Umago. Usurpazione del demanio marittimo: responsabilità attive e… di omissione

Prima udienza sul caso della rimozione della recinzione di Terra Istriana a San Pellegrino

Damir Grünbaum

L’usurpazione del demanio marittimo non dipende soltanto da chi la fa, ma anche da chi la permette. Nello specifico caso delle recinzioni di Terra Istriana (ex cementificio), si tratta di un vero e proprio abuso a danno del demanio marittimo che, in uno Stato democratico, doveva essere difeso dalle istituzioni competenti: l’Ispettorato della Capitaneria di porto di Pola, che non ha fatto nulla e il Ministero dell’Ambiente, che doveva impedire che gli scarti edili derivanti dalla demolizione della fabbrica venissero gettati letteralmente in mare.

 

Ora la questione si è fatta molto seria, perché Damir Grünbaum, Gordana Čakić e Daniele Kolec sono finiti in Tribunale con l’accusa di avere rimosso la recinzione che finiva in mare a San Pellegrino, posta da Terra Istriana.

In affetti, le recinzioni erano due: una a San Pellegrino e l’altra nella valle di Pozioi e delimitavano due chilometri di costa, ossia di demanio marittimo, dove agli umaghesi era interdetta la balneazione.
La cosa aveva fatto arrabbiare molte persone. Poi Damir Grünbaum, in qualità di consigliere municipale e regionale, due anni fa aveva inteso ricorrere alla disobbedienza civile, cercando di rimuovere la recinzione, con l’aiuto di Gordana Čakić e Daniele Kolec. Per questo tutti e tre sono finiti in Tribunale. Dopo una prima udienza svoltasi in questi giorni, ne seguirà una seconda, probabilmente il prossimo giugno.

Il tentativo di rimuovere il recinto di due anni fa

Ieri Grünbaum ci ha detto di essere particolarmente arrabbiato perché Terra Istriana ha torto marcio e ha operato fino a oggi contro gli interessi della stessa Città di Umago e degli umaghesi. “Per oltre vent’anni – ha detto Grünbaum – Terra Istriana ha usurpato il demanio marittimo, che deve essere di tutti, incurante delle proteste degli umaghesi e nella totale indifferenza dell’Ispettorato di competenza. Tutto il complesso di Terra Istriana ha oltre 5 chilometri di recinzioni, di cui qualche decina di metri ne impedivano l’accesso al demanio marittimo. Le recinzioni dovevano scorrere parallelamente alla costa, senza spingersi nel mare e impedire l’accesso a due chilometri di costa. Ci ha dato ragione in un certo senso anche la Città di Umago, che lo scorso giugno ha tolto le recinzioni che finivano in mare, liberando il demanio marittimo.

Il nostro è stato un gesto simbolico, di disobbedienza civile, di nessun valore materiale. Quelle recinzioni erano pericolose, arrugginite e potevano ferire qualcuno, anche i bambini. La Croazia deve difendere, con i meccanismi che ha, la sua costa, il demanio marittimo, non certo starsene in disparte a guardare quello che succede e che è a tutto vantaggio degli investitori”.

Dove la fabbrica è finita in mare oggi emergono pericolosi tondini di ferro (foto d’archivio)

Il silenzio delle istituzioni
In questo complesso problema, se ne è presentato un altro: la Procura di Stato e il Tribunale hanno dato corso alla denuncia di Terra Istriana contro Damir Grünbaum, Gordana Čakić e Daniele Kolec. In merito, la legge dice sostanzialmente questo: “Va bene alla disobbedienza civile, alla lotta contro le ingiustizie, ma ciò non può considerarsi un’attenuante per violare la legge”.

Dunque, toccando la recinzione – proprietà altrui – è stata infranta la legge. In altre parole, per quanto i tre abbiano ragione, hanno fatto qualcosa che non dovevano fare. Ma che poi ha fatto la Città, togliendo l’anno dopo le recinzioni.

Tuttavia, perché prima di avvalorare la denuncia di Terra Istriana non è stata verificata la legittimità della recinzione in mare? Perché le istituzioni tacciono? Perché chi prima dava ragione a Grünbaum ora tace? Ma soprattutto, perché si concede tanto a chi usurpa il demanio marittimo?

La recinzione alla fine era stata rimossa dalla Città

Probabilmente bisognerebbe iniziare cambiando le leggi considerate ingiuste. Sarebbe già qualcosa. Per spianare la strada al progetto Terra Istriana, l’ex cementificio aveva demolito 28 edifici industriali, fra i quali il frantoio che aveva una capienza di 41.580 metri cubi e una lunghezza di 220 metri. Per costruirlo erano stati impiegati 2.800 metri cubi di cemento armato. Una costruzione enorme. Il fatto è che poi tutti i resti della fabbrica erano finiti in mare, spostando anche la linea della costa. Non meno “enorme” è la portata del nuovo progetto turistico, del quale fino a oggi non se n’è fatto nulla.

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