Pomodoro. Siamo alle solite: rese buone, futuro incerto

L’incertezza di un settore, quello agricolo, già di per sé fragile, tra promesse e speranze

La raccolta automatizzata del pomodoro

Rese buone, futuro incerto: questo è il destino del pomodoro, legato inevitabilmente al conservificio di Umago. “Rese buone perché siamo sulle 50 tonnellate per ettaro; destino incerto perché nessuno parla del futuro della fabbrica, non almeno in termini di garanzia per il domani”, dice Dario Makovac, presidente dell’Associazione agricola “Pomidor-Pomidoro” di Umago.
Quest’anno la fabbrica acquisterà dai produttori istriani circa 7mila tonnellate di pomodoro, meno dello scorso anno, ma è presto per fare le somme perché la raccolta non è finita e potrebbe durare anche tutto settembre. Certo è che le cose stanno cambiando, perché l’agricoltura ha voltato pagina, passando dalla monocoltura alla produzione diversificata, puntando sulla cipolla, che nell’area rende molto bene, sulle patate e sul sedano. Visto che i prezzi del pomodoro da anni sono sempre uguali, circa 80 lipe (cifra che cambia in base alla qualità, ma di poco, mentre le spese sono aumentate), gli agricoltori cercano di cambiare approccio e produzione. Il pomodoro comunque è molto buono, ottimo per la salsa, che viene prodotta per l’inverno da tante famiglie, come vuole una lunghissima tradizione.
La volontà di mantenere la fabbrica della lavorazione del pomodoro c’è, come conferma Makovac, spostandola nella zona industriale di Umago, con il mantenimento dei posti di lavoro. Dall’altra parte ci sono però le promesse non mantenute della Podravka, azienda madre del conservificio, che ormai vanno avanti da molti anni. E fino ad oggi, quindi, nessuno sa dire nulla di concreto. Nel frattempo, gli agricoltori stanno perdendo la fiducia nella fabbrica e per questa ragione la produzione di pomodoro, invece di salire, scende dalle 10 alle 7-8mila tonnellate.
La campagna ha sete
Però ai progetti non si rinuncia, spiega Makovac: “A periodi di abbondanti precipitazioni, magari quando la pioggia proprio non serve, si alternano periodi di siccità, che fanno soffrire le colture. Per rimediare a questa mancanza d’acqua e dare una mano agli agricoltori, si sta pensando di realizzare un sistema di irrigazione, ricorrendo ai fondi europei. Il progetto, che interessa la zona di Petrovia, è già stato presentato nel 2017, ma ancora non è stato realizzato. Il modello è quello classico, che prevede il finanziamento all’85 p.c. dai fondi europei e al 15 p.c. dalla Croazia”.
La Città di Umago supporta la realizzazione di questo progetto, che alla fine dovrebbe comportare una spesa complessiva di 77 milioni di kune. Una volta realizzato, il sistema dovrebbe permettere l’irrigazione di 537 ettari di terreno nella zona che gravita attorno a Petrovia e Jeci, dove la terra è particolarmente fertile. Il bacino d’accumulazione dovrebbe essere situato in una depressione e dovrebbe avere una capienza di 1milione di metri cubi d’acqua. Interessante notare che il bacino dovrebbe essere realizzato grazie al sistema idrico dell’Acquedotto Istriano.
Progetti da vedere
Attualmente nell’Umaghese vengono coltivati a livello intensivo sia il pomodoro per uso industriale, cioè del conservificio, unico in Croazia, che la cipolla e altre colture, come sedano, ravizzone, frumento. Ma non dobbiamo certo dimenticare il fondo olivicolo, che è aumentato molto negli ultimi vent’anni, come pure la viticoltura. Si produce lavorando le vaste aree di vigneti e oliveti, a suo tempo dell’ex PIK (Complesso agro-industriale), un colosso nel settore, ma molte aree sono state piantate a nuovo. Dunque, in futuro ci sarà forse meno pomodoro, ma sicuramente molte più opportunità produttive se il progetto dell’irrigazione andrà in porto. Ma anche questo è ancora tutto da vedere, visto che la pandemia da Covid-19 sta complicando la vita a tutti e sta avendo pesanti ricadute anche sui progetti e la loro realizzazione.
Su tutto pesa pure un altro aspetto, che è quello dell’importazione. I dati a proposito sono penalizzanti per l’agricoltura nazionale: nei soli primi tre mesi del 2020 la Croazia ha importato 16mila tonnellate di patate (+23 p.c. rispetto all’anno precedente), 2.800 tonnellate di pomodoro (+7 p.c.) e 9.500 tonnellate di cipolla e aglio (+6,5 p.c.). Concorrere, per gli agricoltori locali, è difficile.

Facebook Commenti