Quattro CI a Venezia, perché la Regata è la Regata

Un’altra partecipazione degli umaghesi al tradizionale appuntamento annuale, in quanto esservi presenti è «un privilegio e un onore» e, inoltre, «la compagnia è bella, il luogo mitico, l’evento storico»

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Quattro CI a Venezia, perché la Regata è la Regata
Foto CI Fulvio Tomizza Umago

L’appuntamento annuale delle Comunità degli Italiani di Umago-Salvore alla Regata di Venezia è un po’ come Sanremo, gli ingredienti sono sempre quelli, ma ogni edizione è diversa, e quella di quest’anno, tenutasi nei giorni scorsi, si è svolta sotto il segno dell’amicizia. Amici vecchi, amici nuovi, amici improvvisati, amici ricordati.
Per quel che riguarda Umago, gli elementi fissi dell’evento sono: una squadra di rematori, prevalentemente salvorini, che si accoda al Corteo storico, quello che sfila nella prima parte della Regata e una squadra di fan che arriva a Venezia a fare il tifo e a incoraggiarli. I primi si avviano oltre-Adriatico già il giorno prima, per sistemarsi e fare mente locale. La mattina presto della domenica vanno a vedere la barca loro assegnata, quest’anno una caorlina blu, vogano e ritornano a casa il lunedì (da eroi). I secondi fanno tutto in giornata svegliandosi prima dell’alba, per partire da Umago alla volta di Jesolo e Punta Sabbioni, da dove prendono il traghetto per Venezia. Eseguono il loro dovere di supporter e alla sera fanno il viaggio in senso inverso rientrando a casa notte fonda. Entrambi i gruppi traggono grande soddisfazione dall’esperienza.

Foto CI Fulvio Tomizza Umago

Quest’anno, già in autobus prendeva vita l’altro slogan di Sanremo, “Cari amici vicini e lontani”, con un mosaico di rappresentanze tra la cinquantina di partecipanti. Oltre al nucleo umaghese, si sono aggregati gli amici delle vicine CI di Salvore, Matterada e Cittanova, più le “regolari” partecipazioni di simpatizzanti dalle file della maggioranza, che hanno sentito parlare di quanto sia bella la giornata a Venezia. Già dopo la prima pausa in autostrada, i vari gruppi hanno cominciato a socializzare e soprattutto a riconoscersi, cosa importantissima soprattutto a fine giornata, nel momento critico della partenza dall’affollatissima Riva degli Schiavoni, quando “chi non c’è, torna a casa in treno”. È il momento in cui la segretaria della CI di Umago, nonché organizzatrice della gita, Antonella Degrassi, si improvvisa collie, e va a stanare le sue pecorelle tra la marea di gente sul molo. Domenica scorsa, dopo un po’ di patema per alcune momentanee assenze, tutto è finito bene, con un ritorno verso Punta Sabbioni su uno sfondo di tramonto da cartolina.

Foto CI Fulvio Tomizza Umago

Gli uomini in barca

Grandi le novità anche tra le fila dei rematori che sono i veri protagonisti della giornata. Innanzitutto, si è fatto fatica a credere all’assenza di Silvano Pelizzon, pope storico e frontman del gruppo. Abbiamo saputo che il ginocchio che faceva jacomo è stato operato e che, con la riabilitazione in atto, una sua presenza sui lastroni irregolari e su e giù dai ponti di Venezia, è stata sconsigliata. Silvano però ha lasciato l’organizzazione nelle ottime mani di suo figlio Alessandro, che con un po’ di trepidazione ha accolto il ruolo del padre, cavandosela egregiamente. Buon DNA non mente.

Il ruolo di pope, per il secondo anno di seguito, è stato ricoperto da Danilo Latin, il poeta del mare; mentre tra i veterani si annoveravano le salde presenze di Dario Dobrović e Roberto Sirotić. Due delle new entry del 2025, Livio Zacchigna e Gianni Bose, si sono ripresentati ancora più entusiasti dell’anno scorso, perché “adesso che sappiamo come si svolge l’evento, ce lo godiamo di più”. Al posto di Mario Dodici, già presente ma quest’anno impegnato col lavoro, è intervenuto Daniel Santin, anche lui di Salvore. Daniel ci ha confidato che non poteva non accettare l’invito di Alessandro, in quanto “la compagnia è bella, il luogo è mitico, l’evento è storico”. Siccome è un fine collezionista di oggetti d’epoca, l’entrata in Arsenale per lui è stata una rivelazione. “Vedere attrezzi vecchi di 200 anni ancora in uso, per me è stato come ritornare al passato – ci ha detto – è un posto davvero unico”. Che sia anche un vero uomo di mare, lo si è capito dal suo ultimo commento “Xe un poco de maretta, ma niente de cui preocuparse; tanto noi faremo del nostro mejo”. Ancora più sorprendente scoprire che l’ottavo uomo in barca è… di Cittanova, ma con “irrefutabili ascendenze salvorine”, ha precisato Andrea Zancola, vicesindaco per la CNI nonché presidente della CI di Cittanova. Le sue credenziali come rematore risalgono a quando ha imparato a remare già da bambino sulla battana salvorina, mentre la sua presenza alla Regata è un passo logico per uno che si definisce “figlio di San Marco” tanto da appendere il gonfalone della Repubblica veneziana sulla porta dell’ufficio. Oltre ad avere una frequentazione pluridecennale con amici veneziani e conoscere a fondo Venezia stessa, Andrea riconosce nella Serenissima la fonte “della nostra cultura, lingua, tradizioni e usanze”. Per cui per gli istriani, eredi del retaggio culturale veneziano, “partecipare alla Regata significa acquisire una valenza di riconoscimento”. Molto forte, secondo lui, la consapevolezza, che rasenta il simbolo, che “la pietra che calpestiamo e il legno che sorregge la città provengano anche dall’Istria”.

