Nel pomeriggio di martedì scorso, il relitto della nave Deala ha lasciato definitivamente il Canale d’Arsa, in Istria. Trainata su un bacino galleggiante, la nave ha abbandonato nella serata di martedì lo specchio d’acqua interno per poi uscire, nella giornata di ieri, anche dalle acque territoriali della Repubblica di Croazia. Si conclude così una delle operazioni più complesse e delicate di rimozione di un relitto mai condotte nell’Adriatico, realizzata senza danni ambientali e – fatto non secondario – senza alcun costo per lo Stato. Lo si legge in un comunicato del Ministero del Mare, del Traffico e delle Infrastrutture.
Il Deala, abbandonato dal proprietario poco dopo l’incaglio avvenuto nell’aprile 2024 all’ingresso del Canale d’Arsa, ha rappresentato fin da subito un rischio per la sicurezza della navigazione e per l’ambiente marino. Per questo, a metà luglio, è partita la fase finale della rimozione, sotto il coordinamento del Ministero del Mare, dei Trasporti e delle Infrastrutture e con la piena responsabilità economica dell’assicuratore della nave, come previsto dal Codice della navigazione marittima.
Dopo una procedura pubblica, i lavori sono stati affidati alla società turca 2E Denizcilik Sanayi ve Ticaret Anonim Sirketi, che ha optato per una soluzione tecnologicamente avanzata: il sollevamento della nave tramite moduli cilindrici galleggianti, il posizionamento su un bacino mobile e il successivo traino verso un cantiere di demolizione.
Prima dell’intervento definitivo, erano già stati adottati numerosi accorgimenti per evitare inquinamenti: acque oleose aspirate, ancoraggi con blocchi di cemento e barriere protettive attorno allo scafo. Ora, con l’uscita della Deala dalle acque croate, si chiude una vicenda lunga e delicata, risolta senza impatti ambientali e senza pesare sul bilancio pubblico, conclude la nota del dicastero.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.










































