Ci sono luoghi che non si lasciano mai davvero. Restano nascosti tra le pieghe della memoria, nei profumi di un’aula, nel rumore lieve di passi sul pavimento, nelle risate trattenute durante una lezione. E poi, un giorno, ritornano vivi. Succede quando le persone decidono di ritrovarsi, di fermare il tempo e guardarlo negli occhi. È quello che è accaduto lo scorso fine settimana a Smilovici, a ridosso di Momiano, dove un centinaio di ex allievi della storica scuola elementare del borgo istriano si sono riuniti per il quinto raduno a loro dedicato. Un incontro che oltre ad essere una festa è stato pure un gesto collettivo di memoria, un atto d’amore verso le proprie radici. Il sole, limpido e generoso, ha illuminato una giornata fatta di abbracci lunghi, di sguardi che si riconoscono anche dopo decenni, di nomi che riaffiorano con naturalezza sorprendente. Dalla signora Mariuccia Marušić, classe 1937, al più giovane, Aleksa Černac, classe 1984, il tempo sembrava essersi raccolto in un unico cerchio, dove generazioni diverse si sono ritrovate unite da un filo invisibile, quello della scuola di Momiano.
Vite intrecciate tra i libri
L’iniziativa porta la firma, ostinata e appassionata, di Guido Sincovich, che nel 2018, quasi per gioco, immaginò una rimpatriata tra vecchi compagni. “La scuola di Momiano per noi è sempre rimasta un ricordo vivo, il luogo dei primi passi nell’insegnamento e nella vita”, racconta. Da quella prima edizione, il raduno è cresciuto anno dopo anno, fino a diventare un appuntamento atteso, capace di richiamare ex allievi da Croazia, Slovenia e Italia. Non è stato semplice, all’inizio, trovare spazi adatti ad accogliere tutti. Per anni gli incontri si sono svolti oltre confine, in Slovenia. Ma quest’anno, finalmente, il ritorno a casa, a pochi passi da quel luogo dove tutto ha iniziato. E forse è anche per questo che la partecipazione ha toccato quota cento, un numero simbolico, pieno, rotondo come certi cicli che si chiudono per poterne aprire altri. Come raccontatoci da Sincovich, a fare da filo conduttore all’incontro, anche il motto che negli anni è diventato il cuore stesso di queste rimpatriate quale “Momiano: una scuola, una vita, tante vite”. Una frase semplice, ma capace di racchiudere il senso profondo di un legame che va oltre il tempo e le distanze. Perché tra quei banchi non si è formata solo un’istruzione, ma un intreccio di storie che continua ancora oggi a riconoscersi e a ritrovarsi.

La crescita di una comunità
La giornata si è snodata tra musica, racconti e piccoli riti condivisi. Il “Trio Refošk” ha accompagnato con note familiari, quasi a voler dare una colonna sonora ai ricordi. E poi le domande, i giochi, gli aneddoti, frammenti di un passato che non si è mai davvero dissolto, ma che continua a vivere nelle parole di chi lo ha attraversato. Tra i momenti più intensi, la premiazione della partecipante più longeva. Mariuccia, emozionata e lucida, ha riportato tutti indietro nel tempo, quando la scuola non era quella che molti ricordano oggi. Ha raccontato dell’edificio originario, all’ingresso del paese, distrutto durante la guerra nel 1943. Delle lezioni interrotte, dei trasferimenti provvisori, della nuova scuola costruita tra il 1947 e il 1948. E poi la crescita, l’arrivo degli alunni dai paesi vicini, fino agli anni Sessanta, quando la scuola cambiò struttura, segnando un’altra trasformazione nella vita del territorio. In quel racconto c’era la storia di una comunità, la resilienza di un luogo che ha saputo ricostruirsi, continuare a educare, a formare, a unire. E forse è proprio questo il senso più profondo del raduno. Non si tratta soltanto di nostalgia, di un ritorno sentimentale al passato. È piuttosto la consapevolezza che quei ricordi hanno ancora un valore, che custodiscono un’identità, che possono essere tramandati.
Ricordi che diventano eredità
La foto di gruppo, scattata a fine giornata, è stata una promessa. Quella di ritrovarsi ancora, di continuare a raccontarsi, di non lasciare che il tempo cancelli ciò che ha costruito. Accanto a Guido Sincovich, nell’organizzazione di questa edizione nel momianese, a fare da ponte state Flavia Bellè e Lucia Zubin, a testimonianza di come questa iniziativa sia diventata un progetto condiviso, capace di coinvolgere e crescere. E già si guarda avanti. L’idea è quella di rendere il prossimo incontro ancora più strutturato, magari proprio a Momiano, in uno spazio che possa accogliere ancora più storie, più volti, più memoria. Perché, in fondo, ciò che è accaduto a Smilovici non è soltanto un raduno. È un ritorno. È la dimostrazione che le radici, se curate, non smettono mai di dare frutto. E che certe aule, anche quando non esistono più, continuano a insegnare.

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