Istria. È allarme cinghiali

Di anno in anno i lamenti di chi si vede devastare il raccolto (granoturco, uva...) si fanno sempre più numerosi e non mancano incidenti stradali che vedono coinvolti questi coriacei animali. Capita di incontrarli sempre più spesso in aree a densa presenza umana

È un bel dire che non sono pericolosi. L’istinto, se ci si dovesse trovare occhi negli occhi con un cinghiale è quello di correre il più velocemente possibile. Nella direzione opposta, naturalmente. In effetti, l’animale potrebbe diventare pericoloso e attaccare per difendersi, qualora si sentisse minacciato o nel caso ritenesse minacciata la cucciolata. Hm, però… vallo a sapere quello che passa per la testa di un cinghiale. Pensiero bizzarro di una serata di fine estate, il nostro? Perché mai dovrebbe passare per la testa la possibilità di incrociare un cinghiale!? Strano ma vero: perché sarebbe davvero possibile.
Di anno in anno i lamenti di chi si vede devastare il raccolto (granoturco, uva…) dai cinghiali si fanno sempre più numerosi e non mancano incidenti stradali che vedono coinvolti questi coriacei animali.
L’azione benefica
I cinghiali sono animali crepuscolari; dormono durante il giorno e si spostano durante la notte e svolgono pure un’azione benefica: il continuo scavare nello strato superficiale del suolo contribuisce all’aerazione del terreno, alla diminuzione della presenza di larve d’insetti nocivi e all’interramento di semi, favorendo quindi lo sviluppo del manto boschivo. La distruzione dell’habitat ha scombussolato le sue abitudini, per cui capita sempre più spesso di incrociarli in aree a densa presenza umana, nelle periferie urbane oppure vicino alle discariche. Un discorso generale e generico che va benissimo anche per la nostra area. Una fitta rete stradale ha frazionato l’habitat della specie (come pure di altre specie selvatiche), un’edilizia aggressiva ha conquistato il loro territorio. Come a dire, non è che i cinghiali si siano avvicinati alle case, ma che siano state piuttosto le case a finire nel loro ambiente. Quale che sia la causa, l’effetto è lo stesso: uomini e cinghiali sono troppo vicini. Gomito a zampa. O a zanne.
I lamenti degli agricoltori
Chi abita in zone più o meno rurali o boschive, ricorda certamente le “čeke”, le postazioni allestite dai cacciatori sul percorso di questi animali. Ed essendo, come detto, i cinghiali animali notturni, i cacciatori, armati, trascorrevano la notte in questi appostamenti, aspettando la preda. Che non era facile da cacciare: l’olfatto sensibilissimo spesso salvava la prede, che sentiva nell’aria la presenza minacciosa. Le battute ai cinghiali erano definite da un numero preciso di capi che ogni singola Società venatoria poteva abbattere; un numero stabilito in funzione del contenimento della popolazione dei cinghiali. Dai lamenti degli agricoltori sembra che la popolazione sia in crescita. Come si fa, allora, a contenerne la crescita? Lo chiediamo a Graciano Prekalj, presidente dell’Associazione venatoria regionale.
I Piani nel cassetto
“È dal 2018 che il ‘vecchio’ metodo è sospeso, da quando cioè è entrata i vigore la Delibera per il contenimento dei cinghiali considerato il rischio del manifestarsi della peste suina africana (in Croazia non si è manifestato nemmeno un caso, n.d.a.). La misura ha messo nel cassetto i Piani venatori, in quanto la delibera stabilisce che la popolazione dei cinghiali va portata al minimo del 50 p.c. della popolazione per aree di caccia”.
Detto così potrebbe sembrare anche facile, in effetti così non è. Sembra quasi che i cinghiali abbiano imparato l’arte di arrangiarsi (in effetti sono animali astuti): popolano le aree tutelate, quelle nelle quali non si deve cacciare, arrivando vicino ai luoghi abitati. Infatti, le doppiette devono tacere a 300 metri dall’abitato con oltre 10milla abitanti e a 100 metri da quelli con meno di 10mila abitanti. Parliamo dei confini dell’abitato, ben più ampi della linea che abbraccia le case.
Si cerca di andare in direzione di una modifica di legge che consenta di intervenire su richiesta anche entro questa fascia, ma finché così non sarà, cacciare è impossibile.
L’edilizia ha fatto il suo
Quello che fa migrare i cinghiali è la diminuzione delle aree coltivate e la perdita dell’habitat. “Ma anche l’edilizia ha fatto il suo – dice Prekalj –. Non da ultimo quella selvaggia. Si è costruito un po’ dappertutto. Ma quello che forse rappresenta il problema maggiore sono le discariche i rifiuti in genere. I cinghiali non disdegnano di cercarvi cibo. Lo annusano e se lo vanno a prendere. Non è raro che una scrofa con la cucciolata a seguito, annusato il cibo nei cassonetti, ribalti il cassonetto e faccia accomodare i piccoli”.
Come fare per i danni? “Bisogna denunciarli alla Società venatoria, che provvederà a distribuire sostanze repellenti; sostanze chimiche da spargere tutto intorno alle colture”. Ma a questo punto il danno è fatto: all’occorrenza tali sostanze si possono acquistare preventivamente nelle rivendite agrarie. Meglio prevenire, no? E prevenire si può anche con i recinti elettrici, molto più efficaci dei repellenti. Ci viene da pensare che sono anche più appetibili per i ladri, se è per quello. Ma lasciamo perdere: è un altro discorso. Ci viene da pensare che sarà un po’ come per i Covid (in un modo o nell’altro, il virus salta sempre fuori): bisognerà imparare a convivere anche con i cinghiali.

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