Martedì sera, negli accoglienti spazi espositivi al pianoterra del Teatro cittadino “Antonio Gandusio”, è stata inaugurata la mostra multimediale “Ago e filo” della connazionale Lucia Ugrin, un evento che ha saputo intrecciare emozione, arte e tradizione. Organizzata dall’Università popolare aperta di Rovigno in collaborazione con il Museo Etnografico dell’Istria, l’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino a lunedì 17 novembre, dalle 10 alle 12 e dalle 18.30 alle 19.30.
All’inaugurazione, che ha attirato un pubblico numeroso e partecipe, hanno preso parte anche la vicesindaco in quota CNI Gianfranca Šuran, la presidente del Consiglio cittadino e assessore regionale alla CNI autoctona, alle minoranze nazionali e ai giovani, Tea Batel, la direttrice dell’asilo italiano “Naridola” Izidora Verdnik e la presidente del Comitato esecutivo della Comunità degli Italiani “Pino Budicin”, Marina Ferro Damuggia.
Nel suo intervento introduttivo, la direttrice dell’Upa, Dubravka Svetličić, ha spiegato come il filo conduttore dell’esposizione siano le bambole di pezza, simbolo di un sapere artigianale che unisce tradizione e modernità. “L’artista Lucia Ugrin propone un percorso che parte da una semplice domanda: cosa ci spinge a creare una bambola di stoffa e quale significato le attribuiamo oggi? – ha affermato Svetličić –. Il giocattolo dell’infanzia diventa manufatto artistico, un pezzo unico e irripetibile, in cui il cucito si trasforma in linguaggio creativo e strumento d’introspezione”.
Il cuore della mostra: «La sposa»
Il percorso espositivo culmina con “La sposa”, un’opera realizzata in materiali monocromatici, dove i contrasti delle texture rendono la bambola una vera e propria scultura tessile. È il cuore concettuale e visivo della mostra, un ponte tra femminilità, memoria e arte contemporanea. “Ogni bambola nasce da un’emozione o da un frammento della mia infanzia – ha detto Lucia Ugrin –. Con il gesto del cucire do forma ai ricordi, trasformandoli in qualcosa di nuovo. ‘Ago e filo’ è un omaggio alla tradizione e alla poesia del fare artigiano, reinterpretata con un linguaggio moderno”.
A catturare ulteriormente l’attenzione dell’osservatore, sono i nomi che contraddistinguono le otto bambole esposte, tra i quali Gauras, Actaea, Allamandra, Plumbago e altri. Infatti, l’autrice, grazie a un gioco di associazioni, ha accostato ai manufatti nomi di fiori che ricordano i colori dei tessuti utilizzati per le bambole.
Accanto alle opere dell’artista, trovano spazio anche bambole provenienti dal fondo del Museo Etnografico dell’Istria, creando un suggestivo dialogo tra passato e presente. “È stato bellissimo affiancare le mie creazioni a quelle tradizionali – spiega Ugrin – perché insieme raccontano come un gesto antico possa ancora parlare al mondo d’oggi”.
Laboratori per stimolare la creatività
Fino a venerdì, lo spazio espositivo al pianoterra del Teatro “Antonio Gandusio” ospiterà i laboratori creativi per gli alunni delle scuole elementari locali, dedicati al lavoro manuale, alla pazienza e alla riscoperta della tradizione artigiana in una chiave ludica e contemporanea.
A rendere ancora più suggestiva la serata inaugurale, è stata la proiezione di un cortometraggio, realizzato in collaborazione con la fotografa rovignese Majda Jašarević, che mette in luce il processo creativo di realizzazione delle bambole. Ad accompagnare la proiezione, è stata la recitazione della poesia “La poûpa da bieco” di Giusto Curto, interpretata con intensa sensibilità da Riccardo Bosazzi in dialetto rovignese. Un momento di rara poesia che ha commosso il pubblico, chiudendo in armonia un evento dove arte, identità e memoria hanno trovato un punto d’incontro.
Con “Ago e filo”, Lucia Ugrin è riuscita a risvegliare nel pubblico ricordi d’infanzia e momenti spensierati, ricucendo con gentilezza il legame tra ciò che eravamo e ciò che siamo, dimostrando come il gesto antico del cucire possa ancora raccontare storie nuove, storie fatte di stoffa, emozione e autenticità.

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