L’apprendimento non passa solo attraverso i libri e le lezioni in classe. A dimostrarlo nei giorni scorsi sono stati gli studenti delle seconde classi degli indirizzi del Liceo linguistico e di quello generale, che hanno partecipato al progetto “Ricercatori non si nasce, si diventa”. L’iniziativa guiderà i giovani ricercatori della Scuola media superiore italiana di Rovigno, passo dopo passo, verso la stesura di un articolo scientifico che verrà poi inviato a una rivista nazionale o internazionale, con un traguardo preciso: certificare la presenza del dattero bianco Pholas dactylus nella zona costiera di Rovigno.
Il prof. Daniele Suman ha spiegato che l’idea di fondo del progetto è stata quella di trasmettere agli alunni la sensibilità nei confronti dell’ambiente e degli organismi viventi. “Attraverso la realizzazione di progetti validi, cerchiamo di educare e sensibilizzare i nostri alunni, insegnando loro quanto sia importante tutelare e salvaguardare la biodiversità e l’ambiente che ci circonda. Mi auguro che il progetto abbia un suo prosieguo anche l’anno prossimo, visto il grande interesse dimostrato da parte degli allievi nel corso dello svolgimento delle numerose attività e delle iniziative realizzate. Inoltre, attraverso l’inclusione degli studenti nei vari progetti educativi, si crea una nuova generazione di giovani procreativi, interessati alle problematiche e ai cambiamenti climatici, alla tecnologia e all’educazione. Seguendo le indicazioni europee, è importante lavorare in sinergia, cercando di capire quali siano le strategie da acquisire con il fine di proteggere il nostro splendido mare”, ha sottolineato Daniele Suman.
L’attività didattica in sito, svolta nella zona del mandracchio dell’Ospedale per l’ortopedia e la riabilitazione “Dott. Martin Horvat”, a Punta Muccia, ha permesso agli studenti di avvicinarsi alle tecniche della biologia marina. I giovani della SMSI di Rovigno hanno affrontato la tematica riguardante la determinazione della tipologia di fondale e le rispettive associazioni di organismi e biocenosi che caratterizzano l’ambiente dove vive il dattero bianco.

Foto: SMSI ROVIGNO
La parte più interessante
Guidati dal team di ricercatori scientifici Bojan Hamer e Luca Privileggio del Centro per la ricerca marina dell’Istituto “Ruđer Bošković” di Rovigno e dal prof. Daniele Suman, i ragazzi hanno imparato a utilizzare strumenti specialistici come la bottiglia Niskin, per campionare l’acqua a diverse profondità, e il retino planctonico, per raccogliere fitoplancton e zooplancton. Con la sonda multiparametrica CTD hanno misurato la conduttività, la temperatura e la profondità del mare, mentre grazie all’utilizzo dei data logger hanno potuto registrare i parametri ambientali che circondano il mandracchio dell’Ospedale per l’ortopedia e la riabilitazione “Dott. Martin Horvat” di Rovigno, in cui è presente il dattero.
A parere dei giovani ricercatori della SMSI, la parte più interessante è stata la classificazione del fondale attraverso l’Underwater Visual Census (UVC), un vero censimento subacqueo utile a individuare le comunità biologiche che condividono l’habitat del dattero bianco. Successivamente all’uscita didattica, la discussione sulla tipologia di fondale e sulle associazioni continuerà in classe, sotto la guida del prof. Suman. Una sfida affascinante, che unisce scienza, formazione e tutela ambientale, con la speranza che anche dalle nuove generazioni arrivi un contributo concreto alla protezione del nostro fragile ecosistema marino.
Ricordiamo che la Scuola media superiore italiana di Rovigno realizza il progetto relativo alla salvaguardia del dattero bianco, Pholas dactylus, grazie alla sponsorizzazione del programma “Zeleni pojas” (Fascia verde) dell’INA, che sostiene i progetti per la protezione e la rivitalizzazione degli ambienti terrestri e marini al fine di salvaguardarne la biodiversità e incentivare l’educazione ecologica dei giovani e la piantumazione di specie perenni autoctone. Il partner scientifico del progetto è rappresentato dai ricercatori del Centro per la ricerca marina dell’Istituto “Ruđer Bošković” di Rovigno.

Foto: SMSI ROVIGNO
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