Mezzo secolo per la SMSI di Buie. La prima generazione ritorna a scuola

Il 7 settembre 1970 il primo squillo del campanello alla «Leonardo Da Vinci»

Foto di gruppo sulla scalinata scolastica

Era il 7 settembre del 1970 e la Scuola media generale italiana di Buie, oggi Scuola media superiore italiana “Leonardo Da Vinci”, accoglieva tra i banchi la prima generazione di studenti. La scuola era stata inaugurata ufficialmente appena due giorni prima, il 5 settembre. Con grande responsabilità l’allora preside, Josip Mihovilović, che ricopriva pure l’incarico di segretario e insegnante di diverse materie, riuscì a raggruppare ben 13 docenti qualificati, che garantirono il decollo della scuola che, assieme al già operante ginnasio croato, entrò a far parte del “Centro scuole medie”.
La prima generazione
Gli alunni della prima generazione potevano scegliere tra 3 indirizzi di studio: economico, elettrotecnico e metalmeccanico, corsi che riflettevano le necessità dell’economia locale. Quella generazione, dopo mezzo secolo, ha deciso di riabbracciarsi con un’emozionante rimpatriata che, tra divertimento e nostalgia, è stata organizzata con cura e impegno da Corrado Dussich e Marino Dussich, due dei 34 alunni che varcarono per primi le porte dell’istituzione. Hanno celebrato questo traguardo pure Fabio Apollonio, Natalia Braicovich, Walter Cernogorac, Bruno Crevatin, Marino De Domizio, Flavio Denich, Ondina Diviac, Nella Dussich, Giulio Latin, Rita Lubiana, Daniela Maurel, Adriana Milos, Alferio Milos, Marino Paretić, Fabio Pavat, Gigliola Pelin, Luciana Petressich, Marino Pozzecco, Pietro Ribarić, Giorgio Richter, Giorgina Sinkovich, Livio Sincovich, Fiorella Sirotich, Fiorenza Sissot, Bruno Stancich, Livio Stanissa, Franco Tomasich, Franco Turina e Nello Cimador. Ricordati, con aneddoti, un omaggio floreale e un momento di raccoglimento presso il camposanto, gli scomparsi Gianna Apollonio, Mara Cassio e Marisa Titonel.
Presenti all’incontro pure il sindaco di Buie, Fabrizio Vižintin e l’attuale preside della SMSI, Irena Penko. “Il 6 settembre del 1969 l’Assemblea comunale di Buie, che allora comprendeva un territorio molto più ampio, approvava l’atto di fondazione della Scuola media professionale con lingua d’insegnamento italiana per permettere la formazione, l’istruzione e l’educazione dei giovani nella nostra madrelingua e permettere a tutti voi di conseguire un diploma senza dover affrontare anche le spese per i viaggi nelle altre scuole site in altre località”, ha rilevato la preside Penko, spiegando a margine del discorso come comunque tutto era condizionato da un accordo politico, dall’apertura di un’analoga istituzione scolastica in lingua slovena a Trieste, e ambedue i progetti vennero approvati dal Comitato misto di collaborazione. “Grazie a persone valorose come il vostro insegnante e primo direttore, Josip Mihovilović, è iniziato un percorso che dura ancora oggi e io, ex alunna e oggi preside di questa scuola, non posso che esprimere la mia gratitudine a tutti quelli che hanno contribuito alla crescita dell’istituzione e a renderla quello che è oggi”, ha concluso la Penko.

Fabrizio Vižintin, Marino Dussich, Irena Penko e Corrado Dussich

A breve una nuova struttura
Ha preso la parola pure il sindaco Vižintin, che ha sottolineato l’importanza delle istituzioni scolastiche in lingua italiana a Buie per la salvaguardia della CNI, non solo a livello cittadino ma pure a quello regionale. Confermata pure da parte del primo cittadino la notizia che la gara d’appalto per la tanto attesa ristrutturazione e ricostruzione della sede della SMSI si è conclusa e che a novembre è previsto l’inizio dei lavori. “Nell’istituzione gravitano gli studenti di un’ampia zona e l’edificio oggi non ha le condizioni adeguate all’espletamento di un insegnamento funzionale e moderno. Oltre al Governo croato, all’Unione Italiana, alla Regione istriana e alla Città di Buie che finanzieranno i lavori, vorrei ringraziare la preside Penko e il Collettivo della scuola per la forza, il coraggio e l’ottima organizzazione nel portare avanti anni di insegnamento in condizioni molto difficili. Basti pensare che nei giorni di pioggia i corridoi erano coperti da centimetri di acqua, entrata dal tetto”, ha concluso Vižintin.
Quindi, anche senza un diario scritto, i ricordi sono rimasti indelebili e nell’incontro ognuno ha condiviso i ricordi, le emozioni vissute, facendo della propria esperienza personale una valida testimonianza di un’epoca. Il tutto si è concluso con balli e canti assieme al musicista Giulio Codiglia e con un momento conviviale.

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