Umago. Il dragaggio salva il porto e ripopola il mare

L’operazione si farà anche nell’insenatura dell’insediamento turistico Stella Maris

Una maona nel porto di Umago durante gli scavi per la costruzione del molo pescatori

Nei progetti dell’Autorità portuale di Umago – Cittanova, figurano il dragaggio del porto turistico di Stella Maris e di quello di Umago, dove si trovano il molo della dogana, due valichi di frontiera marittimi e lo scalo nautico dell’ACI. Si tratta di operazioni indispensabili per assicurare alla navigazione un’adeguata profondità del mare, poiché l’accumulo di materiale fangoso e di sabbia nei porti è continuo. Il dragaggio, eseguito da una maona, serve dunque per asportare ghiaia, fango e detriti, che possono impedire la navigazione o l’entrata nel porto di imbarcazioni più grandi. Siccome l’operazione produce molto materiale di scarto, abbiamo chiesto al direttore dell’Autorità portuale, Doriano Labinjan, di spiegarci come questo materiale verrà smaltito.

“In primo luogo va detto che qualsiasi operazione in mare finalizzata al dragaggio e allo smaltimento va concordata con diversi soggetti, fra i quali team di esperti e la Capitaneria di porto. In secondo luogo, il dragaggio va fatto per rendere il porto navigabile anche a imbarcazioni più grandi, dunque serve sia per l’utilizzo del molo della dogana che allo scalo nautico. Negli ultimi anni la richiesta per l’entrata di barche più grandi, anche da diporto, è aumentata. Dunque, quando ci occuperemo del dragaggio, terremo conto di tutte queste circostanze, che logicamente hanno anche un impatto ambientale”, dice Labinjan.
Se consideriamo gli ultimi dragaggi del porto umaghese, quando il materiale estratto è servito per fare una secca artificiale, gli effetti possono essere anche positivi, come ci hanno spiegato molti pescatori sportivi e l’ex direttore dell’Autorità portuale, Sergio Stojnić, che qualche anno fa aveva seguito l’operazione.

All’epoca, come detto, era stata creata una secca artificiale a un chilometro dal porto di Umago, impiegando il materiale scavato durante l’ampliamento dell’imboccatura del porto, fra la diga foranea e il porto nautico dell’ACI. Su un’area del diametri di cinquanta metri erano stati depositati 3mila metri cubi di materiale estratto, previa licenza delle autorità competenti. Stando ai pescatori sportivi del luogo, la secca è già piena di pesce. “Su quella secca – dice Stojnić – non possono pescare per esempio le barche con la rete a strascico e questo significa che il pesce può crescere indisturbato”.

L’idea di costruire delle secche artificiali non è nuova ed è sicuramente buona. Visto che oggi si parla molto della razionalizzazione della pesca e della limitazione dello sfruttamento dell’Adriatico, nell’ambito della 9.a edizione della Fiera della pesca Crofish, era stato presentato proprio il progetto legato alla difesa e alla conservazione dell’ambiente marino, con la costruzione di secche artificiali. Oasi ittiche in grado di ripopolare il mare. Chiaramente, queste secche vengono subito popolate da una infinità di organismi marini e pesci. A proposito di vantaggi, va detto che su una superficie di 3 ettari di secca, crescono 130- 200 tonnellate di mitili, fino a 20 tonnellate di ostriche e 10 tonnellate di pesce. Le secche sono anche previste dal Piano ambientale della Regione istriana, ma fino a oggi di questo argomento forse si è parlato troppo poco.

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