Umago. Reperti numismatici del sito di Sipar

Nella sede del Museo civico di Umago un viaggio nel tempo e nella storia ispirato alle monete trovate sul sito

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Umago. Reperti numismatici del sito di Sipar
Branka Milošević Zakić espone i risultati della sua ricerca. Foto: Nicole Mison

Una moneta, un oggetto piccolissimo che ogni giorno passa di mano in mano, a cui non si dà troppo peso, se non per pagare il caffè o fare la spesa. Ma che cosa ci può raccontare una moneta? Quali segreti è in grado di svelare?
Branka Milošević Zakić, curatrice senior del Museo dei monumenti archeologici croati di Spalato ed Erika Trbojević, curatrice del Museo archeologico dell’Istria di Pola hanno presentato nel Museo civico di Umago la conferenza “Reperti numismatici del sito di Sipar”. L’appuntamento ha attirato un numeroso pubblico, curioso di scoprire le novità che il sito archeologico cela ancora tra le sue rovine e il mare. Su questa minuscola penisola a nord di Umago i reperti trovati ricoprono un arco temporale molto ampio che va dalla tarda età repubblicana romana fino al periodo tardo medievale. In mezzo ai diversi strati architettonici fino al 2024 sono state ritrovate 111 monete, che raccontano una storia di commerci, di commistioni fra popoli, di imperi che si susseguono nel tempo e di sconvolgimenti politici.
Gli scavi in questa località marittima hanno investito gran parte del Novecento; i primi appassionati e studiosi ad occuparsene sono stati Bernardo Schiavuzzi, Pietro Opiglia, già all’inizio dello scorso secolo, e Branko Fučić. “Il 1966 è stato un anno tragico per la località: a causa di una mareggiata di incontrollabile potenza diverse parti delle costruzioni in pietra sono state distrutte dalle onde, cambiando per sempre l’aspetto della penisola – ha ricordato la storica Branka Milošević Zakić –. Nonostante ciò, le ricerche e i tentativi di tutela e conservazione delle rovine sono continuati, facendo riemergere reperti di straordinaria importanza per la ricostruzione della storia e della vita dell’abitato”.

Epoche e popoli diversi
Le monete sono state trovate assieme ad altri oggetti grazie agli scavi archeologici, ma anche a causa dell’azione del mare, che le ha sospinte a riva e alle ricerche subacquee. Questi ritrovamenti hanno permesso di offrire uno sguardo più ampio sul territorio anche con l’aiuto della numismatica, cioè la scienza che si occupa dello studio delle monete antiche e contemporanee in un’ottica storica, culturale e artistica, come spiegato dall’archeologa Erika Trbojević. La maggior parte delle monete presenti a Sipar appartiene al periodo imperiale romano, ben 74, ma sono emersi pure altri esemplari legati ai Galli, alla Repubblica romana, all’Impero bizantino, agli Ostrogoti, fino a giungere a Venezia e all’Austro-Ungheria. Oltre a queste, ce ne sono altre di cui non è stato possibile stabilire la provenienza a causa del loro stato di deterioramento. Erika Trbojević ha spiegato che dal ritrovamento delle monete è possibile stabilire la datazione più bassa, cioè quella in cui è stato prodotto quel tipo di denaro, ma non quella più alta. “Le monete, essendo fatte di metalli pregiati, anche d’oro e d’argento, venivano custodite dalle persone, perciò si trovavano nelle case della gente anche dopo il loro decadimento e spesso venivano messe da parte per essere fuse e trasformate in qualcos’altro, o utilizzate come oggetto di scambio. Inoltre venivano collezionate. Pertanto queste pratiche non permettono di stabilire una datazione superiore, in quanto circolavano anche dopo il loro decadimento”.
Ad oggi tutte le monete ritrovate nel sito archeologico si trovano all’interno di strutture museali: 32 pezzi sono custoditi presso il Museo archeologico dell’Istria a Pola, 77 sono rimaste in quello di Umago, mentre l’unica moneta d’oro ritrovata è custodita nel Museo nazionale della Slovenia a Lubiana.
Una storia interessante che ci parla del viaggio incredibile che questi oggetti minuscoli hanno compiuto per riemergere infine dal mare. E chissà se un giorno anche i nostri spiccioli racconteranno la nostra vita agli studiosi del futuro…

L’archeologa Erika Trbojević.
Foto: Nicole Mison

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