Foto CI Fulvio Tomizza Umago

Il rito della «vestizione»

Abbiamo seguito da vicino i nostri beniamini, sin dalla loro prima tappa a “La scoela”, dove da anni vanno a prendere l’aperitivo. La signora Marinella è sempre felicissima di vederli (e sempre contenta della bottiglia con cui i ragazzi l’omaggiano), ma si è rattristata nel ricordare Maurizio Ossich, uno dei trascinatori più simpatici della squadra che ci ha lasciati tre anni fa. Fa piacere sapere che anche a Venezia la bella persona di Maurizio sia ricordata ancora con tanto affetto.

Dopo l’aperitivo, c’è il pranzo alle “Do Marie”, due porte più in là, per far carica di energie e di buonumore, e poi via verso l’Arsenale, luogo magico che regala sempre forti emozioni. Gli amici veneziani che vi lavorano ci dicono che quest’anno non ci sono sostanziali novità e che tutto sembra filare liscio, e mentre lo dicono sullo sfondo assistiamo alla fervente attività degli ultimi preparativi, dove un gran numero di persone in costume si sta sistemando nelle coloratissime barche, con il sottofondo di un megafono che elargisce continue istruzioni. Ed è proprio in questo momento che si svolge anche il rito della “vestizione” dei nostri, che viene fatta in assenza di paraventi. Non si raccontano i particolari, ma ci sono delle foto piuttosto compromettenti. In pochi minuti però i ragazzi riemergono splendidi nell’uniforme marinara blu e bianca con il tocco di rosso del fazzoletto al collo e della fusciacca sui fianchi.

Foto CI Fulvio Tomizza Umago

A chi scrive è stato concesso di salire in barca con la squadra, per “fare da polena a prua”. Detto così non sembrava proprio un complimento, ma è stato veramente un onore poterli accompagnare fino all’uscita dall’arsenale. Quel centinaio di metri è importante anche per trovare l’armonia della voga e il tempismo del movimento del braccio. Come dice Gianni Bose, “bisogna accarezzare l’acqua col remo”.

Sempre emozionante l’incontro con i fan al molo, dove è bello vedere la squadra emergere in tutto il suo splendore. Non c’è solo il piacere della bicchierata, ma anche di vedere in anteprima le altre barche, che escono ad una ad una e si fermano lungo la sponda del canale, aspettando il via per la sfilata.

Foto CI Fulvio Tomizza Umago

Un ottimo ricordo

Quando è stato il turno dei nostri di staccarsi dal molo, li abbiamo accompagnati per un pezzo con molti applausi e grida di incoraggiamento, per poi lasciarli ad affrontare le tre miglia e mezzo di percorso (con la maretta).

Di solito i ragazzi finiscono la remata in allegria al molo della piazzetta San Samuele vicino a Palazzo Grassi, dove si incontrano e fanno festa con gli amici della società remiera “Casteo”. Quest’anno, per cause di forza maggiore, loro, ma anche molti altri, hanno dovuto fermarsi dalla parte opposta del canale, non lontano dalla Machina. Il contrattempo, invece che scoraggiare la squadra, è diventato l’opportunità per fare nuovi amici e socializzare all’istriana con quelli che c’erano lì intorno. Costoro sono stati più che contenti di farsi contagiare dalla loro allegria (e dalla loro Malvasia). Ci è stato detto che una bottiglia di quello buono è finita anche nelle mani dei giudici di gara impegnati lì a fianco, perché si sa che “xe sempre ben esser in bona coi giudici (anche se no ti son in gara)!”.

Detto questo, gli amici dell’Unione Italiana che generosamente supportano e finanziano l’evento saranno orgogliosi di sapere che, dietro al buonumore, i nostri ragazzi portano avanti il progetto con serio impegno e dovunque vadano fanno bella figura e lasciano un ottimo ricordo. Anche perché, loro sono i primi a dirlo, il solo fatto di poter partecipare alla Regata è un privilegio e un onore.

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