Umago. Un vecchio mulino e tanti ricordi

Il vicesindaco Mauro Jurman: «È parte della nostra storia che va rispettata e valorizzata». Floriana Bassanese Radin, vicesindaco e presidente della CI, auspica che sia riattivato, anche in modo simbolico

Il connazionale Bruno Chert, ultimo mugnaio di Umago

Ci sono scampoli della vita umaghese che non andrebbero mai dimenticati. Come per esempio l’antico mulino e l’ultimo mugnaio, il connazionale Bruno Chert, scomparso diversi anni fa. Il mulino è stato in attività fino al 2006, ma oggi cade letteralmente a pezzi. All’interno ha ancora le macchine. L’edificio del mulino è di proprietà della Città, come pure il meccanismo al suo interno.
Peccato, perché si tratta di una tradizione bella e ormai passata, che serviva per sfamare la gente. Il mulino, al quale il Museo civico di Umago ha dedicato ultimamente parecchia attenzione, si trova in via Ernest Miloš, a due passi dalla nuova rotatoria stradale in fase di costruzione.
Parte della storia
Ne abbiamo parlato con Mauro Jurman, vicesindaco di Umago, che ci ha detto: “Manderò subito qualcuno a monitorare l’edificio e a verificare lo stato del tetto. Avevo già visto che sul tetto si era formata una conca, segno di cedimento di qualche trave, ma se la situazione è peggiorata, cercheremo di fare qualcosa. Il mulino è una parte della storia umaghese, che va rispettata e valorizzata”.
E dello stesso parere è anche Floriana Bassanese Radin, vicesindaco e presidente della Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza” di Umago, che vorrebbe che il mulino fosse riattivato, in modo anche simbolico, per dimostrare alla gente il suo funzionamento.
Ancora buon grano
Oggi che siamo in piena emergenza sanitaria, nei centri commerciali si acquista soprattutto farina. Purtroppo, di mulini qui non ce ne sono più, ed è un peccato, perché nei campi si continua a produrre dell’ottimo grano, che poi finisce a Koprivnica nella centrale del colosso agroalimentare “Podravka”.
Anche a voler fare un buon pane casereccio, non è possibile, perché bisogna ricorrere a prodotti che vengono da fuori. Per rivalutare la tradizione del pane, la locale Comunità degli Italiani indice anche una manifestazione speciale, la Festa del pane.
Oggi sono in pochi a ricordarsi di Bruno Chert, una vita passata al mulino. Il tempo è nemico delle persone e dei ricordi. Dopo gli anni ‘60 del secolo scorso ad Umago sono arrivati il turismo e l’industria, mentre l’agricoltura è stata assorbita in buona parte dal PIK, cioè dall’azienda agricola di Umago, scomparsa dopo il dissolvimento dell’ex Jugoslavia.
Ma molti nella zona di Umago hanno continuato a produrre grano, perché c’era il mulino che lo trasformava in farina per il pane e in semola per gli animali. Bruno era sempre lì, aspettava i contadini, con un sorriso, ritirava il grano e poi consegnava i prodotti lavorati.
Quel mulino ha un’anima, è piccolo, ma grande per il suo significato. Se crolla va riparato, perché vive nella memoria degli umaghesi e fa parte di un patrimonio storico che va conservato e ricordato. Come gli antichi mestieri, oramai quasi scomparsi, ma che continuano a rivivere nei lavori scolastici dell’elementare “Galileo Galilei” di Umago e della sua sezione periferica di Salvore, che per lo loro ricerche sono state spesso premiate.

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