Lavoratori stranieri sempre più indispensabili per il turismo istriano

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Lavoratori stranieri sempre più indispensabili per il turismo istriano
Foto: Hrvoje Jelavic/PIXSELL

I preparativi per la nuova stagione turistica in Istria sono già entrati nel vivo e, puntuale come ogni anno, riemerge una questione ormai strutturale: la carenza di manodopera. Un problema che il settore dell’ospitalità affronta sempre più spesso guardando oltre i confini nazionali, soprattutto verso i Paesi del Sud-est asiatico, mentre l’interesse dei lavoratori locali per l’impiego stagionale continua a diminuire.

Secondo molti operatori del settore, nemmeno stipendi considerati competitivi riescono più ad attirare manodopera croata. A pesare sono nuove scelte di vita e di lavoro, più flessibili e spesso più redditizie nel breve periodo.

Il lavoro stagionale non convince più

“Trovare personale disposto a lavorare a tempo pieno per uno stipendio di 1.500 euro è sempre più difficile”, spiega all tv nazionale (Hrt) Massimo Piutti, presidente del Consiglio di amministrazione della società Mon Perin. “Molti preferiscono attività private, come la manutenzione di piscine o giardini, che permettono di guadagnare in poco tempo quanto uno stipendio mensile”.

Una tendenza che sta cambiando il volto del turismo croato e che rende il ricorso a lavoratori stranieri non più un’eccezione, ma una necessità. Senza questo apporto, sottolineano i datori di lavoro, il sistema non riuscirebbe a reggere i ritmi e i numeri delle ultime stagioni.

Storie di integrazione sul posto di lavoro

Tra i lavoratori arrivati dall’estero c’è Marjorie, originaria delle Filippine, che lavora in Croazia da diversi anni. “Le condizioni sono buone. Se non lo fossero, non sarei rimasta così a lungo”, racconta. Si occupa delle pulizie delle camere, un lavoro che conosce bene e che apprezza anche per le mance che riesce a ottenere.

Nella struttura in cui lavora, i dipendenti stranieri rappresentano poco più del 15 per cento del personale complessivo. Una quota destinata a crescere, soprattutto nei mesi di alta stagione.

Selezione e formazione prima dell’assunzione

Le aziende del settore tengono però a precisare che l’assunzione di lavoratori stranieri non avviene senza controlli. “I candidati vengono selezionati attraverso prove pratiche”, spiega Isabella Frančula, direttrice delle risorse umane di Adria Hospitality Group. “Affittiamo una scuola, dove possono dimostrare le loro competenze in cucina o nel servizio, e i nostri responsabili valutano le capacità prima dell’inserimento”.

Resta aperta anche la questione della conoscenza della gastronomia e dei prodotti locali, elemento centrale nell’offerta turistica croata. Ma secondo gli operatori, la qualità del servizio non ne risente.

“I lavoratori stranieri seguono corsi di formazione direttamente nelle strutture”, spiega Alen Jurišić, responsabile di un bar. “I superiori si assicurano che conoscano bene i prodotti, dai vini locali come la malvasia alle specialità tradizionali”.

Nei campeggi fino al 40% di personale è straniero

In alcune realtà, come il campeggio Mon Perin a Valle, la presenza di lavoratori stranieri arriva a circa il 40 per cento del totale. “Con loro serve un impegno maggiore”, ammette Piutti. “Bisogna insegnare molte cose che per un lavoratore locale sarebbero scontate”.

Numeri e permessi di lavoro

Secondo i dati della Questura istriana, lo scorso anno sono stati rilasciati quasi 25mila permessi di soggiorno e lavoro, circa il 15 per cento in meno rispetto al 2024. Il capo del settore immigrazione della questura, Robi Belušić, assicura che le richieste vengono evase generalmente entro i termini previsti, tra i 15 e i 30 giorni.

Il 55 per cento dei permessi riguarda il settore della ristorazione e del turismo. Per questo le autorità invitano i datori di lavoro a presentare le domande con largo anticipo, soprattutto se l’apertura delle strutture è prevista già prima di Pasqua.

Un segnale chiaro di come il turismo istriano, motore dell’economia nazionale, stia affrontando una trasformazione profonda, nella quale la disponibilità di manodopera è diventata una delle sfide decisive.

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