Umago, il piatto… piange

Le misure epidemiologiche adottate nel 2020 hanno colpito in primo luogo i ristoratori che, eccezion fatta per i mesi estivi, hanno dovuto fare i conti con una crisi senza precedenti. Numerose anche le manifestazioni gastronomiche, che sono state annullate

Capesante al forno

Stando al Ministero del Turismo un turista su tre arriva in Croazia per la sua gastronomia: il cibo in altre parole era ed è considerato parte del patriomonio culturale istriano, al punto che il turismo enogastronomico contribuisce a produrre reddito tutto l’anno. Ma dal mese di marzo in poi, tutto è crollato a causa del Covid-19.

 

Il lockdown della primavera aveva messo in crisi tutti, albergatori e ristoratori, artigiani e imprenditori. L’estate è riuscita a far girare il volano turistico soltanto nella misura del 40 p.c. rispetto all’anno prima. Un contentino, sufficiente a pagare le spese e a non licenziare troppe persone.

Un comparto in difficoltà
E ora come stanno andando le cose? Male, decisamente, almeno sotto l’aspetto statistico: Umago conta in questo momento pochissimi turisti, quasi tutti sloveni che in zona hanno le seconde case. Il resto è tutto chiuso.

In effetti c’è molta nostalgia per le manifestazioni gastronomiche più gettonate, che sono state annaullate a causa del virus. Per il cluster dell’Istria nord-occidentale novembre era il mese delle sogliole, dicembre quello dei calamari, gennaio quello dei frutti di mare, mentre marzo e aprile erano i mesi dedicati agli asparagi selvatici. Ristoranti e alberghi ce la mettevano tutta per fare bella figura.

Poi tutto è crollato. Fino allo scorso anno il turismo enogastronomico era davvero salutare per l’economia, perché faceva vendere olio extravergine di oliva, vino, miele, prosciutto, tartufo e tanto pesce. Anzi, il campo del pesce e dei frutti di mare era molto ricercato e in netta crescita. Per tutte queste ragioni, il cluster dell’Istria nord occidentale, che raggruppa le Città di Umago, Cittanova e Buie e il Comune di Verteneglio, promuoveva congiuntamente nella bassa stagione turistica diverse manifestazioni enogastronomiche di tutto rispetto. Eventi enogastronomici finalizzati alla preparazione dei frutti del mare e della terra. In decine di ristoranti e alberghi della zona venivano così preparate sogliole, calamari, capesante, canestrelli, mussoli, mitili e infine asparagi, che quindi venivano sposati con delizie come il tartufo bianco e nero, l’olio d’oliva di grande qualità e i vini, molto apprezzati, prodotti in Istria.

Oggi ci sono pesce pregiato e frutti di mare, ma tutto viene esportato, principalmente in Italia. Una parte probabilmente viene surgelata in attesa di tempi migliori. A mangiare le delizie del mare sono quei pochi turisti (se così vogliamo chiamarli) che soggiornano nelle seconde case.

Mitili o cozze, ottima “busara”

Turismo con le gomme a terra
Dunque il turismo è con le gomme a terra, almeno quest’anno e in questo periodo. In assenza delle manifestazioni gastronomiche più importanti, c’è solo da approfittare dell’abbondanza di pesce, che comunque costa caro. Le sogliole più piccole costano sulle 60 kune, quelle medie 80 kune e quelle più grandi 100 kune al chilogrammo. Che non sono poche per la nostra realtà, dove le paghe sono contenute e le pensioni basse.

E visto che è inutile parlare di eventi passati, non c’è altro da fare che cenare a casa, magari proponendo qualcosa della vecchia buona cucina: per esempio sogliole fritte con le verze, oppure una buona pasta con le capesante o una “busara” di mitili. Per quanto concerne gli eventi, ahimé, tutto si sposta al 2021, perché di programmi a breve termine, finché c’è il Covid, non si parla.

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