Turismo Istria, pienone solo apparente: il Primo maggio chiude in calo

Località affollate ma soggiorni più brevi, pesano calendario e prezzi alti

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Turismo Istria, pienone solo apparente: il Primo maggio chiude in calo
Rovigno è la destinazione istriana preferita. Foto Roni Brmalj

Un colpo d’occhio quasi estivo, ma numeri più freddi. Il ponte del Primo maggio in Istria ha restituito l’immagine familiare delle grandi occasioni: traffico intenso verso le località turistiche, hotel vicini al tutto esaurito, ristoranti pieni e terrazze affollate. Eppure, dietro questa percezione vivace, i dati raccontano una storia diversa, fatta di una leggera ma significativa flessione rispetto all’anno precedente.

Secondo il sistema eVisitor, tra il 30 aprile e il 3 maggio si sono registrati 105.078 arrivi e 377.307 pernottamenti. Nello stesso periodo del 2025 erano stati rispettivamente 120.301 e 448.352. Il risultato è un calo del 13 per cento negli arrivi e del 16 per cento nei pernottamenti.

Il paradosso del calendario

La spiegazione principale non va cercata nella domanda, che resta sostenuta, ma nel calendario. Quest’anno il Primo maggio è caduto di venerdì, favorendo il classico weekend lungo, ma limitando la possibilità di soggiorni più estesi. Nel 2025, invece, la festività cadeva di giovedì e si combinava meglio con altre ricorrenze, soprattutto per i turisti sloveni, che il 27 aprile celebrano una festività nazionale. Un incastro che aveva consentito vacanze più lunghe, anche di una settimana.

Non a caso, proprio il mercato sloveno – tradizionalmente il più importante per l’Istria in questo periodo – ha segnato un calo di circa il 20 per cento. In controtendenza, invece, il turismo domestico, cresciuto del 32 per cento.

Località piene, soggiorni più brevi

Le destinazioni più frequentate restano le stesse: Rovigno, Parenzo, Umago, Pola e Cittanova in testa. Gli hotel e i campeggi hanno registrato i numeri più alti, confermando una presenza consistente sul territorio: oltre 154mila pernottamenti negli alberghi e circa 151mila nei campeggi.

La sensazione diffusa, dunque, non era sbagliata: le strutture erano piene. Ma per meno tempo. È proprio la durata media del soggiorno ad aver inciso sulla statistica finale.
Rovigno traina la domanda

Rovigno si conferma tra le mete più ambite. Durante il ponte, il 24 per cento dei pernottamenti è stato generato da turisti sloveni, seguiti da austriaci e serbi (entrambi al 13 per cento), italiani e croati. La città si è presentata quasi completamente operativa, con poche eccezioni legate a ristrutturazioni e aperture imminenti.

Nel complesso, il 2026 parte comunque con segnali positivi: nei primi quattro mesi Rovigno ha registrato una crescita del 4 per cento nei pernottamenti e del 5 per cento negli arrivi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Un contesto economico più difficile

A rendere il quadro più complesso contribuisce anche il contesto economico generale. I prezzi, percepiti come molto elevati da molti visitatori, stanno diventando un fattore sempre più rilevante nelle scelte di viaggio. L’inflazione, attestata al 5,8 per cento – la seconda più alta nell’Unione europea – erode il potere d’acquisto e rende più prudenti i consumatori.

A questo si aggiunge la crisi energetica, che continua a influenzare i costi di trasporto: carburanti, voli e logistica incidono direttamente sul budget delle famiglie europee. Il risultato è una maggiore attenzione alla spesa e, spesso, una preferenza per soggiorni più brevi o destinazioni più vicine.

Una stagione ancora da decifrare

Nonostante il lieve arretramento del ponte, la stagione non è compromessa. Da inizio anno al 1mo maggio, l’Istria ha registrato circa 585mila arrivi e 1,9 milioni di pernottamenti, in linea con il 2025. Si tratta però di una quota ancora limitata – circa il 7 per cento del totale annuo – e quindi poco indicativa sull’andamento complessivo.

Le incognite restano diverse: dalla tenuta dei mercati chiave, in particolare quello tedesco che mostra segnali di rallentamento, alla concorrenza di altre destinazioni mediterranee, fino all’evoluzione dei costi energetici.

Il vero banco di prova sarà rappresentato dai mesi di maggio e giugno. Saranno loro a chiarire se l’Istria riuscirà a confermare i livelli record dello scorso anno o se dovrà fare i conti con una stagione più prudente.

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