L’Istria si prepara a vivere un anniversario di profondo significato storico, religioso e civile. A ottant’anni dal martirio del Beato don Francesco Bonifacio, sacerdote nato e cresciuto in questa terra di confine, Crassiza torna al centro di un percorso di memoria che coinvolge l’intera penisola istriana e le comunità di Italia, Slovenia e Croazia. Proprio nel paese in cui il giovane parroco esercitò il suo ministero e da cui, l’11 settembre 1946, uscì per il suo ultimo viaggio senza più fare ritorno, si terranno alcuni dei momenti più significativi delle celebrazioni promosse dalla Diocesi di Trieste. Dalle solenni liturgie al pellegrinaggio sui luoghi del martirio, fino all’intitolazione della canonica restaurata e alle rinnovate ricerche sul luogo della sua sepoltura, l’anniversario rappresenta un’occasione per riscoprire una figura che continua a unire i popoli dell’Istria nel segno della fede, della riconciliazione e della ricerca della verità storica.
La Diocesi di Trieste ha presentato un articolato calendario di iniziative dedicate all’importante anniversario, accompagnato da un aggiornamento sulle ricerche riguardanti il luogo della sepoltura dei resti mortali del sacerdote istriano, scomparso nel settembre del 1946 e proclamato beato per il suo martirio “in odium fidei”.
L’80° anniversario della sua uccisione non vuole essere soltanto una commemorazione storica, ma un autentico percorso di memoria condivisa, spiritualità e dialogo. Nel soffermarsi sul programma delle celebrazioni, presentato nei giorni scorsi e organizzato dalla Diocesi di Trieste con il prezioso contributo del gruppo “Amici di don Francesco Bonifacio”, promosso dall’Azione Cattolica triestina, il vicario generale monsignor Marino Trevisini ha sottolineato come don Francesco abbia conformato la propria vita a Cristo e che il martirio del beato continua oggi a sostenere la fede dei credenti, ispirando in particolare giovani e sacerdoti nella testimonianza cristiana quotidiana. Sempre più fedeli, infatti, si affidano alla sua intercessione chiedendo la grazia della perseveranza e della fedeltà al Vangelo. Don Francesco Bonifacio è stato ricordato come un pastore instancabile, profondamente dedito al proprio ministero sacerdotale, alla celebrazione dei sacramenti e all’educazione dei giovani. Pur consapevole dei rischi del difficile contesto storico e politico del secondo dopoguerra, decise di rimanere accanto alla sua gente, testimoniando fino all’estremo sacrificio una fede semplice ma incrollabile.

Il calendario delle celebrazioni
Il giorno successivo, sabato 12 settembre, si svolgerà il pellegrinaggio diocesano guidato dallo stesso vescovo Trevisi sui luoghi del martirio dei Beati don Francesco Bonifacio e don Miroslav Bulešić. A Crassiza prenderà parte anche mons. Štironja, mentre nello stesso periodo il presule benedirà i restauri della canonica del paese, che sarà dedicata a don Bonifacio e ospiterà una sala permanente con una raccolta di memorie e testimonianze del beato.
La vigilia dell’anniversario, giovedì 10 settembre, alle 19.30, nella sede dell’Azione Cattolica di via Diaz 4 a Trieste, saranno presentati due importanti volumi, “Vita e martirio di un uomo di Dio”, curato da Mario Ravalico, e il volume dedicato al “Sentiero Beato Bonifacio”, curato da Diego Masiello.
Il 24 settembre, alle 17, a Pirano, il vescovo Trevisi, insieme al vescovo di Capodistria Peter Štumpf, benedirà le nuove vetrate del Battistero dedicate al beato, realizzate dall’artista slovena Mira Ličen. Sempre a Pirano, il 22 ottobre, presso la Comunità degli Italiani, il Centro di Cultura Italiana “Carlo Combi” di Capodistria organizzerà un importante seminario di studio dedicato alla figura di don Francesco Bonifacio e al contesto storico, politico e religioso nel quale maturò il suo martirio. Parteciperanno studiosi provenienti da Italia, Slovenia e Croazia, in un significativo momento di confronto internazionale.
Due importanti seminari saranno inoltre promossi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Tra le iniziative più significative figura anche l’istituzione di una borsa di studio intitolata al Beato don Francesco Bonifacio, destinata a sostenere uno studente del Seminario interdiocesano “San Cromazio di Aquileia”.
Le celebrazioni comprenderanno anche un momento artistico e musicale quando mercoledì 7 ottobre, presso il Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste, si terrà un concerto commemorativo organizzato congiuntamente dalla Diocesi e da Federesuli.

