Le gru in acacia faranno la stessa fine dell’antico lavatoio?

Per decenni sono servite per salvare le barche, le piccole batane per la pesca con la lampara, ma ora non ce la fanno più a sopportare le mareggiate e l'abbandono

Gru per le barche, tradizione antica

UMAGO | Una dopo l’altra le gru in acacia situate lungo la costa cadono a pezzi. Per decenni sono servite per salvare le barche, le piccole batane per la pesca con la lampara, ma ora non ce la fanno più a sopportare le mareggiate e l’abbandono. Pali d’acacia, legno resistente e flessibile, che però ha una durata nel tempo. Certo dura molto più del ferro e dell’acciaio, ma l’acacia è soggetta alle intemperie e al sole, e quando non c’è la dovuta manutenzione crollano. Sta succedendo ad esempio a Pozioi, dove di gru ce ne sono ancora molte, ma di anno anno sempre meno. Si tratta di pali lunghi 4-5 metri, affondati alla base nel cemento o tra le rocce, spesso colpiti dai fulimini, invasi dai parassiti o presi di mira perfino dal picchio… già un semplice uccello che cerca gli insetti bucando il legno. E quando lo fa l’acqua entra nel legno che poi marcisce.

Come tutelarle?

Già nel 2015 la Città di Umago aveva deciso di mettere sotto tutela le gru che si trovano lungo la costa, ma questo non basta per salvarle. Sulle gru e sulle piccole batane salvorine si è scritto molto fino ad oggi; è stato stampato anche un libro dal titolo “Un mare, una barca e tante storie“ a cura di Marina Paoletić, Silvano Pelizzon e Christian Petretich; il Museo civico ha avviato anche un censimento e uno studio sull’argomento, ma più passa il tempo e più queste gru invecchiano e si indeboliscono. Che fare dunque?
Salvarle non è facile, perché ogni restauro richiede tempo e denaro. Il legno ha una durata limitata: parliamo di 60-100 anni, forse il doppio se non si trova proprio a contatto con le mareggiate e la salsedine. Ma senza vernice, senza alcuna difesa, prima o poi queste gru sono destinate a crollare. In realtà sono molto semplici e pratiche: due pali, un paio di paranchi a mano, un gancio in ferro e un cavo d’acciaio attaccato a un tamburo e a una manovella. Con la forza delle braccia si agganciava la barca e si avvolgeva il cavo attorno al tamburo. Ora tutti questi meccanismi sono arruginiti, il metallo è stato letteralmente eroso dalla salsedine e le gru spesso cadono a pezzi. Ai tempi in cui venivano usate i cavi d’acciaio venivano ingrassati come pure i paranchi, e quest’operazione veniva fatta diverse volte all’anno. I pali venivano invece difesi con del semplice bitume che poi scompariva con il tempo. Ma il mare, si sa, non perdona, corrode praticamente tutto. Pensate che corde e catene a contatto con il mare, andrebbero sostituite ogni tre –quattro anni tanto si indeboliscono.

Suscitano interesse tra i turisti

Di certo le gru di Salvore che si trovano sotto al faro, e in altre parti della costa salvorina e quelle di Umago a Pozioi e San Lorenzo, suscitano grande interesse fra i turisti che le fotografano per ricordo. Bisogna dire che le gru sono state costruite nei posti in cui non c’erano ripari naturali per le barche o piccoli porti di difesa dalle mareggiate. Dopo ogni pescata, o in prossimità di un temporale le barche dovevano essere issate sulle gru, a due-tre metri sopra il mare. Ma anche questa non era una soluzione, perché le batane non dovevano rimanere sui pali più di qualche giorno. Al massimo una settimana, perché poi il legno si asciugava troppo e si aprivano delle fessurre sul fondo. Solo con l’arrivo delle barche di plastica le cose sono cambiate, perché le barche fatte con questo materiale potevano rimanere sospese fuori dal mare per lunghi periodi.
Piccole cose per capire che in mare tutto funziona bene se c’è manutenzione, se i cavi delle gru vengono ingrassati, se il metallo dei paranchi imbrattato con l’antiruggine e via dicendo. Senza manutenzione, in una decina d’anni le gru cadono a pezzi. Ed è quello che sta succedendo, anche perché le gru sono sopravvissute ai loro proprietari. Alcune sono molto vecchie, ma le ultime che sono state costruite risalgono a qualche decennio fa. Nel frattempo non ne sono state costruite delle nuove. A Salvore anche il popolare maestro d’ascia Mario Kocijančić se n’è andato. Ora chi costruisce la batane non usa più il legno ma il compensato marino, e delle gru non si occupa più nessuno.
Resta da vedere se, e quando, la città di Umago riuscirà a trovare il modo e i mezzi per restaurare queste gru, così belle e così particolari. Sperando che non facciano la stessa fine dell’antico lavatoio di Pozioi, dove un tempo, in una vena d’acqua dolce, le massaie lavano in ginocchio i panni nell’acqua gelida della sorgente che finiva in mare.
Ricordi lontani di un mondo che è ancora vivo ma solo nella memoria dei più anziani, e del quale le giovani generazioni ignorano l’esistenza. La stessa città di Umago una quindicina d’anni fa aveva elaborato un progetto per il recupero del lavatoio, ma poi tutto si è perso nei cassetti del Municipio. Ora le gru crollano sotto l’impeto distruttivo delle mareggiate. Peccato, perché con loro se ne va un pezzo di storia, la nostra storia.

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