La batana tra passato e presente

SALVORE | Tradizioni, storia e passato vengono salvaguardati anche attraverso l’arte, grazie all’Associazione “Batana salvorina” di Salvore, iniziato con un minuzioso lavoro di restauro di una batana in loro possesso fatto da Christian Petretich, socio della stessa, concessa poi al Indirekt, festival che già da anni fonde musica, arte e letteratura e che quest’anno ha abbracciato tutta la costa dell’Umaghese. Per l’occasione, la piccola imbarcazione è stata dipinta dall’artista Ivan Oštarčević, sulla quale ha reinterpretato la storia e la tradizione di Salvore, luogo che vanta il più vecchio faro tuttora in funzione lungo la costa adriatica.

Apertura verso i giovani

“Come Associazione, abbiamo voluto aprirci alle giovani generazioni e far conoscere il nostro importante patrimonio locale, facendo un collegamento con l’arte contemporanea. L’idea nasce da una proposta dalla nostra segretaria Tanja Šuflaj. La barca è stata dipinta soprattutto nel suo lato esterno e inferiore perché è stata pensata per essere issata su una delle ‘grue’ della Punta del Laco, in modo da costituire un punto di riferimento tra il passato e il presente, località che è sempre stata un simbolo della nostra zona e che noi abbiamo cercato di valorizzare maggiormente, creando nuovi contenuti simbolici”ha rilevato Marina Paoletić, presidente dell’Associazione “Batana salvorina”, ente finalizzato alla tutela della batana salvorina e nel patrimonio storico da salvaguardare.

Legami con altre località

“Siamo un gruppo molto attivo – spiega Paoletić – e lo scorso sabato abbiamo pure partecipato, come sostenitori ed amici, alla ‘Voga maxima’ delle vogatrici piranesi, dove siamo stati squisitamente ospitati dagli amici muggesani della Società nautica ‘Giacinto Pullino’, con l’idea di riconfermare l’amicizia e la vicinanza delle nostre località, ritornando su quei legami e tradizioni che contraddistinguevano le nostre zone e sulle quali cerchiamo di ritornare”.

Le differenze con Rovigno

L’invenzione della batana, oggi definita salvorina per distinguerla da quella rovignese, è legata alla figura del falegname Antonio Pelizzon, il quale negli anni Venti del Novecento, per disobbedire alle proibizioni e ai limiti di pesca imposte dal Regno d’Italia, escogitò un metodo per nascondere la fonte luminosa all’interno dell’imbarcazione, cioè la lastra di vetro sul fondo della barca. Era nata così la batana salvorina! Oltre a questo particolare, la batana di Salvore si distingue inoltre per la sua leggerezza, per le assi del fondale poste in orizzontale e per la mancanza della vela. La sua diffusione però non fu immediata. A San Giovanni della Cornetta, a pochi chilometri da Salvore, una prima barca con il vetro venne realizzata appena nel 1954/55, mentre a Rovigno si continuò a pescare con la cassettina con il vetro esterno alla barca fino al 1965 circa. Dietro a questa imbarcazione, quindi, si celano molte storie, tanta fatica, ma anche metodi di pesca oramai andati in disuso, come ad esempio quella con la separiola.

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