Nei campi tutti i colori e i sapori dell’estate

L’agricoltura diversificata, preferita da qualche tempo alla monocoltura, sta dando dei buoni risultati. Tuttavia mancano i meccanismi giusti per tutelare il prodotto nazionale

Nei vigneti dell’Umaghese si coltiva soprattutto la Malvasia

Dallo scorso marzo non si parla d’altro che di limitare le importazioni dei generi agro-alimentari e di quelli di prima necessità e di aumentare la produzione nazionale. Soprattutto dopo che i confini sono stati chiusi e i conducenti dei TIR obbligati a osservate l’isolamento a causa del Covid-19. Negli ultimi quattro mesi diversi Paesi dell’UE hanno deciso di aumentare la produzione nazionale, arrivando a una quota dell’80 p.c. Anche la Croazia ha cercato di reagire, ma le misure intraprese convincono poco coloro che, alla fine, devono lavorare. L’industria agroalimentare potrebbe dare alla Croazia grandi soddisfazioni, aumentando l’export e riducendo l’import. Ma sarà così?
Probabilmente no, perché alla fin fine conta unicamente il profitto. Le grosse catene alimentari importano prodotti spesso scadenti a prezzi bassi, con i quali i nostri produttori non possono concorrere, ed ecco che, vendere patate, cipolla, frutta e verdura, ma anche vino e olio, diventa difficile. In Croazia il chilogrammo di carne e il litro di latte costano ancora troppo, perché ancora oggi il Ministero dell’Agricoltura non è riuscito a utilizzare al meglio i fondi dell’UE. Manca anche la forza lavoro, perché i disoccupati preferiscono trovare lavoro all’estero.
La concorrenza dei centri commerciali

Uno splendido campo di cipolle

L’agricoltura diversificata, preferita da qualche tempo alla monocoltura, sta dando dei buoni risultati, superiori alle aspettative, ma anche se l’Istria è tra le Regioni della Croazia più innovative e Umago anche nell’agricoltura fa da apripista a una nuova cultura agricola e occupazionale, non ci sono ancora i meccanismi giusti per tutelare il prodotto nazionale. L’Umaghese produce tonnellate di cipolle, patate, pomodoro, nonché olio extravergine d’oliva e vino, ma a dettare le regole del gioco sono sempre i grossisti, che lavorano per i centri commerciali. Prima promettono prezzi interessanti, poi li abbassano giocando sulla qualità del prodotto e infine li portano a poche kune, perché i centri commerciali devono organizzare le azioni promozionali. Se un prodotto all’inizio poteva essere pagato al produttore 5 kune al chilogrammo, alla fine il costo si riduce a 1-2 kune.

L’olivicoltura è un pilastro della produzione agricola locale

Oggi dunque l’agricoltura non si basa più soltanto sulla tradizione, ma soprattutto sulla ricerca di mercato e sul guadagno. Certo, ci sono stanti tempi in cui centinaia di quintali di cipolla, in questo periodo, venivano lasciate marcire nei campi, perché non c’era un mercato, ma ora gli agricoltori hanno l’Internet, trovano nuovi mercati, nuove idee e soprattutto sanno cosa piantare in base alla domanda di mercato.
Rotazione di colture e richiesta di mercato
E così oggi non soltanto abbiamo la rotazione delle colture (un anno si pianta pomodoro, l’anno dopo, per esempio, frumento o ravizzone), ma soprattutto si pianta quello che vuole il mercato. Ma per farlo, bisogna disporre di macchine agricole, molto costose, di sistemi d’irrigazione e di lavorazione sofisticati. Ebbene, le esperienze acquisite con il pomodoro, sono state applicate sulle nuove colture, come la cipolla, con risultati che anche gli israeliani, maestri del settore, potrebbero invidiare. Con le tecnologie a disposizione, ora è più facile praticare la diversificazione delle produzioni agricole per concorrere sul mercato.
Ottime le rese della cipolla

La raccolta della cipolla è automatizzata

​Dario Makovac, presidente dell’Associazione agricola di Umago, la sa lunga sulla diversificazione delle colture, che sta dando buoni risultati. Senza peraltro trascurare né la vite, né l’olivo, ossia le colture più tradizionali. “Ce la caviamo bene, ma non è facile – dice Makovac –. Abbiamo raggiunto delle ottime rese con la cipolla, che viene raccolta proprio ora, con un raccolto che arriva anche a 800-1.000 quintali per ettaro. Dipende dalla stagione e la presente è eccezionale. I nostri produttori sanno il fatto loro e hanno investito molto anche sotto il profilo del sapere. Il costo di produzione di un ettaro è di circa 50mila kune: soltanto per le piantine, sempre per un ettaro, bisogna spendere 22mila kune. Per occuparsi della coltivazione delle cipolle a livello industriale bisogna disporre di una buona irrigazione e di macchinari agricoli. Dunque serve una buona base di partenza. La produzione locale si basa sulla cipolla Element F1, gialla e rotonda, che dà delle ottime rese. Oltre al pomodoro, oggi coltiviamo la cipolla su una superficie di 25 ettari e all’ingrosso può essere piazzata a 2- 2,5 kune il chilogrammo, ossia fino a 5 kune nella vendita al minuto. Per rimanere a galla, però, la Croazia deve limitare le importazioni e favorire il nostro sviluppo”.

Dario Makovac

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