Mantenere viva l’identità: è sinergia tra quattro CI

Umago. Una strategia comune per ripartire dopo il Covid

La filodrammatica della CI di Umago sul palco in tempi precedenti lo scoppio della pandemia

Attività in tempi di pandemia? Una bella domanda per le quattro Comunità degli Italiani dell’Umaghese che hanno vagliato la situazione e le disposizioni del Comando della Protezione civile, per riavviare almeno una parte delle attività artistico, culturali, sportive e ricreative. Presenti alla riunione tenutasi alla CI “Fulvio Tomizza“ di Umago, Roberta Grassi Bartolić, Katja Šterle, Miriam Ossich e Floriana Bassanese Radin, rispettivamente presidenti delle CI di San Lorenzo-Babici, di Giurizzani-Matterada, di Salvore e della CI “Fulvio Tomizza“ di Umago.

Le partecipanti alla riunione svoltasi nei giorni scorsi

Si è parlato soprattutto della pianificazione delle attività da espletare congiuntamente, visto che tutti i sodalizi risiedono nel territorio di Umago, della collaborazione con asili e scuole della CNI, come pure della presenza delle educatrici e degli insegnanti nelle attività delle CI. Tra i temi, pure le elezioni amministrative di maggio per il rinnovo del Consiglio municipale e il prossimo censimento della popolazione, che si farà, probabilmente, in luglio. Un primo incontro fra presidenti delle CI si era tenuto nel giugno 2020, a circa tre mesi dall’arrivo, in questa zona, della malattia Covid, che aveva fermato praticamente tutto. Purtroppo, ancor oggi, a distanza di un anno dalla loro sospensione (salvo pochi mesi da settembre a metà novembre), le attività non sono riprese. Dunque, un anno non è poco, soprattutto per quelle decine e decine di persone che quotidianamente erano solite frequentare le Comunità degli Italiani del territorio. Floriana Bassanese Radin, la quale è anche vicesindaco di Umago, eletta dalle file della CNI, ha informato le presidenti delle altre CI sulle novità che arriveranno con il censimento e con le elezioni. I social possono fare molto, ma il contatto umano è comunque sempre molto importante.

Il coro della CI di San Lorenzo-Babici

Far sentire l’unione
“Da qualche giorno abbiamo ricevuto luce verde per la riapertura di alcune attività. In conformità alle indicazioni del Comando di Protezione civile, riprenderanno in piccoli gruppi le sezioni dei ragazzi, ad eccezione delle sezioni di danza. Le nostre Comunità sono piccole realtà con attività molteplici e la difficoltà di riaprire si farà sentire. Purtroppo, le attività sociali e culturali sono quelle che si aprono con numerose restrizioni. Alcune rimangono per il momento vietate, come il ballo, i giochi da tavolo, la ginnastica, l’attività corale e quella canora in generale. Le Comunità sono frequentate da persone anziane, che sono soggetti particolarmente fragili e sottoposti a un elemento di rischio maggiore. È necessario trovare una strategia, ripensare le attività culturali e ricreative per non perdere le nostre Comunità, soci e attivisti. È necessario pensare a creare un legame più diretto tra le quattro CI e le istituzioni della CNI del nostro territorio. Identificare e pensare a progetti comuni che valorizzino la cultura e identità territoriali. Attività che singolarmente le Comunità promuovono e realizzano. È necessario far sentire l’unione delle Comunità sul territorio”, ha detto la Bassanese Radin, sottolineando che “non ci affliggono solo gli effetti devastanti del Covid”. “La CNI da tempo soffre di una crisi di identità non indifferente. Il sentimento e l’orgoglio di appartenenza forte e inossidabile nelle generazioni dei nostri nonni e padri, presenti in Comunità, non sono così scontati nei figli e nipoti. Non li seguono forse perché come cambia la realtà storico-sociale-culturale così cambia la famiglia, che è il primo ambiente in cui si forma l’identità. E poi tutta la nostra organizzazione a partire dall’Unione Italiana, le istituzioni, le scuole… Le Comunità non funzionano in sintonia e la collaborazione è difficile“, ha aggiunto.

Gli attori della CI di Salvore (foto d’archivio)

Per Floriana Bassanese Radin, bisogna dunque operare, Covid o no, sul mantenimento della lingua, del dialetto, della storia e della tradizione per mantenere viva l’identità della zona, che in passato ha sofferto moltissimo. A proposito ha aggiunto: “Questa crisi serve anche per attivare concretamente una profonda riflessione in merito al ruolo che vogliamo affidare alla nostra cultura, all’identità, riconoscerlo e saperlo diffondere in ogni modo. Questa è la vera sfida con cui dovremo confrontarci come sistema e dovremo farlo quanto prima“. Le presidenti delle altre CI da parte loro hanno espresso preoccupazione riguardo all’organizzazione del censimento della popolazione rimandata al mese di luglio 2021. Per la prima volta l’operazione di censimento potrà venir fatta online, ovvero tramite il sistema e-Građani (e-Cittadini). È necessaria una campagna sinergica di sensibilizzazione da organizzare in collaborazione con l’Unione Italiana.

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