Con l’inizio del nuovo anno riprendono le attività e gli appuntamenti presso la Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza” di Umago. Il ciclo di conferenze storiche “La corte de le ore” ha inaugurato la stagione ospitando il giovane Johnny Mavrić, laureatosi nel 2023 in Storia presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Lo storico ha presentato parte della sua tesi dedicata alla Repubblica di Venezia, concentrandosi in particolare sulle origini del suo mito.
A dare il benvenuto al relatore e al numeroso pubblico è stata la presidente del sodalizio umaghese, Floriana Bassanese Radin, lieta di riprendere le serate dedicate alla conoscenza del territorio e orgogliosa di vedere tanti connazionali presenti in sala.
La sfida della Lega di Cambrai
Il relatore ha approfondito gli eventi cruciali del 1509, epoca in cui la Serenissima godeva della sua massima espansione. Come fonte primaria, Mavrić ha utilizzato la cronaca di Pietro Bembo riportata nella sua “Historia Venetiana” del 1552, opera che analizza i fatti intercorsi tra il 1487 e il 1513.
“Per comprendere la nascita del mito è necessario contestualizzare gli eventi – ha spiegato lo storico –. Nel 1509 giunse a Venezia l’ambasciatore del re di Francia, Luigi XII, con una missiva contenente la dichiarazione di guerra. La Serenissima veniva accusata di essersi appropriata indebitamente di alcune terre, ma l’allora doge Leonardo Loredan rigettò ogni accusa, affermando che Venezia non era mai venuta meno alla parola data”.
All’epoca, la Repubblica aveva espanso i propri domini fino a diventare uno degli Stati più potenti della penisola italica – allora frammentata in diversi regni – finendo per rappresentare una minaccia per le grandi potenze europee. Come spiegato da Mavrić, proprio in quell’anno si formò la Lega di Cambrai, una coalizione che univa il Papa Giulio II, la Francia, il Sacro Romano Impero e la Spagna allo scopo di arginare l’espansionismo veneziano. Nonostante la Francia fosse la maggiore potenza continentale, la Serenissima era in grado di schierare un esercito tale da rendere l’esito dello scontro tutt’altro che scontato. I veneziani erano combattivi e, soprattutto, nutrivano una fede incrollabile nella loro Repubblica.

Foto Nicole Mišon
I pilastri dell’identità veneziana
Secondo la tesi di Mavrić, il mito di Venezia poggia proprio sulla fedeltà assoluta verso la classe dirigente e le istituzioni. Lo storico ha illustrato come questa leggenda si fondi innanzitutto su un contesto geografico unico: la conformazione della Laguna, con i suoi isolotti protetti dal mare e dal lido, rendeva la città quasi inespugnabile, fornendo una barriera naturale contro ogni invasore. A questo si intreccia strettamente l’elemento storico, poiché Venezia, nel corso dei secoli, non era mai stata assoggettata da altri Stati, preservando una libertà che appariva quasi divina.
Questa indipendenza fu alimentata dal profondo attaccamento dei sudditi alla Repubblica; gli abitanti erano infatti famosi per la loro lealtà e per il rifiuto di “cambiare bandiera”, permettendo alla Serenissima di restare libera per ben 1100 anni. Mavrić ha poi sottolineato come tale stabilità fosse garantita da un modello politico d’eccezione: in un’epoca divisa tra monarchia, aristocrazia e democrazia, Venezia riuscì a fondere questi tre sistemi in un’unica forma di governo, creando una Repubblica estremamente attenta alle necessità del popolo. “Grazie a questo equilibrio, quando nel 1509 Venezia perse la guerra, non fu annientata – sottolinea il relatore –. Nonostante la perdita temporanea di molti territori, la Repubblica rimase in piedi e riuscì a riconquistarli nel tempo, sostenuta dalla dedizione di una cittadinanza che, nel momento del bisogno, non abbandonò mai il Doge”.
La disfatta di Agnadello e la rinascita
La catastrofica sconfitta avvenne il 14 maggio 1509 ad Agnadello, dove l’esercito francese, forte di una cavalleria superiore, si scontrò con la fanteria veneziana. “A capo delle truppe della Serenissima c’erano due generali con strategie divergenti: Nicolò Orsini, Conte di Pitigliano, e Bartolomeo d’Alviano – ha ricordato Mavrić –. Di fronte a questa mancanza di coesione, il Senato veneziano deliberò di agire per il bene della Repubblica, ma la presenza sul campo del re di Francia spinse i veneziani verso lo scontro diretto. Le truppe furono sconfitte e Venezia subì un crollo psicologico: parve che la Repubblica fosse caduta in un solo giorno, perdendo ciò che aveva costruito in otto secoli”.
Il professore ha concluso spiegando come Venezia cercò poi di negoziare la pace con i membri della Lega. “Mentre l’esercito imperiale penetrava in Veneto conquistando le principali città, fu solo a Mestre che i veneziani riuscirono a fermare l’avanzata – sottolinea Johnny Mavrić –. Ancora una volta, la protezione della laguna salvò lo Stato dalla disfatta definitiva. È in questo frangente che il mito si cristallizza: non vi furono rivolte e nessun cittadino rinnegò la patria. Venezia restò in piedi a ogni costo perché le sue leggi erano concepite per far vivere i sudditi in modo felice e dignitoso”.
Con questo suggestivo viaggio nella storia veneziana, che ha segnato profondamente anche il territorio istriano, sono ripartiti gli incontri de “La corte de le ore”. Non resta che attendere il prossimo appuntamento culturale presso la Comunità degli Italiani di Umago.

Foto Nicole Mišon
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































