Istria. Disoccupati oltre quota 4mila

Rispetto a fine 2021, il numero dei senza lavoro è aumentato del 13 p.c.

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Istria. Disoccupati oltre quota 4mila

A fine gennaio in Croazia si contavano 130.993 senza lavoro, iscritti alle liste degli Uffici di collocamento: 5.278 persone in più che a dicembre e 34.352 meno di quanto era stato a gennaio del 2021. Quindi, aumento del 4,2 p.c. in rapporto al mese prima e 20,8 p.c. tendenziale.

 

La disoccupazione più pressante si registra nella Regione di Spalato e Dalmazia, che registra 25.014 disoccupati, e a seguire la Regione di Osijek e della Baranja (15.845) e la Città di Zagabria (15.005). Ovviamente, a questa triste casistica partecipa anche la penisola. L’Istria registra a fine gennaio 4.151 disoccupati, di cui 1.980 uomini e 2.171 donne. A fine dicembre erano 3.673 per cui si registra un aumento del 13 per cento.

Vediamo la situazione per fasce d’età. Sono 96 i disoccupati nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 19 anni, di cui 56 uomini e 40 donne). Nella forbice d’età tra i 20 e i 24 anni troviamo 311 disoccupati (155 uomini e 156 donne); in quella tra i 25 e i 29 anno i senza lavoro sono 430 (181 uomini e 249 donne), nella fascia dai 30 ai 34 anni i disoccupati sono 428 (185 uomini e 243 donne), i senza lavoro dai 35 ai 39 anni sono 471 (219 uomini e 252 donne), quelli compresi tra i 40 e i 44 anni 497 (240 uomini, 257 donne), 477 persone (228 uomini e 249 donne) sono i senza impiego nella fascia d’età che va dai 45 ai 49 anni; 444 (184 uomini e 260 donne) in età tra i 50 e i 54 anni; 614 (307 uomini e altrettante donne) in età tra i 55 e i 60 anni, mentre gli over 60 iscritti nelle liste dell’Ufficio di collocamento al lavoro sono 383 (225 uomini e 158 donne).

Come si evince, la fascia più rappresentata è quella compresa nella fascia d’età che va dai 55 ai 60, purtroppo la più fragile nel mondo del lavoro. Praticamente è l’età in cui trovare un nuovo impiego è impossibile e la pensione è lontana. Né qua né là, insomma. Incertezza a tutto tondo. Meno rappresentata la fascia d’età più giovane, dai 15 ai 19 anni. Comprensibile: o si è portata a termine la media superiore d’avviamento professionale della durata di tre anni e si guarda al primo impiego o si è in possesso unicamente della licenza elementare e quindi, per un motivo o per l’altro non si prosegue la scolarizzazione. Anche se in definitiva, in questa fascia d’età il compito primario resta la scuola.

In Regione, confrontando i dati di dicembre 2021 e gennaio 2022, è cresciuto il numero degli aventi diritto all’indennità. In data 31 dicembre erano 1.759, a tutto gennaio 1.875.

Da una parte chi cerca lavoro, dall’altra chi, invece, lo offre. A fine dicembre i posti di lavoro vacanti erano 2.124. Nel corso di tutto l’anno, tramite l’Ufficio di collocamento al lavoro, in penisola nell’arco dell’anno i datori di lavoro erano alla ricerca di 20.228 lavoratori. A tutto gennaio i posti vacanti erano 3.908. Se, cosa impossibile, i profili richiesti fossero stati quelli disoccupati, allora il numero dei disoccupati sarebbe all’osso. Fantastico quanto impossibile. Il mercato del lavoro è quanto di più “stagionale” si possa immaginare. Molto probabilmente, sperando nella clemenza del Covid, nella solidità del settore, in una certa salute finanziaria generale, dalla primavera si potrebbe assistere a una diminuzione del numero di disoccupati per la necessità d’impiego nel turismo. D’altro canto, molti quadri professionali legati all’industria delle vacanze hanno preferito lidi che sanno apprezzare e gratificare l’impiego e l’impegno, per cui le richieste restano una solitaria vox clamantis. E spesso chi offre impiego si rivolge a Paesi terzi con forza lavoro importata.

Al di fuori della stagione balneare, fiorisce quella edile e quindi i quadri richiesti sono quelli legati al mattone. Ma anche qui la risposta è modesta. E anche qui, dunque, bisogna guardare oltre i confini. C’è un altro aspetto da tenere di conto. Le retribuzioni. Spesso diametrali alla fatica. Un nostro ragionamento veloce e, se vogliamo, anche superficiale, non basta né a identificare appieno la questione, né a fornire soluzioni. Il fatto è che non fornisce soluzioni chi si è impegnato a farlo. O, come direbbe la sana saggezza popolare “ i se pagadi per questo”. Questo non fare o fare male allunga le liste con segno negativo (leggi disoccupazione, emigrazione).

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