Salvore: campanile salvato dal degrado

Grazie alla sinergia tra la Città e la Parrocchia, interventi alla struttura risalente al 1869

Il campanile di Salvore

Grazie all’ottima intesa e collaborazione tra la Città di Umago e il parroco di Salvore, Benjamin Petrović, è stato rimesso a nuovo il campanile della chiesa di San Giovanni Evangelista. Si tratta di un campanile alto 20 metri, che quest’anno ha celebrato il suo 151.esimo compleanno, essendo stato costruito nel 1869. Un tempo aveva tre campane, delle quali 2 vennero asportate nel 1943 e mai più state restituite. Molto probabilmente vennero. Quella esistente risale al 1935 ed è stata rinnovata nel 1983. L’adiacente chiesa di San Giovanni Evangelista, costruita su un’altura che domina tutta la baia, risale invece all’XI secolo. Nei suoi pressi si trova anche il cimitero di Salvore. In una nota dell’Ufficio del sindaco, Vili Bassanese si dice che la Città ha dimostrato sensibilità e interesse per i problemi della parrocchia, perché “ricca di storia che va tramandata alle generazioni future”.

 

Durante i lavori è stata rimossa una pianta di fico che aveva attecchito tra le pietre del cornicione all’altezza della campana, è stata rifatta la soglia della porta d’entrata e ripuliti i canali si scolo. Inoltre, tutta la struttura è stata rinforzata nei punti più critici, mentre gli elementi litici decorativi sono stati trattati contro l’azione del tempo.

La pianta di fico che cresceva sul cornicione

Un po’ di storia
Nella Raccolta degli Atti ”Il promontorio dell’Adriatico, Salvore e il suo territorio nell’età della Serenissima”, pubblicato dal Museo civico di Umago, dalla Città di Umago, dall’Unione Italiana e dalla Comunità degli Italiani di Salvore, si trovano molti dati interessanti sulla Parrocchia di Salvore. Infatti, la ricognizione storica più antica, a partire dal periodo preistorico e dall’età romana, conduce alle testimonianze costituite dai castellieri dell’età del bronzo e del ferro (San Pietro, Monterosso, Romania, Colombania), dall’insediamento palafittico nella baia di Zambrattia e dal relitto della nave ritrovata nella baia datata al I millennio a.C.

“Da ricordare, nell’età romana – si legge ancora nella Raccolta –, l’importanza del porto salvorino quale ultimo scalo sulla principale rotta commerciale lungo la costa orientale dell’Adriatico, il ritrovamento della lapide romana a Franceschia e l’inizio dell’attività agricola, che diventerà una delle principali risorse di questo territorio.

Relativamente al periodo in cui Salvore, appartenente al Comune di Pirano, passa sotto l’influsso della Serenissima (seconda metà del IX secolo) fino alla sua completa sottomissione nell’anno 1283, appaiono rilevanti le due battaglie altomedievali dell’872 e 876, descritte dal cronista veneto Giovanni Diacono nel suo libro ‘Cronicom Venetum’, nonchè la famosa battaglia di Salvore del 1177 tra la flotta dell’Imperatore Barbarossa (sotto il comando di suo figlio Ottone IV) e la flotta veneziana di papa Alessandro III (sotto il comando del doge Sebastiano Ziani e di Niccolo Contarini). Secondo la tradizione, Ottone si salvò nascondendosi nella cisterna vicino alla chiesa di San Giovanni Evangelista e da qui deriverebbe il toponimo Salvore (Salvo-re). Importanti dipinti dedicati alla battaglia di Salvore si trovano nel Palazzo ducale di Venezia (Domenico Tintoretto) e nel Palazzo pubblico di Siena”.

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