Quelli che la storia ricorda (purtroppo) come fatti di cronaca quotidiana in tempi di guerra, per la popolazione locale rappresentano tragedie dalla portata immane. Bombardamenti di obiettivi militari portano alla morte di familiari, amici, conoscenti, che hanno la sola colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. È ciò che ha ricordato lo storico Kristjan Knez durante la conferenza storica svolta nella Comunità degli italiani “Fulvio Tomizza” di Umago, sul tema del piroscafo San Marco, affondato il 9 settembre 1944 nei bombardamenti anglo-americani, volti a colpire obiettivi militari e indebolire l’offensiva tedesca nell’Istria nord-orientale. L’imbarcazione copriva la linea Umago-Trieste, trasportando passeggeri che dovevano raggiungere il capoluogo giuliano o altre località lungo la rotta.
L’oblio della memoria
È una storia relegata nell’oblio della memoria; oggi risulta difficile fornire un quadro generale degli avvenimenti di quel giorno. “Non ci sono bollettini ufficiali che testimonino i fatti di quel terribile 9 settembre, così come la stampa locale non riportò alcuna notizia a riguardo. Troviamo solo un trafiletto pubblicato molti giorni dopo sul ‘Corriere della Sera’ – spiega il relatore –. Nonostante ciò siamo riusciti a raccogliere le testimonianze dei superstiti, delle famiglie delle vittime e di coloro che avevano assisto alla tragedia, ma rimane ancora l’incognita sul numero delle perdite in termini di vite umane, sicuramente più di un centinaio. È un lavoro di ricerca che andava fatto a ridosso dell’accaduto. Attualmente possiamo soltanto avvicinarci approssimativamente alla cifra totale. Bisogna inoltre ricordare che molti corpi non furono mai trovati”.
Prima dell’affondamento nelle acque di Salvore c’erano state delle avvisaglie dell’accrescere della tensione nel territorio. Il 10 giugno 1944 venne bombardata Trieste, scalo portuale d’importanza strategica e arsenale militare, bersaglio non casuale; il 25 giugno dello stesso anno venne presa di mira Pirano, località più piccola che ospitava molti sfollati provenienti da Zara e Pola, città molto colpite. Il Duomo di San Giorgio fu colpito durante la messa, i proiettili centrarono la cantoria.
L’8 settembre 1944 gli alleati con 8 cacciabombardieri bersagliarono il Rex che s’incagliò nel tratto di mare tra Capodistria e Isola. Il transatlantico rappresentava il vanto della marina militare italiana e del regime fascista, un gioiello che aveva battuto tutti i record, vincendo il Nastro azzurro per la più veloce traversata dell’Atlantico del Nord. Il giorno successivo fu la volta del San Marco. Le raffiche iniziarono in una bella mattinata di sole e il piroscafo si diresse verso i banchi di foschia ancora presenti in mare, trovando per un po’ la salvezza. “Dopo alcuni minuti apparve il San Marco e gli aerei si avventarono su questa nuova preda e fu la strage alla quale assistemmo impotenti, coscienti che i morti sarebbero stati centinaia”, è la testimonianza del superstite Giorgio Pitacco, riportata da Knez. Le vittime furono molte, barche giunte in soccorso tornavano a riva con i cadaveri accatastati gli uni sopra gli altri, mentre altri non potevano essere recuperati.
Raccolta delle informazioni
“Ho iniziato a studiare la vicenda del San Marco nei primi anni 2000 come curiosità, perché si parlava molto dell’affondamento del Rex, mentre i morti di Salvore erano quasi caduti nell’oblio e non c’era interesse – racconta lo storico –. Ho cominciato a raccogliere le prime informazioni che poi sono cresciute nel tempo, sentendo pure alcuni testimoni dell’epoca. Emergono elementi di una storia interessante che non è diventata di dominio pubblico; è una materia non affrontata, percepita come un evento lontano nel tempo che scema fino quasi a scomparire. Ho cercato di fare degli articoli per riportare l’interesse su questi argomenti proprio perché hanno riguardato la città e tante famiglie e quindi è giusto mantenere viva la fiammella. In fondo parliamo di storia contemporanea”.
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