Verteneglio: memorie volti e tradizioni

Il libro di David di Paoli Paulovich, autentico scrigno dei ricordi, edito dall’Associazione delle Comunità istriane di Trieste, è stato presentato nella sede del sodalizio locale

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Verteneglio: memorie volti e tradizioni

Un volume, “Verteneglio. Memorie, volti e tradizioni di una comunità istriana” scritto da David di Paoli Paulovich, paragonabile a uno scrigno ricco non solamente di storie, tradizioni, musica e memorie, ma pure di vissuto, di testimonianze e raccolte di ricerche che andranno sicuramente ad arricchire non soltanto biblioteche e archivi, ma pure il bagaglio storico e culturale degli abitanti del territorio, in quanto ognuno può trovare in esso un pezzo di storia della propria famiglia, delle proprie abitudini o semplicemente ricordi che adesso sicuramente non si perderanno nell’oblio del tempo. Il volume, edito dall’Associazione delle Comunità istriane di Trieste, di cui l’autore è presidente, grazie ai fondi ministeriali ex legge 72/2001, è stato presentato negli spazi della Comunità degli Italiani di Verteneglio dove ad accogliere un pubblico molto interessato sono stati il sindaco Neš Sinožić ed Elena Barnabà, presidente della Giunta esecutiva del sodalizio.

 

Piccola patria da non dimenticare

In qualità di coordinatore della serata e autore della presentazione del volume, a introdurre l’incontro è stato Rino Cigui, ricercatore e storico del Centro di ricerche storiche di Rovigno e della Società di studi storici e geografici di Pirano.

”È con vivo piacere che ho accettato l’invito dell’amico Di Paoli, con il quale condivido l’amore per l’Istria e la sua storia, a mettere su carta alcune riflessioni sulla sua ultima fatica editoriale, un volume significativo, che costituisce un’importante opera di memoria della comunità vertenegliese. Come noto ai più, Di Paoli è un instancabile e attento studioso delle tradizioni storico-musicali istriane, che da qualche tempo sta riportando alla luce una preziosa documentazione, che altrimenti rischiava di perdersi nell’oblio della quotidianità e del già letto e sentito. La memoria d’altronde, per rimanere viva, si deve coltivare e alimentare, giacché non esiste colpa peggiore del dimenticare il passato, qualunque esso sia. I vertenegliesi, rimasti ed esodati, hanno il dovere morale di conoscere la loro ‘piccola patria’, devono conoscerla nei suoi molteplici aspetti se vogliono avere una visione unitaria e fedele della stessa, poiché solo una volta in possesso di un ricco corredo di cognizioni e di memorie patrie essi potranno custodirlo e tramandarlo alle future generazioni”, ha sottolineato Cigui, che per l’occasione ha letto pure l’intervento di Massimo Gobessi della RAI di Trieste, che non ha potuto presenziare.

La copertina del volume

L’importanza dell’archivio diocesano

”In questi anni ho avuto modo di ascoltare e di accostarmi, con silenziosa umiltà, a questa terra che sento mia per parte di madre e quindi mi è difficile, ma non impossibile, parlare di codesta pubblicazione, perché le tradizioni, ma soprattutto i valori, sono parte integrante del mio essere – ha scritto Gobessi –. Un volume arricchito con trascrizioni musicali, note, pentagrammi, che ricostruiscono lo stare insieme, il vero senso della comunità di Verteneglio, testimone del passaggio di genti e di bandiere, che non hanno modificato quell’anima sana, popolare, orale, ma non per questo povera di contenuti e di saggezza. Facendo tesoro della discreta bibliografia esistente su Verteneglio, della vita più intima della cittadina, ricostruendo le tradizioni folcloriche rituali, la sua ricerca pluridecennale, ha una motivazione alta, quasi un impegno morale e ideale con l’indimenticabile monsignor Luigi Parentin che aveva visto giusto quando disse ‘…el ghe daghi a Di Paoli quel che gavemo messo da parte…’, parole che hanno impegnato l’autore a non tralasciare alcun tassello del mosaico di storia e di storie di Verteneglio” ha rilevato Gobessi riferendosi al ricercatore e amante del passato della chiesa istriana, scrittore prolifico, sacerdote, archivista e storico Parentin, nato a Cittanova nel primo ‘900 e che nel 1972 il Papa nominò prelato onorario, nonché vescovo archivista dell’Archivio diocesano di Trieste, che organizzò, guidò e studiò fino alla morte, nel dicembre del 1997.

Presente pure Gianfranco Abrami, autore di numerosi scatti presenti nel volume, che ha raccontato come, quando Di Paoli gli chiese le foto per il volume, siano emersi piacevoli ricordi di due persone meravigliose: suo santolo e la sua consorte, Giovanni Fernetti e Rina Giuressi, entrambi nativi di Verteneglio, che poi a Trieste diventarono grandi amici di suo padre.

Il pubblico con le autorità in prima fila

Eredità immateriale

L’autore ha espresso quindi parole di gratitudine per la possibilità di presentare quest’opera, nata da una ricerca iniziata già negli anni ‘90.

”Ogni giorno mio padre mi raccontava di Verteneglio, di vicende della mia famiglia, per cui è stato quasi un dovere morale riversare queste memorie in un volume, che si compone di varie parti, con molte fotografie storiche”, ha rilevato Di Paoli, spiegando di aver dedicato il volume alla sua bisnonna, Giovanna Fiorentin, a suo tempo conosciuta come “la maestra vecia”, in quanto per quarant’anni insegnante e direttrice della SEI di Verteneglio dal 1915 e direttrice scolastica a Castelvenere; a suo marito e bisnonno dell’autore, Giovanni Paoluzzi, commerciante del luogo; a sua nonna, Gioconda Paoluzzi, insegnante di Villanova e Verteneglio, Dama dell’ordine della corona d’Italia e Medaglia d’oro della Lega nazionale; a suo nonno Mario Paulovich, insegnante a Villanova di Verteneglio; a suo zio Mario Di Paoli e a suo padre, Paolo Di Paoli Paulovich, che a Verteneglio visse la sua infanzia, già presidente dell’Ordine dei Dottori commercialisti di Trieste e giudice tributario e già presidente delle Comunità degli Italiani di Villanova e Verteneglio.

Il volume di quasi 450 pagine, accompagnato da un CD con incisi i brani trascritti, si articola in 13 capitoli, dove oltre alla pubblicazione di materiali storici e folclorici, si presenta per la prima volta una ricchissima silloge di canti trascritti dalla viva prassi di tradizione orale dalla metà del XIX secolo fino alla metà del XX secolo, interrottasi con il grande esodo. Presentati i primi riferimenti documentali del luogo, i ritrovamenti archeologici nel territorio comunale, le impronte artistiche, con particolare attenzione alle chiese, il calendario dell’anno fra usanze, riti e tradizioni popolari e l’antico canto patriarchino. Non mancano le storie del coro, della banda, del Duomo e dell’organo, nonchè tutte le usanze, religiosità e tradizioni popolari. Il tutto è arricchito con canti, poesie, racconti e alcuni termini della parlata vertenegliese, per concludere con una Verteneglio alle soglie del secondo millennio e i “verteneanti” nel mondo.

”Possa dunque l’eredità immateriale che giace nei materiali di questo volume fare da ponte ideale su cui transitano non soltanto ricordi, ma tasselli fondanti d’identità e valori comuni di una comunità dispersa che riannoda i fili con il suo passato e riabbraccia idealmente la sua Istria e il suo territorio insieme con i suoi figli di oggi”, ha concluso Di Paoli.

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