra “L’uccellino”, eseguiti con passione e partecipazione. Attraverso queste canzoni il gruppo ha offerto uno spettacolo musicale raccontando una storia fatta di lavoro, affetti, appartenenza e memoria. Una storia che continua a vivere grazie all’impegno delle comunità italiane dell’Istria e alla volontà delle nuove generazioni di custodirne il patrimonio. Al termine del concerto, tutti i gruppi partecipanti si sono riuniti per la tradizionale fotografia collettiva, uno scatto che ha suggellato la conclusione di una serata all’insegna della condivisione e dell’amicizia internazionale.

Incontro con i connazionali
La trasferta montenegrina non si è però limitata alla partecipazione al festival. Un capitolo particolarmente significativo è stato l’incontro con Aleksandar Dender, presidente della Comunità degli Italiani del Montenegro, con sede a Cattaro, e con altri rappresentanti del sodalizio locale. L’incontro, svoltosi inizialmente nella sede della CI, si è trasformato in un prezioso momento di scambio culturale e umano. Esperienze, racconti, tradizioni e progetti hanno trovato terreno comune, confermando quanto siano ancora vivi i legami che uniscono le comunità italiane. A rendere ancora più speciale la permanenza è stata la presenza della suggestiva figura della “Contessa di Cattaro”, accompagnata da un gruppo vocale tradizionale locale. Vestita con eleganti abiti d’epoca, la guida ha accompagnato gli ospiti istriani attraverso le calli e le piazzette della città antica, trasformando la visita in un vero viaggio nel tempo. Tra racconti storici, canti tradizionali e momenti di danza, i partecipanti hanno scoperto le meraviglie della città, la maestosa Cattedrale di San Trifone, simbolo della presenza cattolica nella Baia di Cattaro, le antiche mura che si arrampicano sul fianco della montagna fino alla Fortezza di San Giovanni, la Piazza delle Armi, cuore della vita cittadina, il Palazzo dei Principi e le testimonianze lasciate nei secoli dalla Serenissima Repubblica di Venezia. Ogni scorcio della città sembrava raccontare una storia diversa, quella dei marinai, dei mercanti, delle nobili famiglie che fecero di Cattaro uno dei centri più importanti dell’Adriatico orientale. Un patrimonio che oggi trova riconoscimento internazionale nell’inserimento della città tra i siti UNESCO.

Sostegno comune
Le emozioni sono proseguite con un’escursione nella spettacolare Baia di Cattaro. La navigazione ha condotto il gruppo fino all’isola di Nostra Signora delle Rocce, conosciuta dalla comunità italiana locale anche come Madonna dello Scalpello, piccolo gioiello costruito nei secoli dalla devozione dei marinai. Qui arte, fede e leggenda si fondono in un luogo unico, sospeso tra cielo e mare. Di fronte all’isola si erge la silenziosa San Giorgio, avvolta dal fascino del suo antico monastero benedettino e dal verde dei cipressi che ne caratterizzano il profilo. La visita è poi proseguita a Perasto, autentica perla barocca della baia, dove palazzi nobiliari, chiese e antichi approdi testimoniano l’importanza che la città ebbe nei secoli della navigazione adriatica.

Lorena Lubiana Bellè, presidente della CI di Villanova, con emozione ha rilevato come: “Desidero anzitutto esprimere il mio più sincero ringraziamento a tutti i nostri attivisti e componenti del Gruppo folkloristico, in quanto ancora una volta hanno dimostrato quanto l’unione, la passione e il senso di appartenenza possano trasformare un semplice viaggio in una straordinaria esperienza umana e culturale. Attraverso il canto, la musica e la tradizione abbiamo avuto l’opportunità di raccontare chi siamo, da dove veniamo e quali valori custodiamo con orgoglio. Desidero inoltre rivolgere un sentito grazie al presidente Aleksandar Dender e a tutti i collaboratori e figuranti della Comunità degli Italiani di Cattaro che ci hanno accolto con grande cordialità e calore umano. L’incontro è stato un autentico momento di condivisione e di arricchimento reciproco. Abbiamo percepito fin dal primo istante il desiderio sincero di costruire legami, confrontare esperienze e rafforzare quel senso di appartenenza che accomuna le comunità italiane presenti lungo le due sponde dell’Adriatico. Un sentito ringraziamento va a tutte le istituzioni che hanno creduto in questo progetto e che, con il loro sostegno, hanno reso possibile questa trasferta. Ringrazio l’Unione Italiana, l’Università Popolare di Trieste, il Governo Italiano attraverso il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Comune di Verteneglio, l’Ente turistico di Verteneglio e l’Ufficio per i Diritti Umani e i Diritti delle Minoranze Nazionali della Repubblica di Croazia. Il loro supporto rappresenta un investimento concreto nella tutela dell’identità, della cultura e della lingua italiana nei nostri territori. Esperienze come questa ci ricordano che la cultura non è soltanto memoria del passato, ma anche responsabilità verso il futuro. Siamo rientrati a casa con il cuore colmo di gratitudine, con nuovi amici, nuove conoscenze e una rinnovata consapevolezza del valore della nostra Comunità. Continueremo a lavorare con entusiasmo affinché occasioni come questa possano moltiplicarsi, perché è attraverso la cultura, il dialogo e la collaborazione che si costruisce un futuro fatto di rispetto reciproco, amicizia e pace tra i popoli”.
Sono stati quindi giorni intensi, vissuti tra spettacoli, incontri e scoperte, nei quali la cultura si è rivelata ancora una volta un linguaggio universale capace di superare ogni confine perché, ogni canzone tramandata, ogni ballo condiviso e ogni storia raccontata contribuiscono a mantenere vivo quel patrimonio comune che unisce le comunità e rafforza il senso di appartenenza a una storia che continua a essere scritta insieme.


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