SMSI. Ripercorrendo le tracce di un’amicizia triestina

ROVIGNO | Un itinerario sulle tracce di due grandi della letteratura del XX secolo: James Joyce e Italo Svevo. È stata questa la preziosa esperienza che hanno fatto gli alunni della Scuola media superiore italiana di Rovigno, grazie all’uscita didattica organizzata dalla prof. Silvana Turcinovich Petercol, nell’ambito della pianificazione dell’attivo di lingua inglese.

I ragazzi hanno avuto modo di vedere in prima persona i luoghi in cui sono vissute queste due grandi personalità, i bar e gli ambienti che frequentavano e i posti che hanno portato questi due destini a incrociarsi e stringere una forte amicizia.

I percorsi di James Joyce

A fare da guida turistica sono stati i ragazzi stessi che si sono preparati in anticipo con informazioni e curiosità. Tra queste, ad esempio, l’interessante fatto che Svevo si fosse avvicinato a Joyce inizialmente per imparare da lui l’inglese – ai tempi una lingua poco diffusa rispetto a oggi – per poter dare una mano ai suoceri che, in quanto produttori di vernici per sottomarini, ricevevano commissioni importanti dalla Marina militare britannica.
È stata appunto Trieste ad avere un ruolo importante nel percorso letterario sia di Joyce che di Svevo. La città era infatti un porto importante, in costante contatto con le novità, anche nell’ambito della medicina. Una di queste è stata appunto la psicanalisi che i due scrittori hanno introdotto nei loro romanzi mediante la tecnica narrativa del flusso di coscienza.
Ma se da una parte Joyce viene sostenuto dai critici all’estero, Svevo d’altro canto incontra diversi ostacoli, visto che l’ambiente italiano era all’epoca ancora molto conservativo.
Tra i luoghi visitati dagli alunni la chiesa ortodossa, il caffè Stella Polare e la Berlitz, ossia la scuola di lingue in cui Joyce ha insegnato dopo aver trascorso 6 mesi a Pola.
Aleksandar Fatorić, della terza classe del liceo generale, che ha fatto da cicerone assieme ad alcuni compagni, presentando la vita di Joyce, le sue opere e l’influenza che ha avuto sulla cultura triestina e mondiale, racconta l’itinerario percorso. “La nostra prima tappa è stata la chiesa greco-ortodossa di San Nicolò che Joyce era solito frequentare con gli amici. Ci siamo poi diretti verso Ponterosso, dove è collocata la statua dello scrittore. Joyce amava molto Trieste, difatti sulla placca commemorativa si legge ‘La mia anima è a Trieste’. In seguito, abbiamo visto il bar ‘Stella Polare’, che all’epoca veniva frequentato dai nobili e dagli intellettuali del tempo e dove Joyce si ritrovava con il fratello Stanislao e l’amico Svevo a leggere e a commentare i suoi racconti. Numerosi edifici testimoniano la presenza dello scrittore a Trieste e ogni edificio rappresenta un pezzo della sua storia di vita, da Piazza Ponterosso a Largo Barriera Vecchia. Abbiamo visto l’edificio che ospitava la scuola dove Joyce insegnava, la Berlitz School, dove teneva conferenze sulla cultura irlandese, dove venivano pubblicati i suoi articoli, i luoghi in cui socializzava (La Pasticceria Pirona) e visitato la chiesa di San Giusto dove ha fatto da testimone alle nozze della sorella”.

Tappa al Museo

Gli alunni hanno quindi assistito a due conferenze: una su Svevo in italiano e l’altra, in lingua inglese, su Joyce, nel Museo di James Joyce e Italo Svevo, dove hanno potuto osservare anche gli oggetti personali dello scrittore irlandese.
“Al Museo di James Joyce e Italo Svevo siamo stati accolti da una guida che ci ha raccontato la storia dei due scrittori – ci illustra Chiara Rocco della seconda classe dle liceo generale–. Abbiamo iniziato il percorso con una breve biografia di Italo Svevo, in lingua italiana, per poi continuare con quella di James Joyce in lingua inglese. Durante la visita abbiamo avuto l’opportunità di vedere alcuni oggetti personali appartenuti a Italo Svevo come ad esempio l’armadio con incise le sue iniziali, oppure il violino appartenuto a suo fratello, e molti altri. La guida del Museo ci ha raccontato molti aneddoti legati alle abitudini e all’amicizia tra i due scrittori, che hanno reso ancora più interessante la visita. Quest’esperienza è stata molto utile e interessante per approfondire il nostro sapere su questi due grandi scrittori”.

Serata a teatro

In serata, gli alunni si sono avviati al Politeama Rossetti, per assistere al musical “Ghost”, sempre in lingua inglese, ma sottotitolato in italiano, anche se – spiega la prof. Turcinovich Petercol – la chiara pronuncia consentiva anche a chi ha una conoscenza basilare della lingua, di comprendere gran parte della rappresentazione che prima di approdare a Trieste è andata in scena al West End di Londra, a Dubai e in Turchia. Uno spettacolo variopinto, commovente e divertente allo stesso tempo che ha portato sul palcoscenico un poutpourri di emozioni e che ha conquistato l’affetto anche degli alunni rovignesi.
“A noi alunni – racconta Gaia Banko della seconda classe del liceo generale – è piaciuto molto, specialmente perché molti di noi non avevano mai avuto la possibilità di assistere a uno spettacolo dove gli attori oltre a recitare cantavano e ballavano. Trasportati dalla musica dell’orchestra, siamo usciti dal teatro con un grande sorriso. Siamo rientrati a Rovigno molto tardi e stanchi, ma sicuramente arricchiti e con molti ricordi”.

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