Sabato scorso, Verteneglio si è trasformata ancora una volta in un crocevia poetico tra passato e presente, accogliendo a braccia aperte la manifestazione “Nei colori della tradizione – La festa della trebbiatura”, un inno alla vita contadina, alle radici condivise e al tempo lento che una volta scandiva i ritmi delle stagioni. Una giornata che ha ricordato che la bellezza sta nelle piccole cose, che la tradizione non è nostalgia, ma radice, che cucinare insieme, ballare, raccontare e tramandare sono atti di resistenza, ma anche d’amore.
La piazza del paese, sin dalle prime luci della sera, si è animata di suoni, profumi e immagini che sembravano usciti da un tempo sospeso. Le lancette dell’orologio hanno fatto marcia indietro e il cuore ha ripreso a battere al ritmo delle falci e dei canti contadini. Il presente ha lasciato il passo alla memoria collettiva, offrendo a grandi e piccini uno sguardo autentico su un mondo che, pur cambiando volto, non ha mai smesso di vivere nei gesti tramandati.
Mestieri e sapori di una volta
Il programma ha saputo incantare e coinvolgere ogni visitatore. I più anziani hanno rivissuto l’infanzia tra i profumi del grano, musiche dal vivo, racconti sotto le stelle e suoni della trebbiatura, mentre i più giovani si sono affacciati a un universo fatto di semplicità e dignità, di gesti antichi e sapienze quotidiane. Una trebbiatrice originale del 1938, ancora perfettamente funzionante grazie alla cura di un agricoltore locale, ha riportato in vita la spettacolare arte della trebbiatura. La manifestazione è nata più di tre lustri fa, grazie all’intuizione e alla passione di Željko Ružić, mosso dal desiderio sincero di mostrare alle nuove generazioni come si viveva e lavorava un tempo. Dopo aver condiviso l’idea con Ezio Radin, custode e proprietario della storica trebbiatrice, è bastata una stretta di mano e un sogno comune per dare vita a un evento che, anno dopo anno, è cresciuto fino a diventare una tradizione amata e sempre più seguita. Per avviare gli antichi ingranaggi in legno della trebbiatrice, i promotori usavano un vecchio trattore d’altri tempi, un vero cimelio meccanico che oggi avrebbe festeggiato oltre cent’anni. Purtroppo, quel trattore non è più in funzione, ma il suo rombo appartiene ormai alla leggenda del paese, come un’eco affettuosa che ancora vibra nei ricordi di chi c’era fin dall’inizio.
I punti espositivi, disseminati nel centro di Verteneglio, hanno raccontato il mondo contadino con uno sguardo rispettoso su artigiani all’opera, ricamatrici, forni accesi, vecchi utensili e dolci della tradizione. Il sapore della memoria era nell’aria, nel vino locale, nei profumi dell’olio d’oliva, nei dolci rustici esposti con orgoglio su tovaglie di lino ricamato. L’atmosfera è stata resa ancor più autentica dalla presenza di animali da fattoria che hanno entusiasmato i bambini e intenerito i più grandi. Il calderone di funghi, preparato con maestria dall’associazione micologica “Boletus” del Buiese, ha saputo conquistare anche i palati più esigenti, completando un’offerta gastronomica ricca di sapori veraci e genuini.
Presenze che lasciano il segno
Presenza ormai immancabile, il gruppo folkloristico della Comunità degli Italiani di Villanova, che ha incantato il pubblico con balli e musiche tradizionali, ma anche con un laboratorio a cielo aperto dedicato alla creazione dei fusi, un gesto antico, simbolico, che ha riportato le mani dei partecipanti a dialogare con il filo del tempo. A rendere ancor più viva la loro partecipazione, il gruppo ha proposto anche i giochi tradizionali delle carte, riportando alla luce quei momenti di socialità genuina che un tempo animavano le sere d’estate nei cortili e nelle osterie di paese. Un’occasione per ritrovare il gusto dello stare insieme, tra una briscola e una scopa, come si faceva una volta, ridendo e scherzando sotto il cielo aperto.
Con entusiasmo e profondo spirito di condivisione, anche il gruppo “Salvore ala veciaia”, proveniente dal sodalizio salvorino, ha partecipato alla manifestazione, portando con sé usanze, costumi, mestieri di una volta e prelibatezze del proprio territorio. Gli uomini del gruppo hanno dato nuova vita ai lavori del passato, quali l’arrotino con la sua mola sfavillante, il riparatore di reti da pesca, il pettinatore di lana, lo schiacciatore di granoturco (formenton pilà) e il battitore di falci in ferro da mietitura. Le donne, invece, hanno deliziato i presenti preparando dolci tradizionali e realizzando a mano la tipica pasta istriana “pljukanci”, impastata con vigore e amore, come facevano le nonne nelle cucine di un tempo. La loro presenza ha saputo regalare immagini vivide di un mondo contadino che ancora vive nel cuore della comunità nonché sapori e atmosfere autentiche, calde come un ricordo che non sbiadisce.
L’arte incontra la memoria
La manifestazione è stata arricchita anche da due iniziative culturali di grande valore simbolico, l’inaugurazione di un murales dell’artista spagnola Raquel Rodrigo, ispirato alle tecniche di ricamo che ha appreso dalla madre, e un laboratorio di costruzione a secco, organizzato in collaborazione con l’associazione “Babin pas” di Rovigno, che ha trasmesso ai partecipanti i saperi antichi legati alla modellazione del paesaggio con la pietra.
Come ogni anno, “Nei colori della tradizione – La festa della trebbiatura”, evento organizzato dal Comune e dall’Ente turistico di Verteneglio con la collaborazione delle associazioni locali, è stato un abbraccio collettivo alla terra, alle proprie origini, alle mani callose dei nonni e alle voci delle nonne che cantavano mentre impastavano. E in quella voce antica, corale, di trebbiatrici, arnesi, ricami e fusi, ognuno ha ritrovato un po’ di sé.
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