«Sparisada» di Castelvenere. Quando le voci si fanno radici

La prima serata ha compreso un incontro di vari gruppi corali, che hanno saputo costruire un mosaico sonoro di straordinaria ricchezza

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«Sparisada» di Castelvenere. Quando le voci si fanno radici
La klapa "Castrum Veneris", della CI di Castelvenere. Foto Erika Barnaba

Nella prima, attesissima serata ufficiale della “Sparisada” di Castelvenere, il canto si è fatto ponte, memoria e festa condivisa. Un incontro di gruppi corali, compresi quelli noti come “klape”, che ha saputo unire territori, lingue e sensibilità diverse in un’unica, travolgente corrente sonora, coordinata con passione e rigore dalla klapa “Castrum Veneris” della Comunità degli Italiani di Castelvenere, sotto la guida esperta del maestro Teo Biloslavo. Sette formazioni, sette identità musicali, sette modi di interpretare la tradizione e di restituirla al pubblico con autenticità e intensità. Presentata da Petra Jermaniš, ne è nata una serata vibrante, capace di evocare il mare e la pietra, la nostalgia e la gioia, la storia e il presente.

Le klape sono piccoli gruppi vocali tipici della Dalmazia. Si tratta di ensemble che cantano a cappella, basando tutto sulla purezza e sull’intreccio delle voci. Nascono come espressione spontanea della vita quotidiana, voci che si ritrovavano a cantare nelle piazze, nei porti o durante le feste. I temi dei canti sono spesso legati all’amore, al mare, alla nostalgia, all’amicizia e alla terra d’origine. Oggi il fenomeno si è evoluto, accanto ai brani tradizionali vi sono anche composizioni moderne e arrangiamenti più elaborati, ma resta intatta l’essenza di questo canto, riconosciuto anche dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. In poche parole, le klape non sono solo musica, sono identità, comunità e memoria cantata.

Il coro femminile “Theremines”, della CI di Sissano. Foto Erika Barnaba

La casa del canto

A fare gli onori di casa è stata la klapa “Castrum Veneris”, anima organizzativa e artistica della serata. Attiva dal 2011 e composta oggi da nove membri, la formazione rappresenta una delle realtà più solide del panorama corale locale. Sotto la direzione del maestro Teo Biloslavo, il gruppo ha costruito un’identità musicale che attraversa confini e tradizioni. La loro interpretazione di “Sagradit ću kulu” e della raffinata “Marinaresca” ha saputo restituire con eleganza la profondità della tradizione dalmata e l’apertura verso il repertorio italiano, in un dialogo musicale fluido e coinvolgente.

Il coro della Comunità degli Italiani di Pola, noto come “Carillon”, ha portato sul palco la forza della coralità condivisa. Fondato nel 2013 e guidato con passione dalla maestra Irena Vladisavljević, il gruppo si è affermato anche a livello internazionale grazie a numerosi riconoscimenti. Con “Le scarpete per balar” e “Crostoli musicali”, due brani popolari rielaborati con vivacità e intelligenza musicale, il coro ha offerto un momento brillante e coinvolgente, esprimendo tutta la gioia del cantare insieme.

Giovane formazione nata un paio di anni fa a Capodistria, su iniziativa del tenore Stevo Vujič, il “Kvintet Molet” rappresenta un ritorno consapevole alle radici istriane. Pur privo di un direttore stabile, il gruppo si fonda sull’esperienza condivisa dei suoi membri. Le interpretazioni di “Jedan mali brodić” e “Isolano” hanno evocato paesaggi interiori e marini, restituendo un canto raccolto e autentico, profondamente legato all’identità istriana.

Il “Kvintet Molet”. Foto Erika Barnaba

Fondato cinque anni fa su iniziativa della Comunità degli Italiani di Sissano, il coro femminile “Theremines” conta oggi diciannove componenti ed è diretto da Sandra Petrović Dishpalli. Con “Što to bješe ljubav” e “Carezze”, il gruppo ha proposto un repertorio emozionale e accessibile, capace di coniugare eleganza interpretativa e immediatezza comunicativa, regalando al pubblico un momento di intensa delicatezza.

Anima dalmata femminile

La klapa femminile “Fritule”, proveniente da Capodistria e composta da sei cantanti, rappresenta una delle espressioni più autentiche della tradizione dalmata reinterpretata al femminile. Dal 2024 è guidata da Gorana Japelj Bezjak. Con “Mornareva žena” e “Da san muško”, il gruppo ha dato prova di grande coesione vocale e profondità espressiva, restituendo tutta la forza emotiva del canto a cappella e della tradizione delle klape.

Dalla piccola comunità di Monte di Capodistria (Šmarje) la klapa “Bela Istrijana”, nata spontaneamente dall’amore per il canto è cresciuta nel segno dell’amicizia. Pur senza una direzione formale, il gruppo si distingue per autenticità e affiatamento. Le esecuzioni di “More moje” e “Merjane, Merjane” hanno trasportato il pubblico in un mondo sonoro fatto di semplicità e tradizione, evocando il mare e la memoria collettiva.

La klapa “Oleum”, formazione di Crassiza, è invece composta da cinque cantanti dirette da Lora Pavletić, musicista diplomata al Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste, il gruppo si distingue per versatilità e sensibilità. Con “Plavi putevi more” e “Cvijet čežnje”, la “Oleum” ha proposto un percorso musicale tra lirismo e malinconia, dimostrando una notevole maturità interpretativa.

Quindi, la prima serata della “Sparisada” si è rivelata un’esperienza collettiva, un racconto di identità condivise. Ogni gruppo ha portato con sé una storia, un accento, una memoria, contribuendo a costruire un mosaico sonoro di straordinaria ricchezza in cui il pubblico ha potuto vivere un viaggio emozionale che ha unito culture, lingue e tradizioni in un’unica, grande voce corale.

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