“La storia la scrivono i vincitori”. Tra gli storici, oggi, è in corso un dibattito riguardo alla veridicità di questa affermazione. Ettore Beggiato, appassionato di storia, come lui stesso si definisce, precisa subito che il suo ultimo libro “1797: la Serenissima e l’occupazione napoleonica” è una pubblicazione di parte, nella quale viene analizzato e studiato il punto di vista dei veneti. Il volume è stato presentato nell’ambito del ciclo di conferenze storiche che si svolge regolarmente presso la Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza” di Umago. A dare il benvenuto al gradito ospite è stata la presidente del sodalizio Floriana Bassnese Radin, la quale si è detta onorata e lieta della sua presenza. Alla serata, oltre a un folto pubblico, erano presenti pure Mauro Jurman, vicesindaco di Umago, Vladimir Torbica, assessore alla Cultura e alla Territorialità della Regione istriana e numerosi studiosi e esponenti di molte CI. Beggiato, giornalista e autore di diversi volumi, è noto soprattutto per la cosiddetta “Legge Beggiato”, o più correttamente la Legge regionale n. 15 del 1994 del Veneto, promossa e ideata dallo stesso, che ha come obiettivo la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, linguistico e culturale d’interesse veneto, in particolare nelle zone dell’Istria e della Dalmazia.
Durante la serata di Umago si è partiti proprio da questo concetto: “Fin da giovane mi sono innamorato dell’Istria e della Dalmazia; questa mia passione si è concretizzata nella legge 15 del 1994, nata dal lavoro di molta gente da entrambe le sponde dell’Adriatico – ha precisato l’ospite –. È un’iniziativa che parte dal basso grazie alla collaborazione e alla partecipazione di molte persone ed è proprio questo coinvolgimento che ha portato al successo della legge”.

Ricerca di documenti e testimonianze
Questo amore innato per Venezia porta l’autore a ricercare documenti e testimonianze legate alla storia veneta e, in questo caso, alla caduta di San Marco. “Voglio raccontare il passaggio di Venezia alla Francia dal punto di vista di un veneto e chiamare le cose con il loro nome – ha sottolineato Beggiato –. Napoleone fu un aggressore, cancellò una Repubblica che aveva alle sue spalle 1100 anni di storia e che aveva dichiarato la neutralità disarmata nei confronti dello scontro tra la Francia e gli Asburgo”.
Lo scrittore rimarca che al momento della disfatta, avvenuta 12 maggio 1797, si credeva che la caduta della Serenissima sarebbe stata temporanea e che il gonfalone di San Marco sarebbe ritornato a sventolare da lì a poco, come era già successo in passato. “Laddove gli storici parlano di requisizione dei beni da parte di Napoleone, bisognerebbe parlare di vere e proprie occupazioni e rapine – ha ribadito –. I suoi uomini depredarono tutte le chiese e si impossessarono di ori e argenti. Ricordiamo che intere sale del Louvre sono piene di capolavori del Rinascimento veneto”.
Beggiato ha ricordato inoltre che, al momento del suo arrivo, Napoleone si accorse subito dell’attaccamento del popolo veneto nei confronti del simbolo del leone di San Marco. “Gli emblemi entrano nel cuore e nella mente della gente – ha proseguito l’autore – Solo a Venezia furono scalpellati mille leoni e quelli che vedete oggi sono rifacimenti dell’800. Ci fu un accanimento devastante da parte delle truppe napoleoniche alla terra veneta e si suoi simboli. Ad esempio il Bucintoro fu saccheggiato e depredato, poi fu dato l’ordine di bruciarlo per poi raccoglierne la cenere e metterle in un’anfora per conservarle nell’ufficio di Napoleone. Bisognerebbe fare uno studio psicologico su questo atteggiamento, ne uscirebbero risultati interessanti”.

Un appello agli studiosi istriani
Nelle pagine del libro viene analizzato anche l’atteggiamento degli istriani nei confronti della Serenissima. Nella penisola non sbarcarono le truppe francesi, ma arrivarono gli austriaci. L’Istria però dimostrò sempre un profondo attaccamento alla Serenissima. “Nel volume non ci sono molte pagine dedicate all’Istria, ma sono comunque riuscito a reperire diverse testimonianze che riguardano la penisola e il Quarnero, così come la Dalmazia e il Montenegro – ha spiegato Beggiato –. Approfitto quindi anche della ‘Voce del popolo’ per lanciare un appello agli studiosi istriani affinché questo periodo sia documentato e sviscerato in modo da arricchire anche questa parte del mio libro; è fondamentale avere testimonianze del territorio”.
La tappa a Umago è la prima in Istria, ma la speranza è quella che sia solo l’inizio di una tournée di presentazione della pubblicazione, anche perché, come ricorda lo stesso Ettore Beggiato, “è sempre un piacere tornare da queste parti”.
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