«Gas al posto di carbone e rifiuti»

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«Gas al posto di carbone e rifiuti»
Le centrali a Porto Fianona

Una centrale termoelettrica a gas, non un impianto per l’incenerimento dei rifiuti, al posto della produzione dell’energia elettrica a carbone a Porto Fianona, che dovrebbe cessare entro il 31 dicembre 2023. Queste alcune delle richieste che l’Iniziativa civica “Proteggiamo le acque, il suolo e l’aria dell’Albonese” (Zaštitimo vode, zemlju i zrak Labinštine) intende avanzare al governo della Repubblica di Croazia, all’Ente elettroenergetico nazionale “Hrvatska elektroprivreda” (HEP), alla Regione istriana, all’Istituto regionale per la salute pubblica, come pure agli europarlamentari croati.

 

I rappresentanti dell’associazione albonese che si sono espressi in merito alla questione in una lettera aperta, Ivona Kiršić, Ivan Mohorović, Leo Marčac, Hari Despot e Mladen Bastijanić, si dicono disposti a parlare pure in una conferenza stampa del futuro dell’area a Porto Fianona in cui attualmente è attiva la centrale a carbone Fianona 2, mentre quella più vecchia, la Fianona 1, non è più in funzione dal maggio 2017, a quando risale l’incendio che ha distrutto l’impianto. Ora il gestore, l’HEP, vorrebbe adattarla a un impianto per l’incenerimento dei rifiuti per continuare a produrre energia elettrica.

Stando agli attivisti, un adattamento del genere non è accettabile in quanto, come ci ha dichiarato ieri Mladen Bastijanić, se il progetto dovesse essere realizzato, vi sarebbero bruciati non soltanto i rifiuti del Centro regionale di Castion, ma anche quelli del Quarnero e di altre parti della Croazia. Di conseguenza, l’Albonese continuerebbe a essere un luogo d’inquinamento pericoloso per la salute di chi vi abita. E il territorio, dice la stessa associazione, ha già subito troppi danni a causa dell’industria “sporca”, del carbone bruciato a Porto Fianona, delle ceneri prodotte dagli stessi impianti, che per decenni (fino a pochi anni fa) venivano depositate all’aperto e delle attività portate avanti nel cementificio a Valmazzinghi e nella fabbrica per la produzione della lana di roccia a Sottopedena.

Coinvolgere la cittadinanza

Per questo, nella lista delle richieste che gli attivisti vogliono inoltrare alle istituzioni menzionate, oltre a quanto specificato, c’è pure la necessità di coinvolgere la cittadinanza nel processo decisionale legato alla realizzazione, nell’Albonese, di impianti definiti strategici dal governo. “Finora il futuro dell’area di Fianona 2 veniva discusso soltanto con alcuni politici, una cerchia ben definita, ‘sottobanco’”, dicono gli attivisti, i quali chiedono pure che l’energia elettrica sia prodotta in base a tecnologie verdi.

A loro avviso, la Regione istriana e il suo Istituto per la salute pubblica dovrebbero compilare uno studio sulla salute degli abitanti dell’Albonese, i quali, soprattutto se di tenera età, dovrebbero essere sottoposti ad analisi di laboratorio per stabilire la presenza nell’organismo di sostanze tossiche dovute alle emissioni provenienti dagli stabilimenti operanti in questa parte della Regione istriana. Tale documento, dicono, sarebbe dovuto già essere redatto visto che gli effetti negativi della combustione del carbone sulla salute umana, in particolare sulle donne in gravidanza e sui feti, sono stati dimostrati negli scorsi decenni dal dottor Lucijan Mohorović.

Dai governi locali dell’Albonese esigono che la questione dei rifiuti prodotti a livello locale e del fango che si accumula nell’impianto per la depurazione delle acque reflue ad Albona venga risolta in loco, ovvero nell’area di “provenienza”, tramite tecnologie verdi adatte per la produzione, con lo stesso tipo di rifiuti, dell’energia elettrica. Gli attivisti chiedono pure l’elaborazione di un piano d’azione per l’implementazione delle misure con cui si potrebbe ottenere un’economia circolare carbon neutral e sostenibile.

L’associazione invita anche gli europarlamentari Valter Flego e Ivan Vilibor Sinčić, membro della Commissione per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo, a sostenere i suoi membri nella lotta per l’implementazione e la realizzazione delle tecnologie verdi disponibili nell’Albonese.

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