SMSI. Alla scoperta dei fondali marini

BUIE | Concluso da poco il terzo laboratorio nell’ambito del progetto “EduSFish”, sull’educazione dei giovani riguardante la pesca sostenibile, organizzato e coordinato dal GAC “Pinna Nobilis” di Cittanova, rappresentato per l’occasione da Ana Žužić e Jana Šain. Ben 3 le classi coinvolte della Scuola media superiore italiana “Leonardo da Vinci” che hanno partecipato a un laboratorio sul campo, intitolato “Snorkeling nella baia di Zambrattia”. Quindi, gli alunni della prima classe del perito commerciale, della seconda del perito camerieri e della terza del liceo generale, accompagnati dalle professoresse Tiziana Zancola e Anna Novacco, insieme al prof. Neven Iveša dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola, muniti di maschera hanno esplorato il fondale osservando gli organismi marini presenti nell’ecosistema quali la pinna nobile (mollusco protetto), l’anemone dorato, ma anche dondoli, spugne, murici e altro.
Snorkeling è una parola di derivazione inglese che indica quell’attività di osservazione del mondo subacqueo, effettuata nuotando sulla superficie del mare, per mezzo di una maschera e con l’ausilio di un respiratore (snorkel significa respiratore o boccaglio, da cui snorkeling).
L’attrezzatura essenziale prevede la maschera, il respiratore e le pinne a cui si possono aggiungere vari accessori quali macchina fotografica subacquea, pugnale, boa di segnalazione e altro.
Con Christian Petretich, invece, i ragazzi hanno esplorato le caratteristiche archeologiche della baia di Zambrattia, visitando il sito protetto dove è stata ritrovata la nave più antica del Mediterraneo. Nel 2008, su segnalazione di alcuni pescatori di Zambrattia, un team di archeologi subacquei ha fatto una scoperta straordinaria: un’imbarcazione dal fasciame assemblato a cuciture, tecnica tipicamente adriatica, risalente addirittura all’età del Bronzo, circa 3.200 anni fa. Durante la campagna di scavo del 2013, in collaborazione con il Centre Camille Jullian, è stata interamente scavata la struttura conservata del relitto (6,7 m su 1,6 m di larghezza), oggi custodita a Pola, nel Museo Archeologico dell’Istria. Visti pure i resti sommersi di un insediamento su palafitte. In base all’analisi dei cocci di ceramica, il sito è stato datato tra il tardo Neolitico e la prima Età del bronzo. Per concludere, dopo una visita a un’antica strada romana, assieme a Silvano Pelizzon, presidente dell’associazione “Batana salvorina”, gli alunni hanno fatto un giro con la piccola imbarcazione omonima.

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