Momiano ritrova la sua memoria antica

Appuntamento per ripercorrere le tappe del locale maniero e le vicende dei suoi nobili feudatari

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Momiano ritrova la sua memoria antica
Foto Casa dei castelli

La serata dedicata alla presentazione del volume “Il castello di Momiano e i suoi nobili feudatari” di Nicola Gregoretti, ospitata nell’ambito della “Notte delle Fortezze”, alla Casa dei Castelli di Momiano, che opera in seno al Museo storico e navale dell’Istria, è stata sia un appuntamento culturale come pure una restituzione di memoria collettiva. Un momento nel quale la storia è uscita dagli archivi, dai faldoni polverosi, dai racconti tramandati a voce nelle famiglie, per tornare a respirare tra le pietre del castello e tra le persone che ancora oggi sentono Momiano come parte della propria identità.

Ad aprire la serata è stato Dean Krmac, direttore ad interim della Casa dei Castelli, che ha ricordato come questa, dopo la mostra e il documentario dedicato ai conti Rota, fosse la terza collaborazione con Nicola Gregoretti, diretto discendente dei conti Rota di Momiano. Krmac ha sottolineato l’importanza di una manifestazione capace di trasformare i castelli istriani non in semplici monumenti immobili, ma in luoghi vivi di ricerca, divulgazione e partecipazione. Difatti, in sala erano presenti storici, interessati e autorità tra le quali Lorella Limoncin Toth, soprintendente ai beni culturali per la Regione istriana, Vladimir Torbica, assessore regionale alla Cultura e alla Territorialità, Giuseppina Rajko, viceconsole onoraria d’Italia a Buie e Luciano Monica, presidente della Comunità degli Italiani di Buie.
La scelta di costruire la presentazione non come una conferenza tradizionale, ma come un dialogo aperto tra l’autore e la storica dell’arte Marina Paoletić, si è rivelata particolarmente affascinante. Il tono della conversazione, spontaneo e autentico, ha permesso al pubblico di entrare non soltanto nei contenuti del libro, ma soprattutto nel lungo lavoro umano ed emotivo che lo ha generato.

Marina Paoletić, presidente dell’associazione “Batana salvorina”, segretaria della Società di studi storici e geografici di Pirano e studiosa del lascito Rota-Benedetti, ha introdotto il volume inserendolo nel solco di una lunga tradizione di studi dedicati alla località istriana. Con precisione ha ripercorso oltre un secolo di ricerche, citando gli studi pionieristici di Stefano Rota pubblicati nell’”Archivio triestino” tra il 1886 e il 1887, le opere di studiosi che hanno contribuito a costruire la memoria storica del territorio.

Foto Casa dei castelli

Un quesito concretizzato

Uno dei momenti più intensi della serata è stato quando Gregoretti ha spiegato l’origine profonda del suo libro. Non un semplice interesse erudito, ma il bisogno quasi morale di custodire una memoria familiare e territoriale. Da bambino, ha raccontato, ascoltava gli anziani di famiglia narrare la vita nel feudo di Momiano, il lavoro nei campi, il castello, le storie tramandate oralmente durante le riunioni natalizie. Da quelle immagini nacque una domanda destinata a diventare missione: “Quando mio nonno non ci sarà più, sarò io il custode di questa memoria?”.

Ed è proprio questo il cuore più autentico del volume. Non un esercizio nostalgico, ma un atto di responsabilità verso il passato. Gregoretti ha spiegato che la prima bozza del libro risale addirittura al 2004-2005 e che il testo è stato continuamente ampliato e corretto grazie al confronto con studiosi, archivi e testimonianze. Un lavoro lento, paziente, quasi artigianale. Particolarmente affascinante è emerso il tema degli archivi familiari dei Rota, definiti da studiosi di Ca’ Foscari un vero “unicum” nel panorama istriano. Non soltanto atti feudali, matrimoni, testamenti o documenti amministrativi, ma una ricchissima corrispondenza privata capace di raccontare la vita quotidiana del feudo quali le tensioni, i problemi domestici, le relazioni umane, le emozioni. Una materia viva che permette oggi di osservare il passato non come una sequenza astratta di date, ma come esperienza concreta di persone reali.

