“In viaggio verso Albona. Tornare in Istria”. È stato questo il titolo del programma artistico-culturale tenutosi sabato nel Teatrino della Comunità degli Italiani “Giuseppina Martinuzzi” nell’ambito del 50° Raduno degli albonesi, il tradizionale incontro degli esuli di Albona, al quale da diversi anni si uniscono pure i rimasti. L’appuntamento viene organizzato dalla Società operaia di mutuo soccorso (SOMS) “Onorato Zustovich”, con sede a Trieste, e pure quest’anno a contribuire all’organizzazione è stata la CI di Albona. Quello tenutosi nel Teatrino è stato l’evento centrale del Raduno di quest’anno, iniziato il giorno prima e terminato ieri, quando i partecipanti all’incontro, circa 80 persone arrivate da diverse parti dell’Italia, albonesi e i loro discendenti, hanno potuto presenziare, tra l’altro, pure all’ormai tradizionale Santa messa nel Duomo.

Foto: Tanja Škopac
“Il 50° Raduno degli albonesi è un evento importante. Testimonia il perdurante attaccamento degli esuli albonesi e dei loro figli e nipoti alla loro città. Testimonia la voglia e il desiderio di ritrovarsi insieme per rinsaldare i legami che i dolorosi avvenimenti del dopoguerra hanno spezzato”, ha detto prima dell’inizio del programma dedicato a letture, poesie e musica Giulia Millevoi, presidente della SOMS, sottolineando che per questo Raduno era necessario “organizzare qualcosa di particolare”. “Non potevamo accontentarci di celebrarlo in maniera usuale, e l’idea di Maria Caudia Valdini, accolta con entusiasmo dalla presidente della CI di Albona, Daniela Mohorović e dal direttivo della SOMS, di esibirci tutti insieme, con letture, canti dei due cori albonesi e poesie, sul palco del bellissimo Teatrino, anche a me è sembrata magnifica”, ha proseguito la Millevoi.
Presenti, oltre alla presidente della CI e a Tullio Vorano, presidente della Giunta esecutiva del sodalizio, che hanno fatto gli onori di casa, pure Marin Corva, presidente della GE dell’Unione Italiana, il sindaco albonese Donald Blašković e Tulio Demetlika, già primo cittadino di Albona, ex vicepresidente della Regione istriana e già deputato al Sabor. A quest’ultimo sono andati i ringraziamenti e i regali della SOMS e della CI per il contributo all’organizzazione del primo Raduno ad Albona, quello del 2012, ricordato sabato da Giulia Millevoi e da Daniela Mohorović. Per quanto riguarda ancora il programma, la presidente della SOMS ha detto che l’intenzione era quella di ricreare “lo spirito, il clima e le sensazioni che provavano i nostri padri, nonni e bisnonni quando si riunivano qui per divertirsi, commuoversi, festeggiare o celebrare le ricorrenze; e immaginare che questo periodo che ci separa da loro, fatto anche di eventi drammatici, non ci sia stato”.
“Sarà appunto come se i precedenti 49 Raduni non siano mai avvenuti, sarà come se un ideale filo d’amore ci leghi ancora a chi oggi, purtroppo, non c’è più, ma ha frequentato e amato, come noi oggi, questo Teatro, uno dei simboli di Albona, della sua cultura, della sua antica modernità. Sarà come se non fossimo mai andati via”, ha concluso, commuovendosi fino alle lacrime, Giulia Millevoi.

