Gli «Strucoli» a piccoli passi dentro l’anima di Buie

Il gruppo della Scuola dell’infanzia italiana «Fregola» ha esplorato calli, piazze e angoli nascosti della cittadina per scoprirne le tradizioni e conoscere le persone della località

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Gli «Strucoli» a piccoli passi dentro l’anima di Buie
Foto SII Fregola

Ci sono luoghi che non si imparano semplicemente a conoscere, luoghi che non si attraversano soltanto con i passi, ma con il cuore, con lo stupore, con la memoria. Luoghi che diventano parte dell’anima ancora prima di essere compresi pienamente. Buie è uno di questi. Una città che non vive soltanto nelle sue pietre antiche, nei suoi campanili o nelle sue calli silenziose, ma vive soprattutto nelle storie che riesce ancora a consegnare ai più piccoli, affinché non vadano perdute nel frastuono del tempo moderno.

Ed è proprio qui che nasce “A piccoli passi per Buie… e oltre”, uno dei progetti educativi più significativi, profondi e autentici realizzati quest’anno dal gruppo “Strucoli” della Scuola dell’infanzia italiana “Fregola” di Buie. Un percorso che non è stato soltanto didattico, ma umano, identitario, emotivo. Un viaggio lento e prezioso dentro la storia, la cultura e le radici di una comunità. Protagonisti i bambini guidati con sensibilità, passione e dedizione dalle educatrici Martina Dussich e Sara Tomažić.

Un progetto nato come naturale prosecuzione di un lavoro già avviato lo scorso anno, ma che in quest’anno scolastico ha assunto un respiro ancora più ampio, trasformandosi in un’autentica immersione nel territorio buiese. I piccoli protagonisti, bambini che a settembre avevano appena tre o quattro anni, hanno vissuto mesi di esplorazioni, scoperte, incontri e meraviglie. Un’esperienza straordinaria soprattutto considerando la loro età e il fatto che la sede della Scuola dell’infanzia si trovi dall’altra parte della città. Per loro, ogni passeggiata diventava un’avventura, ogni salita una conquista, ogni angolo di Buie un piccolo universo da decifrare.

Foto SII Fregola

Esperienza nel territorio

Eppure, nonostante la fatica, mai è mancato l’entusiasmo. Anzi. Le educatrici raccontano come i bambini attendessero ogni uscita con trepidazione, chiedendo spesso: “E oggi dove andiamo?”. In quella domanda infantile si racchiude forse il senso più autentico dell’educazione, quella di alimentare la curiosità, insegnare a guardare, trasmettere il desiderio di conoscere il mondo partendo dalle proprie radici.

“In questo, come in altri progetti, abbiamo iniziato ad usare la metodologia Reggio Children che valorizza il bambino come protagonista attivo dell’apprendimento, promuovendo esplorazione, creatività e ricerca attraverso i cento linguaggi espressivi. L’educazione si sviluppa in modo laboratoriale e partecipato, con educatrici che accompagnano i processi di scoperta in un ambiente pensato come terzo educatore. Secondo noi è molto importante conoscere prima casa propria, per poi conoscere il resto del mondo”, hanno sottolineato le educatrici. Una frase di una profondità pedagogica enorme. Perché prima di sentirsi cittadini del mondo bisogna imparare ad appartenere a qualcosa, a una lingua, a una storia, a una comunità, a una terra.

Così, attraverso passeggiate tra vie, piazze, corti e contrade, i bambini hanno imparato a conoscere Buie non come un semplice luogo geografico, ma come un organismo vivo, pulsante di memoria e tradizioni. Hanno osservato i dettagli delle pietre antiche, ascoltato racconti, scoperto simboli, incontrato persone. E dopo ogni esperienza concreta sul territorio, hanno trasformato ciò che avevano visto in attività artistiche e manuali, riproducendo asinelli, leoni marciani, lavatoi e altri elementi caratteristici della città attraverso materiali di costruzione e creazioni fantasiose.

Il progetto ha assunto un valore tale da essere presentato anche al “Festival della territorialità”, manifestazione annuale organizzata dalla Regione istriana, a testimonianza dell’importanza culturale ed educativa di un percorso che ha saputo unire infanzia, territorio e identità. Per raccontare questo lungo viaggio è stato realizzato anche un video emozionante, una sorta di diario collettivo fatto di immagini, sorrisi, scoperte e piccoli gesti quotidiani.