Ipotesi e ricerche
Durante la conferenza stampa, Mario Ravalico, delegato della Diocesi di Trieste presso le autorità croate incaricate delle indagini, ha illustrato gli ultimi sviluppi delle ricerche storiche, archivistiche e investigative finalizzate a individuare il luogo della sepoltura del beato. L’assenza di testimoni oculari del martirio, ad eccezione dei tre esecutori materiali, ha reso estremamente complessa la ricostruzione degli eventi. Nonostante ciò, la famiglia di don Francesco e monsignor Giuseppe Rocco, ultima persona ad averlo incontrato vivo, non hanno mai interrotto le ricerche.
Nel corso degli anni sono state formulate cinque principali ipotesi sul luogo della sepoltura quali la foiba dei Martinesi, le rive del Quieto, il bosco di Levade, un terreno ricoperto da residui agricoli e il cimitero di San Vito. Successivamente emerse anche una testimonianza custodita nell’archivio parrocchiale che indicava un possibile occultamento del corpo in un terreno nei pressi del cimitero di Buie, ma gli accertamenti effettuati non portarono ad alcun risultato. Un punto di svolta si è avuto nel 2011, con l’approvazione da parte del Sabor di una legge dedicata al ritrovamento e alla degna sepoltura delle vittime del regime comunista jugoslavo: è seguita la riapertura ufficiale del fascicolo da parte della Polizia. Nel 2014 alcuni speleologi hanno effettuato ricerche nella foiba dei Martinesi. Dalle indagini è scaturita, nel 2020, un’ispezione ufficiale della Polizia croata che ha portato al recupero di alcuni resti umani, successivamente sottoposti ad analisi necroscopiche e del DNA. Tuttavia, gli esami non hanno escluso ogni compatibilità con i familiari del beato. Nel marzo 2026, l’Ambasciatore d’Italia a Zagabria ha trasmesso una nota verbale al Ministero degli Esteri croato chiedendo un’intensificazione delle indagini.

Il luogo della sepoltura
Parallelamente sono proseguite approfondite ricerche archivistiche negli archivi di Trieste, Pisino, Fiume, Zagabria, Capodistria e Lubiana, oltre che negli archivi parrocchiali di Grisignana, dove risultano documentati i nomi dei tre esecutori materiali del delitto. Sebbene siano emersi nuovi elementi sulla dinamica dell’omicidio, nessuna indicazione decisiva è stata trovata sul luogo della sepoltura. Sono stati, inoltre, avviati tentativi di consultazione degli archivi di Belgrado, anche attraverso il Consolato generale della Repubblica di Serbia a Trieste. L’iniziativa non ha ancora prodotto risultati, ma recentemente l’Ambasciatore italiano a Belgrado ha inviato una nuova richiesta ufficiale al Ministero degli Esteri serbo per ottenere l’accesso a tutti gli archivi, compresi quelli militari. Ulteriori sollecitazioni sono state avanzate anche tramite la Nunziatura Apostolica di Zagabria. Le ricerche hanno interessato inoltre gli Archivi Vaticani, la Segreteria di Stato, l’Ufficio Zone di Confine presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituito nel 1946 da Giulio Andreotti, e persino gli archivi britannici, già risultati determinanti nel caso di padre Placido Cortese.
Particolarmente significativa è la testimonianza raccolta nel 2024 da un’anziana triestina originaria di una frazione di Grisignana. La donna ha riferito quanto appreso indirettamente da uno degli autori del delitto che secondo tale racconto, il corpo di don Francesco sarebbe stato nascosto nel cimitero di San Vito, sepolto sotto un’altra bara. La dichiarazione è stata trasmessa alla Procura di Pola, che ha disposto nuovi sondaggi e una prima campagna di scavi, conclusasi senza esito. Le autorità hanno comunque deciso di proseguire le indagini. Al di là del ritrovamento dei resti mortali, le ricerche hanno già prodotto un risultato di straordinario valore umano e culturale in quanto hanno favorito una collaborazione sempre più intensa tra italiani, sloveni e croati, accomunati dal desiderio di ricostruire la verità storica e custodire la memoria delle vicende del confine orientale.
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