Foto: Tanja Škopac
Le radici comuni
“Ben tornati a casa” è stato il saluto rivolto agli albonesi residenti in Italia da parte della presidente della CI di Albona. Dicendosi onorata di poter accogliere i partecipanti all’incontro, oltre che lo storico Raduno del 2012, ha ricordato pure alcuni dei progetti che hanno contribuito al rafforzamento della collaborazione e dell’amicizia tra la SOMS e la CI, soffermandosi sulla monografia pubblicata in occasione dei 150 anni dalla fondazione della “Onorato Zustovich” e sullo scoprimento della lapide bilingue collocata sulla facciata di un edificio nel centro storico in cui la Società ebbe sede per un periodo di tempo. Conformemente alla tradizione instaurata nel 2012, da quando quest’appuntamento annuale si alterna tra Albona e l’Italia, il 50° Raduno avrebbe dovuto tenersi in Italia, ma “questa volta abbiamo deciso di fare un’eccezione”, anche grazie alle parole della presidente della SOMS pronunciate durante il 49° Raduno, celebrato nel Teatrino: “Noi qua semo a casa e se sentimo a casa”. La Mohorović ha parlato in seguito degli anni ‘50 e del grande esodo che “segnò profondamente la nostra comunità, riducendoci a minoranza”.
Ricordato pure il restauro del Teatrino, eseguito anche con il sostegno del governo croato, tramite l’UI, e del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale della Repubblica Italiana, tramite l’UpT, della Città di Albona e di quattro ditte italiane operanti nella Zona imprenditoriale di Vines. Secondo la presidente della CI, per il sodalizio albonese il 50° Raduno e l’evento tenutosi sabato sono stati un’occasione speciale “per celebrare insieme la nostra storia e le nostre comuni radici proprio in questo ‘tempio dell’arte’”. “Che le poesie, i racconti, le narrazioni, le voci dei nostri cori, i minicantanti e il coro misto ‘Giuseppina Martinuzzi’, sappiano riportarci idealmente ai nostri avi e a quanti non sono più tra noi, ricreando le stesse emozioni vissute un tempo, perché esse non si affievoliscano mai nella memoria”, ha concluso la Mohorović. A intervenire è stato poi il sindaco Donald Blašković, il quale ha voluto ringraziare le due associazioni per la collaborazione e l’amicizia che portano avanti, “conservando così la memoria del passato e nobilitando il futuro”, aggiungendo che la Città s’impegnerà affinché i partecipanti al Raduno ogni volta che tornano ad Albona vedano i risultati degli investimenti cittadini.
“Siamo un’unica famiglia, spezzata dalla storia, però riunitasi negli ultimi decenni con la dimostrazione di un attaccamento forte da parte di coloro che dovettero abbandonare questi territori alla loro casa e alla loro terra d’origine”, ha sottolineato Marin Corva, ricordando la firma, negli anni scorsi, di un accordo di collaborazione con la FederEsuli che “ha prodotto tutta una serie di manifestazioni, di eventi, di collaborazioni tra queste nostre realtà”. “Spero che ci sarà qualche progetto specifico pure per Albona, in un futuro”, ha aggiunto.

Foto: Tanja Škopac
Il programma culturale
La serata, aperta dai minicantanti della CI, diretti dalla Maestra Sabrina Stemberga Vidak, esibitisi anche in seguito, è proseguita con la lettura di varie opere letterarie, ma anche con l’esibizione del coro misto del sodalizio, diretto dalla Maestra Đenana Levak. Le opere in prosa e poesia interpretate sono state divise a seconda dei temi, ossia “La bellezza del paesaggio”, “Albona tra le due guerre del ‘900”, “Ricominciare a vivere dopo l’esilio” e “Albona narrata alle nuove generazioni”. Si sono presentati Maria Claudia Valdini, con alcuni dei suoi componimenti, ma anche con due opere di Anna Maria Mori, Luciana Melon con la sua opera “La stradaréa”, Carlo Millevoi con una parte delle “Elegie istriane” di Biagio Marin, Andrea Tenci con alcune opere dedicate ad Albona, “dove xe gente de spirito, alegra, a la bona”, e scritte da Silvano Nider, Piero Millevoi con alcune opere di suo nonno Piero Millevoi, Caterina Millevoi con “Esuli” di Lina Galli, come pure Maria Viscovich Vlačić con le sue poesie “Orgogliosi fioi” e “Albona lucente perla”. Tutti i lavori interpretati, assieme a due brani eseguiti dal coro misto della CI, “O mia pineta”, di Carlo Laube, Elvino Carboni e Silvio Silli, e “La rondinella istriana” con i versi di Giuseppina Martinuzzi e la musica di Daniel Načinović, sono stati inclusi nell’opuscolo pubblicato dalla SOMS per il 50° Raduno.
Importante pure il contributo della professoressa Martina Damiani, la quale si è presentata con un’introduzione alla presentazione del volume “Miserie Istriane. Raccolta di testi scritti per il giornale socialista Il Proletario”, dedicato alla grande Martinuzzi. La pubblicazione sarà presentata nell’ambito di una cerimonia con la quale sarà celebrato il centenario della morte dell’illustre albonese, scomparsa il 25 novembre 1925.
È seguito uno scambio regali, dopodiché i partecipanti sono stati invitati a visitare le mostre di Stefano Ghezzani e Rinaldo Racovaz allestite nell’atrio del Teatrino, che nell’occasione hanno voluto donare alcune delle loro opere alla CI.

Foto: Tanja Škopac
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