Gallesano in festa a Ferragosto, il giorno dell’Assunta, per la consueta Festa delle cioche, il piatto forte della gastronomia locale. A fine estate si corre infatti a Gallesano per gustare e festeggiare questa pietanza la cui ricetta affonda le radici in un passato remoto ormai impossibile da tracciare, quando la carne era un lusso e le lumache, bene o male, presenti in abbondanza se non altro nei giorni di pioggia. Oggi, se mai, è vero il contrario: si mangia carne tutti i giorni e ne abbiamo fino alla nausea, ma le lumache, come la pioggia, scarseggiano, e, infatti, per allestire questa bellissima sagra paesana occorre fare affidamento sugli allevamenti di fiducia. Ad ogni modo, Ferragosto ha portato a Gallesano un fiume di spettatori in piena, che dopo le esibizioni per le vie e le piazze del borgo, si sono riversati a centinaia sul campo sportivo del retro della Comunità degli Italiani per diventare commensali attratti dall’intenso profumo del sugo alle lumache.

Sugo e frittata
La presidente dell’”Armando Capolicchio” Diriana Delcaro Hrelja ha raccolto l’eredità degli anziani del paese e diretto la preparzione delle lumache in casseruola. Ci ha svelato in un bellissimo dialetto veneto gallesanese il segreto del successo della pietanza: “Prima de tuto, se meti a sfritolar la sivola, e una volta sfritolata la sivola con carota e sedano rapa, se buta dentro anche le cioche, sempre a sfritolar, da condir con pasata, conserva, sal e pevere. L’ingrediente segreto ze la brusola, osia la menta selvadiga”. Così sono finiti nel pentolone delle feste circa 40 chilogrammi di lumache, mentre altri 20 chili di lumache finemente tritate sono finite nella padella della frittata con altri 20 chili di porri e 600 uova, divise in dieci “giri di frittata da 60 uova”, come ci ha spiegato Pietro Demori, lo chef addetto appunto alla buona riuscita delle uova strapazzate. Le due pietanze, circa 600 porzioni, sono state vendute in serata a 7 e a 5 euro il piatto, senza offesa per la parte del pubblico non amante delle lumache che ha scelto di gustare carne alla griglia al banco allestito in fondo al campo perché così va il mondo e “de gustibus” non si discorre.

L’albero in piazza Toro
Il divertimento a Ferragosto è iniziato di buon mattino con la singolare corsa in bicicletta, sette chilometri di strada per “arrivare ultimi” con un caldo ancora opprimente. Per animare il pubblico si sono piazzati alla consolle i DJ Giuly, Dr. Moscarda e Tony C. Nel tardo pomeriggio si è avuta l’esibizione della Banda d’ottoni della Città di Dignano e della Comunità degli Italiani di Dignano, la suggestiva corsa dei carretti con i cuscinetti a sfera o “carisada” (a due a due i concorrenti lanciano in una corsa senza freni lungo via Michele della Vedova fino all’ultimo duello che in verità non ha né vincitori né vinti) e, naturalmente, l’attrazione del paese: l’albero della cuccagna. Allestito in piazza Toro come sempre, il palo con in vetta prosciutti crudi e vino è stato unto di grasso per rendere la scalata il più difficile possibile e dare del filo da torcere all’unica squadra che ha osato compiere il prodigio. Ed è stato un prodigio sofferto. I giovani che hanno ereditato l’arte dai padri ci hanno messo tutta la forza dei muscoli tesi fino all’ultima goccia di sudore perché i primi tre tentativi sono andati a buca e i ragazzi sono finiti sul pagliaio uno sopra l’altro, non senza lamenti. Il pubblico ha sofferto con loro dal primo assalto ai prosciutti alla conquista della vetta, festeggiata con applausi e ovazioni. Al microfono anche questa volta Šandor Slacki, perfetto nel ruolo di animatore, presentatore e intrattenitore di giochi popolari che diverte sempre, divertendosi a sua volta.

Rock e trasformismo
In tarda serata il pubblico è stato intrattenuto da due band: i “Dellboys” e i “Superstar” in arrivo da Milano, quest’ultimo un gruppo che fa musica e trasformismo. Nel complesso è stato un bel programma musicale con selezione di brani pop rock e musica degli anni Novanta, che, ahinoi, comincia a farsi “vecchia”, proprio come una volta si diceva della musica degli anni Sessanta e Settanta… Considerazioni sul tempo che fugge a parte, la sagra delle lumache a Gallesano è una delle feste popolari estive più pittoresche dell’Istria meridionale e dell’intera penisola, benché la concorrenza non manchi (si pensi solo ai “sameri” e ai carri allegorici della Festa dei Bumbari), in quanto coniuga scoppiettanti tradizioni locali e cultura popolare di nuovo conio, come si usa ultimamente.

La splendida mostra
Insomma, ancora una volta la Comunità degli Italiani “Armando Capolicchio” ha fatto centro. Per le cioche, che non bastano mai, la coda si snoda attraverso tutto il campo sportivo. Davvero singolare l’affetto che il pubblico riserva a una pietanza che sente di essere l’emblema della località. Manco a dirlo, la serata è proseguita fino alle ore piccole con lotteria, premiazioni e una splendida mostra personale di Antonio Leonardelli: “Il mio mondo: Gallesano e il mare”. Leonardelli è stato un disegnatore tecnico navale che ha trascorso la sua vita professionale al cantiere navalmeccanico polese di Scoglio Olivi lavorando con dedizione fino al pensionamento nel 1993. E stato anche socio assiduo della Comunità degli Italiani. Nel tempo libero dipinse splendidi paesaggi e opere importanti recate in dono alla sua comunità, agli amici e ai congiunti. Il ricordo di Antonio Leonardelli rimane vivo non solo grazie a chi lo conobbe, ma soprattutto attraverso le sue opere, testimoni di viva sensibilità artistica, amore immenso per la pittura e un profondo senso di appartenenza alla sua terra natale e ai suoi compaesani.
Daria Deghenghi
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