Marina Paoletić ha insistito più volte su un punto fondamentale, cioè che senza la conservazione di questi archivi privati molte pagine della storia di Momiano sarebbero andate perdute per sempre. Le sue parole hanno risuonato come un riconoscimento sincero non solo verso Nicola Gregoretti e Anna Benedetti, ma anche verso le generazioni precedenti che, attraversando guerre, esodo e incendi, riuscirono comunque a salvare documenti, fotografie, arredi e testimonianze.

Foto Casa dei castelli

Pagine dal passato

La conversazione si è poi trasformata in un viaggio dentro le vicende del castello e delle famiglie feudatarie. Gregoretti ha parlato della difficoltà di ricostruire la storia dei Raunicher, famiglia di origine fiorentina trasferitasi nella Carniola, e della figura di Bernardino Raunicher, consigliere dell’imperatore Carlo d’Asburgo e capitano imperiale della Carniola e dell’Istria. Un personaggio che l’autore ha definito “il più importante fra tutti i feudatari che abbiano abitato questa zona”.

Ma forse il momento più toccante dell’intera serata è stato quello dedicato agli oggetti sopravvissuti all’esodo e all’incendio della casa di famiglia nel 1953. Gregoretti ha raccontato come libri e documenti venissero nascosti dentro botti di vino per attraversare il confine dopo il secondo dopoguerra, tanto che ancora oggi alcune carte portano le tracce del Merlot e del Cabernet assorbiti dal legno. Ha ricordato i mobili del castello trasportati clandestinamente verso l’Italia, dipinti di bianco per sembrare di poco valore. E soprattutto ha mostrato come ogni oggetto conservato non sia soltanto un reperto materiale, ma una storia dentro la storia.

Straordinario, in questo senso, l’episodio del tavolino veneziano del Settecento scampato alla distruzione durante il periodo napoleonico, quando alcuni abitanti, sull’onda dei principi rivoluzionari francesi, portarono in piazza e bruciarono parte degli arredi nobiliari. Quel piccolo tavolo sopravvissuto diventa così simbolo della fragilità della memoria e insieme della sua incredibile resistenza.

La presentazione ha avuto anche il merito di mostrare quanto la ricerca storica sia, ancora oggi, un processo aperto. Più volte Marina Paoletić e Nicola Gregoretti si sono confrontati pubblicamente su dati da verificare, cifre discordanti o interpretazioni differenti relative al feudo di Sipar. Un dialogo sincero e rigoroso, che ha dato al pubblico una rara lezione di metodo storico dimostrando come la storia non è mai definitiva, ma vive di continue revisioni, scoperte, confronti.

Foto Casa dei castelli

Attesa del futuro

Di particolare interesse anche il riferimento agli scavi archeologici del castello di Momiano, dai quali Gregoretti attende nuove risposte in quanto sono emersi punte di freccia, cucine esterne, frammenti di ceramica, tracce di attività artigianali. Tutti elementi che potrebbero ricostruire con maggiore precisione la vita quotidiana del borgo castellano.
Sul finale, la serata si è aperta al futuro. Gregoretti ha annunciato nuovi progetti come una seconda raccolta fotografica dedicata a Momiano, l’ampliamento della fototeca storica online, il recupero di filmati d’epoca provenienti dagli archivi di TV Capodistria e soprattutto un documentario sulle famiglie momianesi, costruito attraverso fotografie, testimonianze e interviste ai discendenti emigrati in Australia, Canada e America.

È forse proprio qui che si coglie il significato più profondo dell’intera iniziativa. Oggi, quando molti archivi familiari vengono dispersi e molte memorie locali rischiano di scomparire nell’indifferenza generale, il lavoro di Nicola Gregoretti assume un valore che va oltre la semplice pubblicazione di un libro in quanto diventa un gesto di restituzione culturale, un ponte tra generazioni, un modo per dire che la storia dei piccoli luoghi non è minore, perché dentro quei luoghi si riflette spesso la storia più grande dell’Europa di confine. E proprio Momiano, con il suo castello sospeso tra Venezia, Asburgo, esodo e memoria istriana, continua a dimostrare quanto un territorio apparentemente periferico possa custodire patrimoni storici di valore straordinario.

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