L’UI ora «preme» sull’UPT

L’Unione Italiana vuole recuperare, insieme con gli esuli, il posto nel CdA dell’Università Popolare di Trieste, tagliato nella bozza del nuovo statuto dell’Ente morale di piazza Ponterosso. Ma chiede soprattutto chiarezza sullo stato di attuazione dei progetti

Il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, e Federico Guidotto. Foto: Goran Žiković

Agli attriti già presenti da qualche anno, si aggiunge ora un altro motivo di screzio nei rapporti dell’Unione Italiana con il “partner storico”, l’Università Popolare di Trieste. Secondo la proposta di nuovo statuto dell’Ente morale, l’UI si trova esclusa, insieme con gli esuli, dal Consiglio d’amministrazione dell’UPT. E non ci sta. L’altra sera a Buie, l’Assemblea UI ha definito chiaramente il proprio punto di vista e, non si è trattato propriamente di una reazione di protesta, vuole perlomeno recuperare il posto perduto. Un messaggio rivolto tanto al Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale quanto alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, oltre che, ovviamente, all’organo commissariale dell’UPT. Sarebbe stato quest’ultimo ad aver predisposto una proposta di statuto dell’Ente morale, che appunto non prevede – come specifica la conclusione approvata all’unanimità dai consiglieri UI – la presenza nel CdA “di alcun rappresentante dei principali soggetti attuatori e beneficiari dei mezzi che lo Stato italiano destina in favore della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia, come neppure di rappresentanti delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati in Italia”.
Nell’atto accolto dall’Assemblea – che titola: “Presa di posizione assembleare sullo stato della collaborazione tra l’Unione Italiana e l’Università Popolare di Trieste alla luce delle problematiche emerse nella seconda metà del 2018” –, si chiede che nel CdA dell’Ente, l’UI con sede a Fiume “abbia la facoltà di nominare un proprio rappresentante con pieno diritto di voto”. Pare comunque poco probabile, come hanno osservato alcuni consiglieri, che ciò aiuterà a cambiare lo stato delle cose e ad avere tutte quelle informazioni e rendicontazioni delle spese effettivamente sostenute, che la CNI cerca da tempo sulla realizzazione dei progetti promossi e gestiti dall’UPT a suo favore e per suo conto.

Il presidente dell’Assemblea UI, Paolo Demarin. Foto: Goran Žiković

Rapporto diretto con l’Italia
A questa trasparenza mira – e l’ha ripetuto anche mercoledì sera – il presidente dell’Assemblea, Paolo Demarin, che ha reiterato una domanda già fatta, in questa direzione, a una delle precedenti riunioni del “parlamentino” UI. “L’UPT gestisce i due terzi dei fondi che lo Stato italiano destina alla nostra minoranza ed è giusto avere una visione dettagliata di come vengono spese le risorse per i progetti che noi abbiamo indicato, per poter vigilare che rispetti tutti i suoi obblighi”, ha spiegato. Il problema, però, va ben oltre la “sedia” nel CdA, che di certo non risolverà impasse e preoccupazioni, come emerso dalle parole di alcuni consiglieri.
Un’azione congiunta
Secondo Gianclaudio Pellizzer la strategia UI dovrebbe essere un’altra. “Va trovato un rapporto diretto con la Nazione madre. Credo sia opportuno puntare alla via diretta con il MAECI e la Regione FVG – ha ribadito –, senza dunque passare per l’intermediazione dell’UPT”. Per Mario Simonovich (Fiume) bisognerebbe cercare di capire “chi dice di no all’UI”. Il presidente dell’associazione, Maurizio Tremul, ha spiegato che l’organo commissariale ha previsto nella bozza di statuto con un CdA più ristretto. Sul motivo di questa mossa Tremul non si è espresso esplicitamente; si è limitato a fornire ai consiglieri una serie di dati sulle cifre in transito nell’Ente triestino, destinate non soltanto alla CNI, ma anche agli esuli (che attendono l’erogazione di fondi di periodi pregressi).
Sull’UPT, dunque, si profla un’azione congiunta tra l’UI e le associazioni degli esuli con le quali quest’ultima collabora (non ci sono ad esempio l’Unione degli Istriani e la Fondazione scientifico culturale Eugenio e Maria Rustia Traine di Trieste). A Buie, tra l’altro, si doveva discutere – ma il tema è stato rimandato alla prossima seduta – di un accordo tra UI e Federazione delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, per la creazione di una rete culturale comune.

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