Repubblica di Albona, cent’anni dopo

Dedicata alla rivolta dei minatori del 1921 l’edizione 2021 dell’ormai tradizionale convegno professionale e scientifico «Incontri storico-culturali albonesi»

Nella Biblioteca civica ha potuto presenziare solo un numero limitato di persone

Dal 1785, anno dell’inizio della produzione ininterrotta nelle miniere albonesi, fino alla chiusura dell’ultimo pozzo nel territorio, quello di Tupliaco, nel 1999 a perdere la vita sul loro posto di lavoro nel sottosuolo dell’Albonese sono stati 618 minatori. È quanto ha potuto stabilire lo storico albonese Tullio Vorano, già dirigente del Museo popolare di Albona e autore di diversi volumi dedicati al passato dell’Albonese, compresi quelli sul tema della miniera, dopo aver consultato migliaia di documenti con lo scopo di compilare la lista dei minatori periti nel periodo menzionato svolgendo il loro lavoro in questa parte dell’Istria. Vorano ha presentato i risultati della sua ricerca ieri nell’ambito dell’edizione 2021 del convegno professionale e scientifico “Incontri storico-culturali albonesi”.

 

 

Gli Atti del 2019
Essendo il 2021 l’anno in cui si celebra il 100.esimo anniversario della storica rivolta dei minatori del 1921, conosciuta come Repubblica di Albona e una delle prime rivolte antifasciste in Europa, il convegno è stato dedicato proprio a questo tema. A causa delle misure epidemiologiche in vigore, questa volta il tradizionale luogo d’incontro dei relatori del convegno, la Biblioteca civica di Albona, ha potuto ospitare solo alcuni degli studiosi partecipanti all’appuntamento. Gli altri si sono presentati online, tramite la piattaforma Zoom. Quello di Vorano è stato solo uno di un totale di 21 interventi avuti nel corso del convegno, conclusosi nelle ore serali e iniziato con la presentazione degli Atti della seconda edizione del convegno. Tenutasi nel marzo 2019, era dedicata a Giuseppina Martinuzzi. A parlare del volume sono stati la professoressa Iva Milovan Delić (la quale si è occupata della recensione, con i professori Josip Šiklić e Mihovil Dabo) e il caporedattore Slaven Bertoša, storico e professore all’Università “Juraj Dobrila” di Pola, coordinatore del convegno. Quest’ultimo si è detto molto grato a Vorano, che ricopre pure la funzione di presidente del Comitato esecutivo della Comunità degli Italiani “Giuseppina Martinuzzi” di Albona, il quale due anni fa ha contribuito al simposio occupandosi anche del coordinamento dell’evento e della traduzione dei contributi delle relatrici residenti in Italia. Tra loro la storica Silva Bon, del Centro Isontino di Ricerca e Documentazione Storica e Sociale “Leopoldo Gasparini” di Gorizia, si è presentata pure ieri, con “Il biennio rosso nell’ex Litorale Austriaco. Il microcosmo di Capodistria come caso esemplare”.

