Momiano. Note dal passato, strumenti e musiche di tempi lontani

. Serata a tema nella locale Casa dei castelli

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Momiano. Note dal passato, strumenti e musiche di tempi lontani
Foto Casa dei castelli

La Casa dei Castelli si è trasformata in un piccolo scrigno del tempo. Le sue sale hanno accolto un pubblico attento e curioso, pronto a seguire un viaggio musicale lungo secoli. L’incontro, intitolato “Strumenti musicali per musica antica – Origine, storia e sviluppo di strumenti musicali in uso nell’Occidente”, ha visto come protagonista Marino Kranjac, musicista, storico della musica e fondatore della Cappella Justinopolitana.

L’evento è stato introdotto da Dean Krmac, responsabile ad interim dell’istituzione che opera in seno al Museo storico e navale dell’Istria, che ha accolto il pubblico e presentato Kranjac sottolineandone il prestigio nel campo della musica etnica e antica, con una carriera che spazia dagli studi con il maestro Janez Jocif fino alla fondazione, nel 2015, del primo ensemble di musica antica in Istria, che nel 2022 ha pubblicato l’album “Il bello antico”. Tra gli spettatori, oltre agli appassionati e storici, erano presenti Ivana Paula Gortan-Carli, preside della Facoltà di Scienze della Formazione di Pola, accompagnata da un folto gruppo di studenti.

Foto Casa dei castelli

Strumenti, suoni e tradizioni

Kranjac, musicista autodidatta con più di un decennio di esperienza nella musica antica e fondatore della Cappella Justinopolitana, ha subito catturato l’attenzione raccontando, con entusiasmo e chiarezza, l’origine degli strumenti che hanno accompagnato la storia musicale europea. Dalla chitarra rinascimentale al violino, dal clarinetto ai salteri e alla rebeca, ogni strumento è stato presentato come un piccolo testimone del passato. La conferenza è stata così una finestra aperta sul passato, dove la storia si è intrecciata con la pratica musicale dal vivo. Tra i momenti più suggestivi, Kranjac ha mostrato strumenti ricostruiti con cura filologica, illustrando le differenze tra le chitarre rinascimentali e barocche, cioè dalle chitarre a cinque corde con accordature più acute, ai liuti con l’aggiunta progressiva di corde basse nel corso dei secoli.

Le parole si sono alternate alle esecuzioni, dove la chitarra, costruita in legno di abete, ha mostrato le sue corde alte e acute, mentre il violino, antenato degli strumenti moderni, ha svelato il suo viaggio dall’Italia del Nord verso il resto d’Europa. Il relatore ha spiegato anche il concetto di bordone, fondamentale sia nella musica da camera che nella tradizione popolare, dove una corda fissa accompagna le melodie principali. L’attenzione si è poi spostata sul violino, nato nel Nord Italia e poi diffusosi in tutta Europa, e sulla viola da gamba, progenitrice del violoncello e del contrabbasso. Kranjac ha delineato le differenze tra alta e bassa cappella, due tipologie di ensemble del tardo Medioevo e Rinascimento. La prima destinata agli spazi aperti, con strumenti a fiato e tamburi, la seconda per ambienti chiusi, con liuti, chitarre e strumenti a fiato più delicati. Ampio spazio è stato dedicato anche al clarinetto, nato da strumenti ad ancia singola, diffuso nel Mediterraneo e nelle comunità locali, e al flauto a tre canne, tipico di alcune regioni italiane e iberiche. Kranjac ha evidenziato come la musica e gli strumenti fossero strettamente legati alle pratiche sociali, dai balli medievali e rinascimentali a momenti di musica sacra o profana.

Documenti e testimonianze

Tra le curiosità storiche, Kranjac ha citato manoscritti medievali e rinascimentali, dal “Llibre Vermell de Montserrat”, un manoscritto medievale conservato nel monastero di Montserrat che contiene una raccolta di canti e altri contenuti liturgici, risalenti alla fine del Medioevo e che rappresenta un importante documento della cultura catalana dell’epoca, fino la “Cantigas de Santa Maria”, una raccolta medievale (XIII secolo) di oltre 400 canti monofonici in lingua galiziano-portoghese, commissionata da Alfonso X di Castiglia. Quest’ultima è un importante esempio di musica e letteratura medievale, sopravvissuta in quattro manoscritti riccamente illustrati che mostrano come la musica fosse intrecciata a rituali, feste e vita quotidiana.

Non solo teoria, in quanto gli strumenti erano lì davanti a tutti, tangibili, e il pubblico poteva osservare da vicino corde, tastiere e intagli. Le esecuzioni dal vivo hanno reso la serata un’esperienza sensoriale. Tra le note più affascinanti, Kranjac ha mostrato strumenti come il salterio a percussione (o dulcimer) e la rebeca, antenata del violino, diffusa dal Vicino Oriente all’Europa. Il pubblico ha seguito con interesse le esecuzioni dal vivo, un saltarello del Trecento, brani rinascimentali con la chitarra e la viola, e piccole composizioni per flauto e tamburo, che hanno reso tangibile il suono autentico di secoli di musica. Gli studenti hanno partecipato con domande sulle accordature, sulle tecniche strumentali e sull’evoluzione dei repertori, creando un dialogo interattivo tra passato e presente.

Kranjac ha ricordato l’importanza della conservazione e dello studio degli strumenti antichi, sottolineando che ogni strumento è una testimonianza di civiltà, in quanto dal vicino Oriente all’Europa, dall’Africa all’India la musica viaggia e si trasforma e noi possiamo ascoltarla ancora oggi. La conferenza si è conclusa con un lungo applauso per il modo generoso con cui Kranjac ha condiviso la propria conoscenza, restituendo agli oggetti un’anima, lasciando il pubblico con la sensazione di aver toccato, almeno per qualche ora, un frammento vivo della storia.

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