Tra passato e presente

Il viaggio parte proprio dall’asilo “Fregola” e si apre immediatamente sul paesaggio che abbraccia Buie come il verde delle campagne, i prati, i vigneti, gli uliveti. Una natura che i bambini imparano a vivere ogni giorno trascorrendo molto tempo all’aria aperta, esplorando ciò che li circonda, con quella capacità tutta infantile di stupirsi davanti alle cose semplici.
Uno dei momenti più significativi è stata senza dubbio la visita a piazza San Servolo, cuore storico e spirituale della città. Qui i bambini scoprono il Duomo e soprattutto i tre leoni marciani che custodiscono simbolicamente Buie, uno sul campanile, uno sul pilo portabandiera e uno sulla sede dell’ex scuola elementare italiana. Simboli della storia veneziana della città che, attraverso gli occhi dei bambini, sono tornati a vivere con nuova freschezza.

Poi i vecchi lavatoi, raccontati dai piccoli con irresistibile spontaneità: “Dove le none lavava le mudante”. Una frase semplice che strappa un sorriso, ma che al tempo stesso restituisce tutta la forza della memoria popolare. Perché quei lavatoi sono testimonianze di un tempo in cui la vita comunitaria si costruiva attorno all’acqua, alle parole condivise, ai gesti quotidiani. Ed è proprio il tema dell’acqua ad aver affascinato molto i bambini, che hanno scoperto fontane e cisterne nascoste nelle antiche corti buiesi, comprendendo quanto preziosa fosse una volta questa risorsa per la vita della città. Immancabile anche la visita al Museo etnografico e alla Torre veneta oggi denominata San Martino.

Ma conoscere un territorio significa soprattutto conoscere le persone che lo abitano. E il video lo racconta splendidamente attraverso una frase pronunciata dai bambini: “Noi a Buie abbiamo tanti amici”. Sfilano così immagini insieme al macellaio, alle farmaciste, alla fioraia, alle parrucchiere, al musicista, alla panettiera, al pescivendolo, alle bibliotecarie della Comunità degli Italiani e della Biblioteca civica di Buie, fino al postino, grazie al quale i bambini hanno imparato come si spedivano le cartoline una volta.

Una città intera che si è trasformata in una grande aula a cielo aperto. Una comunità che ha accolto i bambini e si è lasciata raccontare da loro. Parallelamente, i piccoli hanno svolto attività motorie con le signore dell’Associazione dei pensionati e con gli studenti della SMSI “Leonardo Da Vinci” di Buie, creando così un prezioso ponte tra generazioni diverse. Perché una comunità vive davvero soltanto quando le età dialogano, si incontrano e si riconoscono. Il progetto ha toccato anche la lingua, elemento fondamentale dell’identità culturale. I bambini hanno imparato parole in italiano e in dialetto istroveneto, scoprendone differenze e similitudini, entrando così in contatto con quella musicalità linguistica che rappresenta una parte fondamentale del patrimonio immateriale locale.

Foto SII Fregola

Usi e costumi

Non sono mancate nemmeno le tradizioni gastronomiche. I piccoli hanno scoperto dolci tipici come fritole, crostoli, busolai e il profumo inconfondibile del pane caldo. Hanno conosciuto i frutti della terra, dalle castagne all’uva, comprendendo il legame profondo tra territorio, stagioni e cultura contadina. Tra i momenti più emozionanti rimane sicuramente l’esperienza vissuta nella cantina di una nonna, dove i bambini hanno preparato tutti insieme le fritole. Mani infarinate, sorrisi, profumo di zucchero e tradizione in un gesto semplice che racchiude però il senso più profondo della trasmissione culturale.

Particolarmente suggestivo anche il capitolo dedicato alla “Legenda del mus de Obi”, che racconta l’importanza storica dell’asinello a Buie. I bambini hanno visitato la fattoria degli asini istriani del signor Danilo Pištan e ascoltato la leggenda attraverso il kamishibai, antica tecnica narrativa giapponese che unisce racconto orale e illustrazioni. E poi il gioco dove i bambini hanno imparato la tombola. A coronare il percorso, la realizzazione della città di Buie attraverso scatole di carta poi colorate, trasformate in case, tetti, vie e dettagli urbani. Una Buie immaginata, ricostruita e restituita con gli occhi dell’infanzia, forse il modo più poetico di raccontare l’amore per la propria città.

Insegnare ai bambini le tradizioni, la storia, la lingua, i simboli e le peculiarità della propria terra significa dare loro strumenti per comprendere chi siano. Un bambino che conosce le proprie radici sarà un adulto più consapevole, più rispettoso, più aperto verso gli altri. Perché soltanto chi sa da dove viene può davvero imparare a guardare lontano. E forse il messaggio più bello lasciato da questi piccoli “Strucoli” è proprio il fatto che il futuro di una comunità nasce dalla capacità di custodire la memoria senza smettere di viverla.

Foto SII Fregola

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