Slaven Bertoša

La lista di Vorano
“Per quanto riguarda il periodo austriaco, dalla documentazione di quegli anni si può chiaramente dedurre che la persona lavorava in miniera e che vi perse la vita. Ma poi arriviamo al periodo italiano, ovvero alla documentazione che dal 1924 fece parte dei registri del Comune (fino a quell’anno i dati venivano inseriti nei registri parrocchiali, nda), in base alla quale sembra che tutti i minatori morissero a casa, invece morivano anche in pozzo. Adesso è difficile stabilire chi sia morto a casa, chi in ospedale…”, ha confermato Vorano parlando della sua ricerca, voluta anche dalla Città di Albona. L’obiettivo era quello di compilare, per la prima volta, una lista completa di persone che persero la vita proprio in miniera. Però a rendere difficile il lavoro è stato, oltre alla documentazione redatta in modo inadeguato, pure il fatto che molti documenti sono andati perduti. Secondo Vorano, tutte le amministrazioni volevano nascondere il vero numero di minatori periti sul posto di lavoro ed è pure possibile che alcuni dirigenti della miniera dei decenni più recenti, per evitare di essere colpevolizzati delle sciagure, si siano impossessati della documentazione. Del periodo dopoguerra, dal 1945 in poi, mancano nella lista di Vorano addirittura 50 nomi. Della tragedia del 1948, la più grande dopo quella del 1940, in cui persero la vita 185 minatori e della quale nemmeno il direttore Giustiniano Bechi Gabrielli, che ignorò le misure di sicurezza, dovette rispondere, non c’è alcuna lista. “Abbiamo soltanto quelli registrati nell’anagrafe di Albona, secondo il quale vi sarebbero stati 80 morti, tra cui 26 prigionieri tedeschi, ma i tecnici e gli ingegneri di turno parlavano di circa 90 minatori periti”, ha aggiunto Vorano, secondo il quale, il primo minatore la cui morte fu registrata fu Antonio Cosset del Tirolo, scomparso nel 1797, anche se non è specificato se sia morto proprio in miniera, mentre la prima morte di un minatore dell’Albonese fu quella di Nikola Brezac (Sferić), che perse la vita nella miniera di Carpano nel 1849.

La bandiera rossa dei minatori
Soffermandosi sugli eventi del 1921, la prima relatrice in programma, Olja Višković, dipendente del Museo popolare di Albona, laureatasi in Storia e Archivistica, si è presentata con il tema “Testimoni della storia: racconti dei partecipanti della Repubblica di Albona”, nell’ambito del quale ha descritto le testimonianze dei minatori e dei cittadini dell’Albonese conservate nel Museo albonese, ma anche quelle pubblicate in occasione del 60.esimo anniversario della Repubblica di Albona dal giornale “Labinska komuna”. A suo avviso, si tratta di contributi molto preziosi per la conoscenza degli eventi che, comunque, dovrebbero essere interpretati tenendo presente il fatto che erano già passati troppi anni dalla rivolta e la possibilità che i testimoni siano stati poco obiettivi nel parlare dello sciopero. Tra gli intervistati, pure Milka Brezac Jan di Vines, la quale con la sorella Paola il giorno della rivolta si sarebbe recata da Vines ad Albona cantando la canzone “Bandiera rossa” (la bandiera rossa con l’incudine e il martello incrociati era il simbolo dei minatori e della Repubblica di Albona). Le due sorelle avevano all’epoca 17 e 15 anni. I testimoni si soffermarono pure sulle “guardie rosse” organizzate dai minatori durante gli stessi eventi, il cui comandate fu Francesco da Gioz, come pure su alcuni dei personaggi principali della rivolta, tra cui il sindacalista Giovanni Pippan (la cui vita era il tema del relatore Ferdinando Offelli di Thiene, Vicenza) e due appartenenti alle famiglie nobili che sostenevano i minatori, Giovanni Tonetti e Tommaso Lazzarini.

Tullio Vorano

Un evento europeo
Nel suo intervento, il professor Andrea Matošević, della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola, ha sottolineato, tra l’altro, l’importanza di prendere in considerazione l’eterogeneità della comunità lavorativa di cui facevano parte i minatori e nella quale c’erano anche altre categorie di operai. Secondo Matošević, la Repubblica di Albona fu un risultato delle dinamiche locali, ma anche di quelle geopolitiche più ampie ed è paragonabile agli eventi avuti luogo negli stessi anni in Italia e in altre parti dell’Europa. Hanno contribuito al convegno molti altri relatori: Deni Vlačić, Lara Dobrić, Slavica Isovska, Mladen Bajramović, Dijana Muškardin, Toni Juričić, Miloš Ivančič, Mladen Bastijanić, Josip Šiklić, Samanta Paronić, Silvano Jelenić, Alan Žic-Teklin, Daniel Mohorović, Anja Šumberac, Vanesa Begić e Kristijan Žgaljardić. Gli organizzatori sono stati la Città di Albona e il Museo popolare albonese.

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